L’Accademia delle Scienze Mediche riapre con una mostra dedicata al corpo e al paesaggio

23 giugno 2008
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C’è da chiedersi: in una società che si evolve in maniera estremamente rapida, con cambiamenti di umore, di credo, di fedeltà ai principi basilari dell’ideologia, dell’estetica, del gusto e della tradizione, che cosa può far cambiare idea in maniera radicale e senza ripensamenti? Sarà una politica che punta tutto il suo potenziale soprattutto nella speranza, nella novità, nel fatto che possa succedere qualcosa in itinere? Che possa succedere qualcosa inaspettatamente e senza preavviso? Che un cataclisma si abbatta su di noi trascinando nelle proprie vorticose rapide che si ingrossano momento dopo momento tutto ciò che incontra nel suo passaggio? È questo che aspettiamo per sperare in un cambiamento, per tentare di costruire un nuovo modo di pensare? Siamo tutti in attesa nella speranza che succeda qualcosa. Siamo in attesa della buona novella.

Al Poggetto

Non ci sarà certamente una nuova rivoluzione artistica. Quella iniziata già nel secolo scorso si trascina mestamente avviandosi alla sua triste conclusione. Ma allora che cosa potrà permetterci di rigenerarci, dandoci la forza necessaria per stupirci? Il Corpo e il Paesaggio. Nella identificazione di questi due elementi Aldo Gerbino, curatore attento della mostra "Nel corpo, nel paesaggio – quindici artisti per L’Accademia delle Scienze Mediche" attualmente esposta al Policlinico di Palermo, ha posto la sua attenzione e chiesto agli artisti Sandro Brachitta, Francesca Di Carpinello, Michele Ciacciofera, Gaetano Lo Manto, Paolo Malfanti, Giuseppe Montalbano, Franco Mulas, Vincenzo Nucci, Salvatore Provino, Lanfranco Quadrio, Vanni Quadrio, Tino Signorini, Togo, Bice Triolo, Giuseppe Tuccio di donare all’Accademia in questione, per la propria pinacoteca, un’opera che avesse relazione con il corpo o con il paesaggio.

 Essi stimolano la percezione visiva, affinano l’ingegno, inducendoci a nuove e a volte impensabili scoperte. In questa continua capacità meravigliosa che ha l’uomo di stupirsi, per ciò che lo circonda, c’è il futuro dell’umanità. È attraverso questo stupore che egli raffina l'intelletto e spinge in avanti la ricerca. È una considerazione ovvia. Non può essere che così. E allora il corpo. Quale cosa più straordinaria di un corpo può suscitare nell’essere umano pensieri, emozioni, sensazioni, fremiti, passioni. Insomma tutto ciò che facciamo, che diciamo passa attraverso esso. È indubbio. Sarà sempre così. Abbiamo bisogno del corpo, della sua rappresentazione fisica per identificarci, per identificare, per amare e per odiare. La nostra identità passa attraverso il corpo. E se il corpo offre questa ridda di emozioni e di sensazioni il paesaggio è altrettanto emozionante e inquietante. Il continuo rigenerarsi della natura, stagione dopo stagione, gli ambienti incontaminati di zone della terra pressoché sconosciute, il paesaggio urbano con le sue molteplici realtà fatte anche di orribili scempi e nefandezze, le discariche, le violente mareggiate, la potenza distruttiva dei tornado, le piogge monsoniche, i terremoti etc. sono tutti aspetti del paesaggio e delle sue molteplici sfaccettature. Rimaniamo stupiti alla stessa maniera sia davanti a un paesaggio sconvolto da un cataclisma di dimensioni apocalittiche che all’elemento che lo ha determinato. Tutto contribuisce al nostro stupore. Lo stesso stato d’animo con cui ci disponiamo ad affrontare un evento può essere determinante per la nostra “chimica”.

La mostra permanente allestita presso L’Accademia di Scienze Mediche del Policlinico di Palermo è visitabile tutti i giorni escluso festivi e prefestivi.

 

 

Di Francesco M. Scorsone  

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