Palazzo Sant’Elia, dopo il successo della mostra dal titolo “España 1957-2007”, è nuovamente protagonista dell’arte contemporanea. Due personali: di Francesco De Grandi e di David Bowes, promosse dall’amministrazione provinciale e curate da Ida Parlavecchio.
“Palazzo Sant’Elia – dice Patrizia Monterosso, commissario straordinario della Provincia, – si conferma luogo privilegiato per l’arte e la cultura, un nuovo polo di attrazione non solo per Palermo ma per tutta Italia, che proietta la città in un circuito di eventi prestigiosi e di ampio respiro. La sfida, adesso, sarà garantire il prestigio delle iniziative in programma, per valorizzare al meglio l’edificio e la sua storia”.
Il palermitano Francesco De Grandi, presenta “Paesaggi”, un ciclo di quattro nuovi dipinti di grande formato realizzati per questa sua prima mostra nella sua città natale. “Il filo conduttore dell’esposizione – dice l’autore - nasce da un’esperienza diretta, lo scorso anno nel palermitano, a contatto con la natura dei parchi e dei boschi, una natura “riscoperta” nei suoi aspetti più selvaggi, puri, autentici”. Le opere di De Grandi – alberi, arbusti, fronde, chiome verdi intricate - sono arte figurativa, veriste nei contenuti e nell’approccio, “giardini” reali e immaginari. Tecnicamente queste opere segnano l’approdo ad una pittura più fluida, “gestuale”, che risente dell’influenza della action painting americana, ma che non smarrisce la precisione e il controllo assoluti di un maestro dell’arte giapponese del ’700 come Hokusai. “Progressivamente – dice Parlavecchio, - sulle tele di De Grandi l’umanità è scomparsa, l’atmosfera si è fatta satura, la vegetazione un groviglio millenario. Non si comprende se ci si trovi dinanzi allo scenario di un passato arcaico o di un futuro prossimo, tutto rimanda a un tempo fuori dal tempo, non databile. L’impronta realista e la profusione di dettagli potrebbero far pensare che questi dipinti siano vedute dal vero, tuttavia la luce, la ‘temperatura’ del colore, la morfologia degli elementi che compongono il contesto, non ultima la gestualità corrosiva della pennellata di De Grandi, descrive una deriva sempre più intimista”. De Grandi stesso definisce le sue tele “psicotrope”, cioè volte a mettere in moto meccanismi della mente che si spingono, rimanendovi in bilico, fin sulla soglia della realtà, oltre la quale comincia la sua distorsione.
Riannoda i fili dell’antico e solido legame tra Palermo e la Spagna, la mostra “Palermo ispanica” dell’americano David Bowes. L’esposizione si compone di otto grandi tele e un dipinto di dimensioni ancora maggiori, oltre ad altri bozzetti preparatori. L’opera più grande è stata realizzata dall’artista in collaborazione con il pittore palermitano Alessandro Bazan e alcuni allievi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Filo conduttore dei suoi lavori in mostra sono le radici ispaniche di molta parte dell’antica cultura popolare siciliana. Con la particolarità che le opere sono state realizzata a Paleremo. Bowes affronta il tema soprattutto dal punto di vista emotivo. Il suo innamoramento per la città nasce dalla conoscenza della sua gente, e non da un approccio accademico. “Bowes è un viaggiatore – dice Parlavecchio - lo è in senso letterale e figurato. La sua aspirazione è sempre stata attraversare luoghi – mentali e reali - dove una cosa si contamina con l’altra, aprendo il campo a universi in cui confluiscono stili, generi, soggetti e simbologie diverse tra loro. Quella di Bowes è una personale ricerca dell’Arcadia, di un luogo ameno dove poter scegliere, come in un free-market, tra un’ampia offerta di forme e linguaggi rappresentativi – un luogo dove tutto esiste e non ha mai smesso di esistere.
Gli orari di apertura al pubblico coincidono con quelli della mostra “España”: martedì, mercoledì, giovedì, domenica ore 10-13 / 17-20; venerdi, sabato e prefestivi ore 10-13 / 17-23. Escluso il lunedì.
Melinda Zacco