Mentre tutti si chiedono da sempre perché la Sicilia sia una terra isolata e lontana da ogni cambiamento culturale, politico, storico e sociale, in pochi sanno che nel corso degli anni Palermo ha saputo dimostrare coraggio, eroismo e patriottismo; un solo numero basta: 9.336.
Tanti furono i soldati siciliani accorsi a difendere la Nostra Italia durante il Primo Conflitto Mondiale.
L’immaginario collettivo infatti pensa alla Grande Guerra come al conflitto del/sul Nord
Italia: è indiscutibile che geograficamente e strategicamente i paesaggi e le città coinvolte nella guerra appartengono al Nord, ma durante quegli anni troppi soldati siciliani furono intrappolati volontariamente e non nelle vite di trincea e alcuni di loro sacrificarono pubblicamente la loro vita, ricevendo la medaglia d’oro al valor militare come segno di magnificenza ed esempio per i posteri.Alcuni di questi nomi sono conosciuti da tutti: Scianna Ciro, Cangialosi Giuseppe e Turba Euclide.
A giorni decorre l’anniversario di un evento che può oggi dimostrare come Palermo sia stata in prima linea e non semplice spettatrice nella partecipazione alla Grande Guerra.La volontà da parte mia di restituire da un punto di vista culturale un’immagine corretta della Sicilia del Novecento nasce dal mio progetto di tesi “La Mostra Fotografica di guerra all’Hôtel Excelsior.
Dallo spoglio del quotidiano L’Ora un evento simbolo del clima culturale palermitano alla fine della Grande Guerra”, relatore della quale è stata la Prof.ssa Gabriella De Marco, Docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea presso l’Università degli Studi di Palermo.
Fin dall’inizio della ricerca e dell’attività di spoglio dei quotidiani palermitani più importanti dell’epoca, emerse come la particolarità e nello stesso tempo il paradosso della città di Palermo allo scoppio della Prima Guerra Mondiale fu assistere da un lato all’esaltazione incessante e propagandistica di un fervido patriottismo da parte delle istituzioni politiche al fine di giustificare e motivare costantemente la popolazione civile, dall’altro osservare l’immobilità di una classe come l’aristocrazia palermitana che pur non interessandosi ai cambiamenti che la guerra stava apportando, seppe essere in quegli anni la più attiva protagonista di tutte le iniziative mondane a scopo benefico per i reduci di guerra e per le loro famiglie.È indubbio che la Palermo dei primi decenni del Novecento potè permettersi di lasciare sfilare sulla passerella della “bella vita” la più favolosa schiera di bellezze muliebri: da Donna Franca Florio a Delia, Norina e Maude Whitaker, dalla Principessa Giulia di Gangi alla Contessa Clementina Trigona.
Fin dal 1915 la terza pagina dei quotidiani “L’Ora” e “Giornale di Sicilia” riportano tutte le feste, le fiere, i servizi di buvette, i balli, i tea room e i the dansant, organizzate in maniera più capillare e continua anche dopo la fine della guerra con l’apparente obiettivo di glorificare le gesta dei soldati e il loro valore profuso nelle trincee.Ed ecco arrivare a Palermo la Mostra Fotografica di Guerra, un evento itinerante di proporzioni straordinarie che vide come prima sede il Petit Palais di Parigi e poi il Grand Hôtel di Napoli dove la collezione si arricchì di nuove fotografie per poi giungere nel capoluogo siculo ad opera del Generale Giovanni Ameglio e del Sindaco Conte Salvatore Tagliavia, il quale incaricò inoltre la Principessa Giulia di Gangi di costituire un Comitato Esecutivo per il miglior successo della mostra stessa.A Palermo la mostra venne allestita nelle sale dell’attuale Excelsior Palace Hôtel, edificato in occasione dell’Esposizione Nazionale del 1891-1892 nel terreno passato in proprietà già nel 1887 da Alessandro Caramazza all’ingegnere Achille Albanese con il nome di Hôtel de la Paix.
Un evento che attirò subito l’attenzione della stampa e che sarebbe diventato il simbolo della stagione mondana palermitana, già ricca di manifestazioni.Così il 5 giugno del 1919 alle ore 18 venne inaugurata la Mostra nella grande hall dell’albergo alla presenza delle più alte autorità civili e militari e venne allestita in modo tale da ripercorrere la storia della guerra attraverso gli episodi più significativi che ne cadenzarono le diverse fasi.In questi due anni di ricerca, mio preciso obiettivo era ritrovare le fotografie della mostra che per mesi furono oggetto di culto da parte dell’aristocrazia palermitana.
Ma ciò non è stato possibile nonostante abbia condotto la mia indagine anche a Roma e a Rovereto presso il Museo Storico Italiano della Guerra: paradossalmente la vastità del repertorio iconografico della Grande Guerra si scontra con la finitezza dei soggetti rappresentati, riconducibili nella maggior parte dei casi alle trincee del Nord Italia e, a meno che non ci sia una precisa didascalia, non si può risalire all’origine delle fotografie.
Nonostante questa mancanza, ciò ,che oggi è di grande interesse e impatto, è sapere quanto la nostra città abbia fatto durante la guerra e quanto culturalmente attiva sia stata: allestire una mostra, organizzata per la prima volta a Parigi, confermò Palermo come un centro dinamico e in continua evoluzione al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni che della nostra terra si hanno.
Angelo Mirko Iodice