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I Mutanderos, Pietrino e la fuga

20 maggio 2008
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Era una bellissima giornata, il mare limpido e il sole caldo riscaldava l’aria d’inizio estate. Mi trovavo in canoa, a ridosso del Circolo velico “Ruggero di Lauria”, guardavo con tenerezza mio figlio tutto intento a strappare dagli scogli dei piccoli paguri che per la loro natura, lo affascinavano moltissimo, quando all’improvviso vidi delle bollicine muovere il moto lento dell’acqua, non feci a tempo a girarmi che, dal mare affacciò qualcuno: un faccino piccolo con una frangia bionda giù, fino a coprire gli occhi, una maschera grande quanto il suo viso, e un sorriso a trentadue denti. Mi guardò e mi disse: “chi sta facennu?” ed io: “chi?” e lui, sorridendo, “’u picciriddu” , io incuriosita rispondo “nulla, pesca!”. A questo punto intervenne mio figlio che, con la sua “erre moscia” durata fino al settimo anno di vita ma poi, misteriosamente scomparsa, tutto soddisfatto del bottino agonizzante dentro il secchiello di plastica, gli disse: “guarrrda, ho pescato pagurrri e pesci trrrombetta!”, il ragazzino che probabilmente mi aveva scelto come la sua traduttrice ufficiale, mi guardò e con curiosità chiese: “chi ddice?”, io in evidente difficoltà, con un siciliano improvvisato e di fantasia, rispondo: “niente, ‘u caruso sta piscannu dei pisci nichi nichi….” Lui, per niente soddisfatto della risposta ricevuta, s’inabissò nuovamente e scomparve. Era l’ultimo dei sopravvissuti della stirpe, ormai in via d’ estinzione, dei mutanderos!I soci “storici” del Circolo nautico Lauria, raccontano una serie di divertenti aneddoti a proposito della loro “invasione” iniziata, probabilmente intorno agli anni ’70. I mutanderos erano ragazzini palermitani di origini umili, che armati di mutande rigorosamente bianche, guadavano in fila indiana e con un preciso ordine crescente di altezza, il piccolo golfo, portando sulla testa un sacchetto di plastica bianca e l’asciugamano per il bagno. Il loro divertimento più grande, non consisteva tanto raggiungere il moletto dal quale poi con spericolate acrobazie, si tuffavano, rischiando innumerevoli volte la vita, ma sfidare l’uomo che per anni dichiarò loro guerra, il celebre marinaio Pietrino. Quando un “mutandero” più intraprendente degli altri decideva di sfidare il grande Pietrino, veniva immediatamente bloccato dal marinaio, che con fare minaccioso gli chiedeva: “..e tu a ‘cu appartieni?...” al ragazzino non rimaneva altra scelta che scappare via. Pietrino, che ormai aveva fatto di questa battaglia un suo motivo di vita, aveva persino costruito una lancia che usava come deterrente, e tante volte rincorreva i malcapitati che, alla fine, stravolti, decidevano di cambiare zona.La storia dei mutanderos volge al suo epilogo quando, dopo il ritiro del mitico Pietrino, i soci auto-tassandosi, decisero di assumere dei vigilantes per il controllo del moletto, che seppure di demanio pubblico, viene utilizzato per l’attracco e l’uscita delle imbarcazioni. I vigilantes contro i mutanderos rendono la battaglia impari, e forse tutto questo a Pietrino non sarebbe piaciuto affatto!

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Paola Pottino

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