La storia dell'artigianato è da sempre protagonista indiscusso per un viaggio alla scoperta di un mondo affascinante e coloratissimo. Dalla bravura degli artigiani, ereditata dalla tradizione storica, si ricavano opere d’arte dalle forme e dai colori straordinari. Molti sono infatti, gli stranieri che giungendo in Sicilia rimangono attratti dalla nostra inimitabile arte. Come la lavorazione del vetro che, nata sotto il periodo normanno, proseguì la sua magnificenza con l'Art Nouveau e i vetri colorati, del liberty di Ernesto Basile, ancora oggi prodotti da artisti che gradatamente foggiano la loro creatività con l’arte del vetro soffiato.
Un antico “mestiere” trapiantato in Sicilia anche dai coniugi francesi Philippon Hougette e Mercier Roger, stabilitasi a Terrasini, in provincia di Palermo che da più di dodici anni dirigono una singolare fabbrica artigianale del vetro soffiato, la “Gal’Arte”. Più che fabbrica, è una impresa a conduzione familiare, dove quest’arte è stata tramandata da padre in figlio, per ben tre generazioni e che nel corso degli anni non ha subito grandi cambiamenti o particolari innovazioni tecnologiche. Infatti, nella fabbrica di Philippon Hougette ancor oggi si lavora con le stesse tecniche di un tempo e l’arte del vetro soffiato, stupisce ed attrae, perché ha in sé qualcosa di miracoloso. Tutto merito di Mercier Roger marito di Madame Philippon ed eccellente soffiatore che ha appreso sin dall’infanzia le tecniche della lavorazione e soffiatura di questa nobile arte, approfondendo nel contempo a Parigi le tecniche basilari e utilizzando ancora la lavorazione a “lume”, anticamente detta a “lucerna”.
I semplici attrezzi, all’interno del laboratorio, testimoniano la caratterista artigianale di Mercier Roger. Sul tavolo da lavoro sono poggiati dei tubi di vetro pirex, dai quali nascono, come per magia, dei bellissimi oggetti. Egli lavora esclusivamente il vetro pirex, leggero ma quasi indistruttibile, resiste agli urti e agli sbalzi di temperatura anche estremi, essendo puro e trasparente e utilizza dei cannelli che lo fondono a circa 900°. Entusiasmante la lavorazione, alla quale Mercier Roger ci fa assistere. Non ha davanti a sé alcun modello, solo fantasia e abilità lo guidano. Porta la lunga canna alla bocca e soffia. Sotto lo sforzo dei suoi polmoni, il tubo di vetro si gonfia, si dilata, si allunga, prende la forma voluta. Una spatola ed una pinza sono i soli strumenti con i quali il soffiatore stringe, schiaccia, appiattisce, incurva, contorce il vetro molle e lo fa diventare opera d’arte: ci mostra in pochi attimi il lavoro ultimato: un candelabro. L’asciugatura è effettuata all’aria aperta e le decorazioni sono fatte esclusivamente a mano. Ogni pezzo è un capolavoro di bellezza che arricchirà le vetrine espositive della Fabbrica dove si possono osservare una varietà di oggettistica, spaziando dall’accessorio più semplice a quello più sofisticato.
Tra i vari oggetti, meritano di essere menzionati i “termometri dell’amore”. Sono delle ampolle di vetro ripiene di liquido colorato. Quando si tengono in mano dalla parte inferiore, il liquido lentamente comincia a salire nella parte superiore e poi addirittura produce l'effetto dell'ebollizione. Mercier Roger ci ha spiegato che ciò è dovuto in parte al calore emanato dalla nostra mano, ma soprattutto all’energia che ognuno di noi emana. Infatti, egli asserisce, che non a tutti il liquido produce queste reazioni. Teoricamente dovrebbe succedere a chi prova forti sentimenti ed emozioni. Piacevole e divertente idea, ma sempre realizzata dalla genialità di un soffiatore di vetro che cerca di valorizzare e conservare la storia del patrimonio artigianale.
Amedeo Lo Cascio