Chi sono i padroni del tempo? E chi si è impadronito della storia? Abbiamo tutti un compito da svolgere, e averne coscienza può aiutarci.

11 maggio 2008
Numero lettori 178 Numero commenti Nessuno Inserisci un tuo commento

L’universo per i Greci è “physis”: natura.

Nell’ebraismo.,l’universo non è compiuto. Nel linguaggio simbolico della Bibbia, il compimento iniziato da Dio e poi sospeso deve concludersi nell’ottavo giorno . L’uomo è creato al sesto giorno, Jahve gli affida, la realizzazione di un mondo buono e felice ma il tentativo fallisce e produce invece un mondo dominato da disordine,caos , ingiustizia ,morte.

C’è dunque un netto divario tra il mondo qual è e il mondo quale dovrebbe essere. Ma il fallimento non è irreversibile.Il guasto può essere riparato . Per questo Jahve stringe un patto con Abramo; "Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò numeroso molto, "(Genesi 17, 1-2). Così facendo , Jahve interviene nella storia, egli ode "il grido" del suo popolo , conosce "le sue sofferenze" e vuole liberarlo "farlo uscire da questo paese verso un paese bello e spazioso, verso un paese dove scorrono latte e miele"(Esodo 3, 7-8).

Il raggiungimento di questo paese è il mondo tuttavia esige una metamorfosi nell’umanità : "Darò loro un cuore nuovo e metterò dentro di loro uno spirito nuovo; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, perché seguano le mie vie e osservino le mie leggi e le mettano in pratica"(Ezechiele 11, 19-20).

Si tratta di un rinnovamento spirituale unica condizione che renda possibile una salvezza integrale.

La prospettiva divina è quindi di un progetto da realizzare all’interno della storia. Non al di fuori di essa . La storia diventa, così, il luogo in cui si attua il progetto non elaborato dall’uomo ma a cui questi (o alcuni) sono chiamati a collaborare,costruendola a poco a poco.I semplici eventi quotidiani, in questa logica, acquistano una prospettiva unitaria.

La storia umana non scorre infatti, tra due momenti posti in qualche modo fuori del tempo,ma in una concatenazione di eventi umani che si susseguono senza alcuna soluzione di continuità . La scelta si compie giorno per giorno senza un attimo di sosta.

La vicenda umana sfugge, perciò, alla concatenazione delle cause naturali e si apre agli esiti costruiti artificialmente passo dopo passo seguendo uno schema semplice e misterioso nascosto nel più sacro dei testi . Nella Bibbia, non troviamo astratte speculazioni sul significato del divenire storico ma un’originale interpretazione di esso: "per la prima volta i profeti valorizzano la storia, giungono a superare la visione tradizionale del ciclo e scoprono un tempo a senso unico.

Nasce con Ezechiele perciò una dottrina ultrasegreta che mira a costruire la storia non per come è ma seguendo un misterioso copione i cui schemi sono agganciate alle profezie .Nelle Scritture cristiane vengono ripresi questi temi. Proprio le parole di Gesù inaugurano un mondo nuovo, che comincia , perché il regno "non è l’al di là dal mondo, non è l’altro mondo ma è il mondo a venire, è questo mondo al futuro".

Ecco l’invito pressante: "Il tempo è giunto a maturazione e il regno di Dio è qui presente: convertitevi e credete a questo lieto annuncio"(Marco 1, 15). In Marco, il termine usato non è chronos ma kairòs, e tradurlo semplicemente con ‘tempo’ fa perdere l’esatto significato che si vuol dare . Chronos è il termine che indica il tempo come misurazione del divenire di un ciclo cosmico in cui tutto si ripete incessantemente .

Nei testi cristiani acquista invece particolare rilievo il termine kairòs, che designa l’istante privilegiato che offre possibilità capaci di rinnovare la storia : è il momento opportuno, il tempo propizio per la scelta decisiva, l’occasione da non perdere e da cogliere al volo.

Questa diversa idea di tempo trova efficace espressione nella raffigurazione pittorica: chronos è rappresentato come una ruota che gira attorno al suo asse mentre kairòs come un genietto alato da afferrare ora o mai più.

La fede ebraica , dunque, coltiva una dottrina alimentata dalla prospettiva di costruire un mondo “perfetto” non altrove ma qui ed ora .Per questo le vite donate nei millenni per perseguire questo scopo non sono tate spese vanamente. E‘ solo una questione di tempo .Si sapeva di dover attendere il momento più propizio. Che sta per giungere.Ci siamo quasi…. Oppure no.

 

S. Panvini

Segnala ad un amico

Ricevi il Giornale

Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai il quotidiano online gratuitamente

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
Altre notizie