Il concetto del tempo e' nella nostra mente

09 maggio 2008
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Il concetto di tempo ha stimolato, lo sviluppo di importanti speculazioni filosofiche. Nella Fisica, Aristotele definisce il tempo in una successione cronologica di fasi "il numero del movimento secondo il prima e il poi". Le basi naturalistiche della concezione del tempo si trasformano nel medioevo, ad opera di S. Agostino che nelle Confessioni (XI, 14) e nel De civitate Dei (XI, 5) concepisce il tempo come successione di stati psichici caratterizzati da memoria ed anticipazione. Da queste origini hanno preso le mosse due linee speculative : una naturalistico-reale e l’altra mentalistico-illusoria. Secondo quest’ultima concezione, l’attività umana, si colloca lungo un “continuum” esistenziale che si percepisce sotto forma di movimento; tempo e spazio sono strettamente integrati e percepiti dall’uomo come un insieme. Ogni individuo percepisce infatti il tempo come unità che si articola dall’istante in cui inizia un evento sino a quello in cui termina. Il tempo può essere quindi considerato come realtà fisica e realtà fenomenica. Gli studi compiuti di recente hanno rilevato l’esistenza, di una netta distinzione fra tempo della fisica e quello della mente, evidenziando il legame esistente, a livello di elaborazione cosciente ed elaborazione neuronale, cioè fra la percezione dello spazio e la percezione del tempo. Si è riscontrato che l’elaborazione mentale del movimento avviene con un ritardo variabile tra i 300 e i 400 millisecondi, rispetto all’elaborazione neuronale. La nostra mente quindi pone in relazione ogni istante con l’istante successivo producendo in noi la percezione di un movimento continuo di luce. Questa constatazione serve a dimostrare che il tempo di elaborazione neuronale non è identico al tempo di elaborazione mentale cosciente, il quale è in ritardo rispetto al primo. Cercando di chiarire meglio: le reazioni motorie avvengono secondo tempi neuronali, mentre le rappresentazioni coscienti degli eventi avvengono successivamente, integrando gli eventi passati con quelli futuri. Il movimento stroboscopico viene percepito all’interno di un tempo soggettivo, dopo una primaria elaborazione di eventi fisico-temporali elaborati e confrontati dalla rete neuronale. Tale constatazione ha reso necessario mettere a punto nuove ipotesi di ricerca che tenessero conto dell’influenza dell’ambiente della cultura e del sociale nell’elaborazione del tempo soggettivo. J. T. Frazer dell’ “International Society for the Study of Time”, ha ipotizzato l’esistenza di sei specifici livelli di analisi del tempo: atemporalità; prototemporalità; eotemporalità; biotemporalità; nootemporalità; sociotemporalità, evidenziando come il tempo possa essere considerato da diversi punti di vista. In sintesi, il concetto di tempo rimane un interrogativo a tutt’oggi, proprio in virtù dei diversi punti di vista attraverso i quali può essere connotato e considerato. Si può tuttavia essere certi che la maggior parte delle connotazioni riferibili al tempo, di cui tutti noi abbiamo esperienza, non fanno parte della realtà fisica. All’interno di questa, si originano gli stimoli sensoriali, ma le connotazioni afferiscono ai processi mentali che decodificano gli stimoli e li trasformano in ricordi e sensazioni. Che sia la conoscenza dei sistemi di funzionamento della mente umana ad avere condizionato lo sviluppo della nostra società (vedi IL TEMPO DELLA FINE www.panvini.com)

 

Sigismondo Panvini

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