Le catacombe paleocristiane di Porta D'Ossuna a Palermo

di Melinda Zacco
28 aprile 2008
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L’Importante ruolo della città di Palermo nei primi secoli del Cristianesimo è attestato da due complessi cimiteriali ipogei che sorgono nel Transpapireto e nel Transkemonia: la Catacomba Paleocristiana di Porta d’Ossuna e quella di San Michele che si sviluppa presso il complesso gesuitico di Casa Professa.

Sono vere e proprie opere architettoniche costruite scavando il banco di calcarenite giallastra su cui si sviluppa la città di Palermo e non di grotte

Al Poggetto
o cunicoli atte ad evocare, più o meno leggendarie fantasie. Sono opere dell'uomo e, come tali, testimonianze della sua cultura e della sua progettualità. Tra i complessi ipogei catacombali paleocristiani il più vasto è quello di Porta d'Ossuna, che risale al 4 – 5 secolo d.C., denominato così dal nome del viceré Pietro Giron, duca di d'Ossuna, che la fece aprire nel 1613.

 

Questa catacomba è stata scavata nel banco roccioso che limita a Nord Ovest la depressione naturale del Papireto, uno dei due fiumi, insieme al Kemonìa, che delimitavano l'area urbana dell'antica Panormo e fu tagliata, in epoca storica, per la costruzione dei bastioni 500eschi lungo il corso Alberto Amedeo. Lungo i corridoi vi si trovano numerose sepolture incassate in nicchie con apertura ad arco ed anche delle vere e proprie camere sepolcrali a pianta quadrangolare. Sulle pareti sono tagliati numerosi loculi ed alcuni incavi di piccola dimensione. I primi erano destinati a contenere i corpi dei defunti, mentre gli altri probabilmente erano utilizzati come appoggi per lucerne o offerte.

 

“Non è valutabile, allo stato attuale, l'entità delle decorazioni o la quantità dì scritte dipinte - dice il prof. Amedeo Tullio, ispettore della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra - poiché le pareti, fortemente degradate, sono state imbiancate quando il monumento venne utilizzato come Ricovero durante la seconda guerra. Un luogo sicuramente che richiama alla mente il ricordo doloroso, ma anche glorioso dei martiri dei primi secoli della nostra era, ma che una volta abbandonate dai fedeli, sono state trasformate in depositi o stalle”. L'ingresso attuale, restaurato nel 1977, è in corso Alberto Amedeo 110 ed è preceduto da un vestibolo circolare fatto realizzare nel 1785 da Ferdinando I di Borbone.

 

L’Ipogeo è visitabile ogni primo martedì del mese.

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