Nello storico Palazzo Arcivescovile di Palermo, accanto la splendida Cattedrale arabo-normanna ha sede il museo diocesano. Pensato come strumento che faciliti il dialogo fra generazioni, che nel corso dei secoli hanno comunicato a noi la fede. Fu fondato nel 1927 dal Cardinale Alessandro Lualdi, seguendo l'orientamento di Papa Pio XI. La direzione del Museo fu affidata a Mons. Anichini.
“Alla fine del secondo conflitto mondiale, il Museo aveva perso quasi del tutto
la sua configurazione originaria – dice Mons. Giuseppe Randazzo, direttore del Museo - e fu il Cardinale Ruffini che si occupò di riorganizzarlo, affidandone la direzione a Mons. Filippo Pottino, che oltre a recuperare le preesistenti opere d'arte, raccolse anche molti dipinti salvati dai bombardamenti”.
Il Museo, con i locali ampliati, fu inaugurato nel 1952 e venne anche realizzata una guida redatta dallo stesso Mons. Pottino. Una nuova ristrutturazione delle sale del Museo inizia negli anni Ottanta, mentre era Arcivescovo il Cardinale Salvatore Pappalardo e direttore Mons. Paolo Collura.
“Tra le più antiche opere possedute – dice Pierfrancesco Palazzotto, vice-direttore del Museo - si segnalano la Madonna della Luce, mosaico d'età normanna, la Madonna della Perla e la Madonna detta la Spersa, tavole d'età normanno-sveva, le opere d'importazione pisana, come il Ruolo dei confrati defunti d'Antonio Veneziano e il Trittico di Gera da Pisa”.
Tra le testimonianze del Quattrocento, abbiamo i dipinti di artisti locali come il Maestro delle Incoronazioni, Tommaso de Vigilia, Pietro Ruzzolone, Antonello Crescenzio, Riccardo Quartararo e di scultori immigrati come Domenico Cagini e Francesco Laurana. Numerose sono poi le sculture provenienti dalla smembrata tribuna marmorea della Cattedrale di Palermo di Antonelllo Cagini e Aiuti. Sono presenti diverse opere del pittore napoletano del primo Cinquecento Mario di Laurito, tra cui le tele smembrate del soffitto dipinto del 1536 della distrutta chiesa dell'Annunziata. Dipinti più recenti, comprendenti anche opere d'artisti immigrati, sono quelli di Vincenzo da Pavia e Simone Wobrech.
Tra i dipinti seicenteschi presenti, si evidenziano quelli di Pietro Novelli e della scuola che veicola la cultura caravaggesca nella Sicilia occidentale. Molti sono i frammenti di decorazioni policrome a marmi mischi provenienti da chiese barocche della città, realizzati da abili maestranze locali. Interessante è il fercolo processionale ligneo dorato e il dipinto di Sant'Agata del 1680, realizzato su disegno dell'architetto del Senato palermitano Paolo Amato. L'opera plastica di Giacomo Serpotta è rappresentata dalle due teste in stucco già appartenenti alle sculture allegoriche della Clemenza e della Fede.
Tra i dipinti del Settecento si segnalano le tele del messinese Filippo Tancredi, di Mariano Rossi da Sciacca e del palermitano Vito d'Anna. Le collezioni del Museo, passando attraverso l'Ottocento con dipinti di Giuseppe Velasco e sculture lignee dei Bagnasco, comprendono anche opere di artisti contemporanei. Il termine "museo" deriva dalla lingua greca antica mouseion, luogo sacro alle Muse, figlie di Zeus e protettrici delle arti e delle scienze, patronate da Apollo. Il Museo Diocesano pertanto consente di attraversare tanti percorsi che l’arte cristiana di Palermo ha tracciato nel cammino verso la religione cattolica.