La richiesta di dieci anni di carcere per il senatore Udc Salvatore Cuffaro arriva poco prima delle tre del pomeriggio in un'aula di giustizia semivuota. ''Fin dal 1991 i contatti con Angelo Siino dimostrano l'esistenza del patto politico-mafioso stretto dall'imputato Cuffaro con esponenti di Cosa Nostra'', tuonano a gran voce i pm Francesco Del Bene e Antonino Di Matteo. I due magistrati hanno deciso di non chiedere neppure le attenuanti generiche per il senatore Udc ''perche' i fatti di cui lo accusiamo sono veramente gravi anche per il suo ruolo di governatore regionale, per questa sua veste poteva partecipare in alcuni casi al Consiglio dei ministri''. ''Abbiamo dimostrato - hanno detto i rappresentanti dell'accusa - che il sistema di controinformazioni messo in piedi da Salvatore Cuffaro assieme a Antonio Borzacchelli, Giorgio Riolo, Giuseppe Ciuro, era puntato a scoprire indagini sui rapporti tra la mafia e esponenti politici o a lui collegati. E' proprio la natura delle informazioni che ci fa capire la portata di questo sistema e di come si possa configurare l'accusa di concorso in associazione mafiosa''. E le testimonianze di pentiti e di persone vicine all'imputato hanno dato "ulteriore conferma alle accuse". L'ex Presidente della Regione siciliana e' seduto in prima fila, a pochi passi dai due pm, ma non si scambiano neppure uno sguardo. Cuffaro rimane impassibile, scuote appena la testa in modo impercettibile. Poi, senza fermarsi con i giornalisti, lascia l'aula del nuovo Palazzo di giustizia. Una requisitoria-fiume, quella dei pm, durata quattro udienza in tutto.
Soltanto nel pomeriggio, l'ex Governatore siciliano affida alle agenzie di stampa una breve nota in cui spiega: "La mia fiducia nelle istituzioni e nella giustizia mi impongono il rispetto per il ruolo dei pubblici ministeri. E' chiaro che non condividiamo le conclusioni dei pm e che, insieme ai miei avvocati, porteremo il nostro contributo per fare emergere la verita'". E' iniziata di prima mattina, l'ultima udienza della requisitoria dei pm. Gia' alle nove del mattino, orario insolito per i processi a Palermo, il pm Antonino Di Matteo, con il pm Francesco Del Bene accanto, ha sottolienato con forza che il 're Mida della Sanita' in Sicilia Michele Aiello, di recente condannato a 18 anni di carcere per associaizone mafiosa "costituiva un importante anello di congiunzione tra Cosa nostra e Salvatore Cuffaro, proprio come aveva detto il pentito Antonino Giuffre'". Per il pm "Aiello ha stabilito negli anni un vero e proprio patto di protezione con Cosa nostra che garantiva e tutelava l'espansione della sua attivita' imprenditoriale. Il rapporto tra Aiello e Bernardo Provenzano prevedeva una serie di prestazioni e controprestazioni di cui si agevolano entrambi. La ditta Aiello si e' occupata, grazie alla volonta' mafiosa, della costruzione di numerose strade interpoderali. Da parte sua Aiello assumeva personale indicato da Cosa nostra, ovviamente pagava la 'messa a posto'. Ma soprattutto Aiello aveva dei rapporti con rappresentanti istituzionali che interessavano a Cosa nostra e che gli consentivano di avere informazioni riservate su alcune indagini in corso''. Tra i rapporti indicati dal magistrato "c'era anche quello con Cuffaro, che in cambio aveva la possibilita' di avere a disposizione le strutture sanitarie di Aiello per fare favori ad amici ed elettori. Possiamo sospettare quindi, anche se questo punto non e' dimostrato, che ci fosse un rapporto societario di fatto tra Aiello e Cuffaro". "E' provata invece - ha detto il pm Di Matteo - l'introduzione di un nuovo nomenclatore tariffario di radioterapia per le struttura convenzionate che includeva, guarda caso, le cinque principali prestazioni eseguite nelle cliniche di Aiello, prima non presenti nel tariffario''.
"La principale controprestazione che Aiello ha assicurato nel tempo, principale attrattiva per Provenzano, era costituita dalla sua conoscenza che vantava con esponenti politici - ha detto ancora il pm Antonino Di Matteo - con amministratori locali ma soprattutto della su capacita' di acquisire notizie segrete su indagini in corso". "E' stato dimostrato in modo inequivocabile come Aiello abbia sistematicamente ricevuto e appreso notizie su indagini delicate dal maresciallo Giorgio Riolo", ha aggiunto, parlando del sottufficiale condannato di recente per favoreggiamento. Secondo i magistrati della Procura di Palermo Aiello "costituiva un canale di apprendimento di notizie riservate su indagini di mafia. Era notorio che Provenzano avesse una fonte segreta e che attingeva notizie segrete da Bagheria, cioe' da Aiello". "Aiello era anche un sostenitore politico di Cuffaro -ha detto Di Matteo- Cuffaro poteva contare sul sostegno di uno dei piu' importanti imprenditori sia per favori di amicizia ed elettorali". E ha anche ricordato che la moglie di Cuffaro "aveva ceduto ad Aiello le sue quote di una societa' di laboratorio analisi" e per questo "la moglie di Cuffaro e' stata socia per poche ore di Aiello". Una frase che ha fatto sobbalzare il senatore Cuffaro che si e' visibilmente irritato, parlando all'orecchio del suo legale. "L'esistenza di cessione di quota e lo straordinario interessamento di Cuffaro all'azienda di Aiello -ha detto Di Matteo- lascia sospettare che Cuffaro potesse essere legato ad Aiello da un rapporto societario di fatto, ma non ne abbiamo le prove". Un'altra frase che ha notevolmente irritato l'ex presidente della Regione siciliana. "Ma se non abbiamo potuto dimostrare l'esistenza di un rapporto societario tra Aiello e Cuffaro -ha proseguito di Matteo- e' stato ampiamente dimostrato come Cuffaro si e' attivamente prodigato ad aiutare Aiello per l'inserimento delle prestazioni radioterapiche nel nuovo nomenclatore tariffario. Visto che non c'era una previsione normativa Cuffaro si e' interessato personalmente, da presidente della Regione, della vicenda per fare applicare alle aziende di Aiello rimborsi di tariffe che erano state proposte dallo stesso Aiello". E ha parlato di "tariffe concordate non previste dal nomenclatore".
"E' questo il quadro in cui si inserisce la condotta di Cuffaro . Aiello si rivolge a Cuffaro per ottenere l'inserimento di 5 prestazioni radioterapiche a prezzi truffaldini per ottenere rimborsi grazie ad alcune complicita', tra cui quella dell'ex direttore generale dell'Asl, l'ineffabile Giancarlo Manenti", ha aggiunto il pm Di Matteo. Il pm Di Matteo ha poi ricordato, parlando delle intercettazioni fatte ascoltare a Cuffaro, che lo stesso imputato "ha candidamente ammesso di essersi direttamente interessato affinche' le prestazioni venissero inserite nel nomenclatore. Cuffaro ha fatto pervenire alla commissione l'indicazione dei prezzi suggeriti da Aiello. Ha fatto da presidente della Regione un intervento irrituale, privo di competenza in materia". Immediata la replica del senatore Cuffaro che, durante una pausa del processo, sbotta: "Ma quale rapporto societario con Michele Aiello? Non e' mai esistito. Io facevo solo delle segnalazioni per alcuni esami diagnostici, cosi' come facevano anche altri politici e magistrati. Per questo devo essere considerato socio di Aiello?". E ancora: ''Il pm sta dicendo cose che meravigliano persino me, che quel periodo l'ho vissuto. Con tutta la mia fantasia non riesco a capirle. E' la sua versione, poi ci sara' la nostra. Nella sua ricostruzione ci sono interpretazioni fuori dalla realta'". Sul tariffario di alcun prestazioni delle aziende di Aiello e di cui Cuffaro si sarebbe personalmente interessato, il senatore spiega: "Aiello aveva in azienda un macchinario particolare che c'era solo a Milano. Ha chiesto solo l'inserimento di alcune prestazioni che nel tariffario non c'erano. Altrimenti si doveva pagare la prestazione indiretta che costava molto di piu' alla Regione". E sulle fughe di notizie: "Ho solo difeso me stesso perche' ero preoccupato che si parlasse di me al telefono con Aiello quando ero gia' indagato".
Altro capitolo della requisitoria e' stato dedicato al pentito di mafia Francesco Campanella, un collaboratore ritenuto dalla Procura "altamente attendibile". "La collaborazione di Francesco Campanella e' stata un vero e proprio ciclone che chiarisce definitivamente quanto il rapporto tra Salvatore Cuffaro e Cosa nostra non e' stato solo episodico e occasionale ma il frutto di un vero e proprio patto politico-mafioso, che e' alla base dell'accusa del processo", ha detto il pm Antonino Di Matteo. "Francesco Campanella incarna tutti i requisiti di chi e' in grado di parlare di vicende e dei rapporti tra la mafia, l'imprenditoria e la politica. In passato e' stato segretario nazionale giovanile dell'Udeur, ma aveva soprattutto rapporti importanti con esponenti politici di livello, non solo Salvatore Cuffaro ma anche Clemente Mastella - ha aggiunto il pm - E' stato un personaggio poliedrico che si e' adoperato per la latitanza di Bernardo Provenzano procurandogli una falsa carta di identita' per potere raggiungere la Francia. E' stato presidente del consiglio comunale di Villabate e lavorava in banca". Parlando dei rapporti tra Campanella e Cuffaro, il pm ha ribadito che "erano intensi da trascorrere insieme le vacanze a Pantelleria". "L'esistenza di un rapporto di amicizia intensa e di una collaborazione politica con Cuffaro e' stata confermata dallo stesso imputato nel suo esame. Cuffaro ha ammesso i suoi rapporti di amicizia con Campanella confermando di essere stato suo testimone di nozze". I rapporti tra Campanella e Cuffaro proseguono fino al 2003 "in armonia". Campanella, come confermato dallo stesso pentito, era in rapporti con i capo mafia di Villabate, Antonino e Niccolo' Mandala', padre e figlio. "Vicende importanti che sono assolutamente dimostrate con l'acquisizione di riscontri esterni alle dichiarazioni di Campanella e che -ha detto Di Matteo- si innescano in un alveo gia' tracciato di condotte, come la fuga di notizie Guttadauro-Aiello".
Al processo a carico dell'ex Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, ha poi ribadito con forza il pm Antonino Di Matteo "non c'e' il 'ne bis in idem'", cioe' la condizione per cui un imputato non puo' essere processato due volte per lo stesso reato. Erano stati i difensori di Cuffaro, alla prima udienza, a sollevare il 'ne bis in idem' perche' a loro avviso l'ex presidente della Regione verrebbe accusato degli stessi reati del processo per favoreggiamento. In particolare, il pm Di Matteo fa riferimento ad una presunta fuga di notizie che sarebbe avvenuta alla fine di giugno del 2003 su un'indagine antimafia "particolarmente delicata". A parlarne e' un avvocato "al di sopra di ogni sospetto", come ha detto Di Matteo, Giovambattista Bruno. Il legale ha raccontato ai magistrati che il 28 giugno 2003 "mentre eravamo a pranzo con Campanella, quest'ultimo disse che uno o due mesi prima Cuffaro lo aveva avvertito delle indagini a suo carico". Quindi, nel 2003 "due anni prima delle sue traversie giudiziarie e della collaborazione di Campanella -ha detto Di Matteo- quest'ultimo lo aveva raccontato nell'imminenza degli accadimenti a Bruno". Per Di Matteo "non e' pensabile che Campanella avesse voluto precostituirsi e costruirsi un piano valido, questa e' fantascienza. Siamo prima della fuga di notizie Aiello". Per questo motivo, secondo il magistrato, non c'e' il 'ne bis in idem': "Questo fatto, che e' una ulteriore rivelazione di notizie riservate, non ha mai formato oggetto di contestazione e non possiamo fare finta di niente davanti a un fatto che costituisce reato". La parola passera' dal 30 settembre alla difesa.
Sono d'accordo che gridare "alla forca!" nasconda qualche insoddisfazione di fondo, e comunque non è edificante manifestare con violenza quanto riteniamo (dal nostro punto di vista) corretto. Io tralascerei i riferimenti indicati poiché soprattutto nel primo caso mi sa che sapremo qualcosa di più preciso tra qualche anno in assenza dell'interessato.. inoltre se la giustizia non ha fatto il suo corso leale nella prima fase, mi impone nutrire lo stesso dubbio qualora venisse contraddetta..
Relativamente al caso dell'ex presidente della Regione Siciliana, credo sia doveroso da parte di tutti noi Siciliani concentrarci sugli aspetti negativi risultanti da governi invertebrati che non hanno prodotto alcuna evoluzione economica, culturale, politica mentre altrove la fase evolutiva ha permesso un miglioramento delle condizioni di vita. Per dirla in parole semplici, stiamo divenendo sempre più un paese arretrato rispetto ovviamente al mondo occidentale in generale ed europeo in particolare. Ecco queste sono le responsabilità gravissime che dovremmo reclamare a questi personaggi che hanno tutelato evidentemente interessi di pochi a dispetto della crescita della collettività.
Al di là delle vicende personali (di cui ciascuno risponde di fronte alla giustizia terrena e divina) le gravi responsabilità politiche sembrano interessare meno... Ecco io sarei per un distacco dai fatti materiali (confidiamo nella giustizia che farà il suo corso) ma più fermezza e glaciale giudizio sugli effetti di una gestione politica fallimentare di cui ovviamente, ognuno di noi dovrebbe dare il proprio esamino di coscienza.
Un caro saluto
MX
scusate, sul finale ... FARE il proprio esamino di coscienza ...
MX
Ritengo che un cittadino sia innocente, finchè non viene dichiarato colpevole dall'ultimo grado di giudizio. Per questo per me è inopportuno che noi giudichiamo . Del resto sia il caso Andreotti che il caso Mannino ci hanno dimostrato che non sempre la verità è quella che sembra più palese, non si può rovinare la vita di un essere umano se non ci sono certezze.
In ogni caso non mi sembra il caso di gioire delle disgrazie altrui!!!
maria
Sono d'accordo che gridare "alla forca!" nasconda qualche insoddisfazione di fondo, e comunque non è edificante manifestare con violenza quanto riteniamo (dal nostro punto di vista) corretto. Io tralascerei i riferimenti indicati poiché soprattutto nel primo caso mi sa che sapremo qualcosa di più preciso tra qualche anno in assenza dell'interessato.. inoltre se la giustizia non ha fatto il suo corso leale nella prima fase, mi impone nutrire lo stesso dubbio qualora venisse contraddetta..
Relativamente al caso dell'ex presidente della Regione Siciliana, credo sia doveroso da parte di tutti noi Siciliani concentrarci sugli aspetti negativi risultanti da governi invertebrati che non hanno prodotto alcuna evoluzione economica, culturale, politica mentre altrove la fase evolutiva ha permesso un miglioramento delle condizioni di vita. Per dirla in parole semplici, stiamo divenendo sempre più un paese arretrato rispetto ovviamente al mondo occidentale in generale ed europeo in particolare. Ecco queste sono le responsabilità gravissime che dovremmo reclamare a questi personaggi che hanno tutelato evidentemente interessi di pochi a dispetto della crescita della collettività.
Al di là delle vicende personali (di cui ciascuno risponde di fronte alla giustizia terrena e divina) le gravi responsabilità politiche sembrano interessare meno... Ecco io sarei per un distacco dai fatti materiali (confidiamo nella giustizia che farà il suo corso) ma più fermezza e glaciale giudizio sugli effetti di una gestione politica fallimentare di cui ovviamente, ognuno di noi dovrebbe dare il proprio esamino di coscienza.
Un caro saluto
MX
se lo condannano propongo cannoli per tutti!!!!!!!!
Una battuta emblematica, questa dei cannoli, espressione di quella foga per la "giustizia-spettacolo" che ormai pervade il nostro quotidiano. C'è da immaginare, per converso, la delusione di taluni nel caso in cui, com'è già accaduto per l'interminabile via crucis dei processi Andreotti e Mannino, non si dovesse arrivare ad una condanna definitiva.
Fino a quando le accuse di "vertice mafioso" imperversavano su Andreotti e Mannino...dai soliti spalti della tifoseria forcaiola si levarono cori esultanti; quando i processi si conclusero nell'ultimo grado con l'assoluzione, scese il silenzio più deluso, come se si fosse rotto il giocattolo. Eppure la Giustizia andrebbe rispettata fino in fondo.
La verità sarà scritta solo dalla storia di questa travagliata stagione italiana, prima o poi.
Nel frattempo, uno di questi giorni aspettiamo di vedere sul banco di qualche processo persino il Papa..., magari qualcuno penserà alle cassate.
Fioriture demenziali ad uso e consumo di quanti vorrebbero lo sfascio di questo paese, pur di sfogare vecchi rancori o lenire frustrazioni radicate nelle nostalgie ideologiche più retrive e superate.
Svevo
Ritengo che un cittadino sia innocente, finchè non viene dichiarato colpevole dall'ultimo grado di giudizio. Per questo per me è inopportuno che noi giudichiamo . Del resto sia il caso Andreotti che il caso Mannino ci hanno dimostrato che non sempre la verità è quella che sembra più palese, non si può rovinare la vita di un essere umano se non ci sono certezze.
In ogni caso non mi sembra il caso di gioire delle disgrazie altrui!!!
maria
se lo condannano propongo cannoli per tutti!!!!!!!!
sono dello stesso avviso, aggiungerei del buon cafè
se lo condannano propongo cannoli per tutti!!!!!!!!
per anonimo: quindi se lo condannano la magistratura va bene, se non lo condannano è corrotta. ma da chi ti servi per materia celebrale? Mario Di Giorgio. non anonimo.