Libriamo
Libriamo

Mafia, gli affari dei "paisà" sulla rotta Sicilia-Usa

10 marzo 2010 12:58
Leggi i commenti 4   Inserisci un tuo commento
carcere

(Lara Sirignano) Le cosche siciliane continuano a fare affari con la Cosa nostra americana. Cambiano gli interlocutori, ma i rapporti con i paisà restano saldi. A tenere i contatti tra la mafia palermitana e i cugini d'oltreoceano non è più l'italoamericano Frank Calì, detto 'u Franki', finito in cella tre anni fa nell'operazione Old Bridge.

Stavolta, come emerge dal blitz congiunto di polizia ed Fbi che ha portato al fermo di 27 persone, nell'operazione "Paesan blues", il trait d'union è Roberto Settineri, palermitano sbarcato a Miami ufficialmente per gestire un'attività di import-export di vini, di fatto interlocutore siciliano delle storiche famiglie dei Gambino e dei Colombo. In Florida Settineri giocava in casa. In pochi anni era riuscito a moltiplicare il suo patrimonio, ad aprire un ristorante dal nome emblematico di "Sopranos Café", a tessere i rapporti giusti con le persone giuste. Un ruolo, il suo, riconosciuto dai capi della storica famiglia di Santa Maria di Gesù, un tempo dominio assoluto dei "perdenti" di Stefano Bontade, sterminati nella guerra di mafia del 1980.

E' con il palermitano trapiantato in Florida che mantengono i contatti i nuovi vertici della cosca, personaggi ritornati in auge dopo gli ultimi arresti, come i fratelli Gioacchino e Giampaolo Corso. Ai loro ordini altri nomi noti come Giuseppe Lo Bocchiaro, già condannato per l'omicidio di Pietro Marchese, assassinato in carcere durante la mattanza degli anni '80, che per i Corso sbrigava gli affari sporchi. Come gli avvertimenti a chi non pagava il pizzo - dalla colla nei lucchetti, ai danneggiamenti - e le intimidazioni a chi non rispettava gli ordini. Una famiglia, quella di Santa Maria di Gesu', che conserva uno schema organizzativo e una gestione 'classica' degli affari con al centro dell'economia della cosca le estorsioni e la droga, che la mafia ormai compra in Calabria. Il cassiere della 'famiglia' è Pietro Pilo, uomo di fiducia di un altro vecchio mafioso: Cosimo Vernengo con cui ha condiviso i guadagni dei traffici di eroina.

Da 'buon ragioniere', Pilo segnava in un libro mastro i ricavi delle estorsioni. Gli inquirenti hanno trovato l'importante documento che - dicono - "servirà da spunto per ulteriori indagini". Una vecchia abitudine, quella della riscossione del pizzo, ammessa da uno degli arrestati Giuseppe Di Maio in un'accorata conversazione, intercettata a sua insaputa, con l'amante che tenta di convincerlo a "togliersi il vizio". "Faccio un po' di siggenza (raccolta n.d.r.)"- spiega lui a lei . "Perché tu il vizio non te lo levi, cuore mio", risponde, accorata la donna. "Andiamo, sangue mio....siamo a natale", cerca di convincerla lui, facendo riferimento alla circostanza che, a Natale, l'attività di taglieggiamento è inderogabile. C

ontatti tra le cosche siciliane e quelle americane, attività e protagonisti della 'famiglia' di Santa Maria, ma anche gli assetti delle cosche d'oltreoceano. L'inchiesta delinea i ruoli esercitati all'interno dei clan Gambino e Colombo di New York. Tanto da portare all'arresto di Gaetano Napoli e dei due figli Gaetano Jr e Thomas, nuovi leader della 'famiglia' Gambino accusati di una sfilza di reati: dall'estorsione, all'usura, dal riciclaggio, alla bancarotta fraudolenta. E sempre sul fronte americano dell'indagine emerge il ruolo di Antonio Tricamo, uomo di fiducia di Settineri che si sarebbe adoperato per "ripulire" per conto del palermitano i soldi incassati dalle attività illecite.

Un "duro colpo" è stato inferto a Cosa Nostra che evidenzia la "grande efficienza della cooperazione di polizia tra Italia ed Usa", ha commentato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il quale ha ricordato che la collaborazione di polizia tra i due Paesi risale ai tempi di Giovanni Falcone.

"Un'operazione antimafia che si pone, sul piano internazionale, come un esempio straordinario di collaborazione tra Italia e Stati Uniti, Paesi impegnati con forza e in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata", ha sottolineato il ministro della giustizia Angelino Alfano. Particolarmente soddisfatto anche il capo della polizia, Antonio Manganelli. "L'operazione di oggi - ha detto - nel confermare la vitalità della mafia, ha mostrato la forza e la determinazione dello Stato, che è riuscito ancora una volta a sferrarle un durissimo colpo, recidendone la proiezione americana".

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
Segnala ad un amico
Anonimo 11 marzo 2010   09:49
L'utente ha risposto al commento anonimo del 11 marzo 2010. Visualizza »

Un vero sportivo e una persona leale... questo e' il Settineri che io ricordo.  se tutto cio' e' vero mi dispiace molto che sia finito in ambienti di questo tipo.

 'VERO SPORTIVO...' 'PERSONA LEALE...' e mettiamo pure il dubbio che sia tutto una messa in scena 'SE TUTTO CIO' E' VERO...'   mah !!!   da chi siamo circondati !!!

Anonimo 11 marzo 2010   08:36

Un referendum per introdurre la pena di morte per i mafiosi ???

Anonimo 10 marzo 2010   23:33
L'utente ha risposto al commento anonimo del 10 marzo 2010. Visualizza »

Palermitani " sangue mio" di merda, al rogo.

!!!!
 

 

FUcilati e non bendati, in piazza.

Un vero sportivo e una persona leale... questo e' il Settineri che io ricordo.  se tutto cio' e' vero mi dispiace molto che sia finito in ambienti di questo tipo.

Anonimo 10 marzo 2010   21:27

Palermitani " sangue mio" di merda, al rogo.

!!!!
 

 

FUcilati e non bendati, in piazza.

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti

diario dell'orrore
Le Notizie di SiciliaInformazioni sul tuo sito
ItalianNews
Altre notizie