Certificati di ospitalità firmati in bianco da padre Carlo D'Antoni, un 'prete di frontiera', che, permettevano poi di avviare l'iter per il rilascio del permesso di soggiorno anche a extracomunitari che da tempo erano illegalmente in Italia. Era la chiesa di Bosco Minniti, una delle parrocchie di Siracusa maggiormente impegnata sull'accoglienza per gli emarginati, secondo la squadra mobile, la base di un vasto 'giro' di permessi clandestini illegali.
E' quanto sostiene l'accusa nel provvedimento di custodia cautelare, emesso dal Gip di Catania che dispone gli arresti domiciliari per padre Carlo D'Antoni, 56 anni, il suo segretario Antonino De Carlo, di 35, e il legale della parrocchia, Aldo Valtimora, anche lui 35 anni, "l'avvocato della chiesa", come si definisce in un'intercettazione ambientale agli atti dell'inchiesta. Arresti domiciliari anche per due nigeriani di 23 anni domiciliati a Napoli, Dafe Towor Milli e Mike Eke. A un nigeriano di 28 anni e a un cinese di 39 è stato disposto l'obbligo di firma. L'accusa, a vario titolo, è associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'illecita permanenza di stranieri in Italia, falso ideologico e false dichiarazioni a pubblici ufficiali.
Dalle indagini, avviate per l'elevato numero di domande presentate a Siracusa, non emerge che padre Carlo abbia preso dei soldi, ma firmando in bianco i documenti, anche soltanto "per carità cristiana", avrebbe commesso il reato di falso. "Di certo - afferma il procuratore capo di Catania, Vincenzo D'Agata, che con il sostituto Luigi Lombardo ha coordinato l'inchiesta - non poteva non sapere che dietro c'era qualcosa per l'elevato numeri di permessi siglati". Dalle intercettazioni della squadra mobile di Siracusa emerge il ruolo dei due nigeriani arrestati che avrebbero fatto da intermediari, chiedendo da mille a duemila euro a 'pratica' che, secondo l'accusa, veniva seguita nelle fasi amministrative dall'avvocato Valtimora.
Attraverso questo sistema si sarebbero anche regolarizzata la posizione di numerose nigeriane avviate da tempo alla prostituzione in Campania. A due donne loro connazionali, destinatarie di ordine di arresto ma allo stato irreperibili, è stato infatti contestato anche il reato di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.Una delle vittime è stata identificata e 'liberata' dalla polizia. Padre Carlo D'Antoni è considerato un prete di 'frontiera' e da molti anni è impegnato nell'aiuto agli immigrati che arrivano in Sicilia, offrendo loro un rifugio nella parrocchia di Bosco Minniti. Gli ultimi accolti arrivavano da Rosarno, dopo gli atti di violenza scoppiati in Calabria.
La Chiesa di Bosco Minniti negli anni è stata trasformata dando più valore all"accoglienzà: l'altare la sera è trasformato in tavolo di una mensa per i bisognosi e le panche sono unite e utilizzate a mò di letto per la notte. La comunità di Bosco Minniti e i suoi frequentatori parlano di "un chiaro errore giudiziario" e difendono il loro parroco. Solidarietà a don Carlo arriva anche da 12 associazioni che "pur nel rispetto dell'operato della magistratura" manifestano "forte sconcerto e incredulità per la gravità delle accuse formulate" esprimendo "sincera e massima solidarietà a padre Carlo fiduciosi che l'esito dell'inchiesta in corso possa chiarire la sua posizione ed il suo operato".