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Allarme percolato. Mentre procede l'inchiesta su Bellolampo
si abbatte su Palermo l'incubo dell'acqua inquinata

di Ignazio Panzica
08 febbraio 2010 19:31
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“L’emergenza percolato”, si sta rivelando un vero e proprio nervo scoperto, che “fa straparlare” la classe dirigente palermitana. C’è il sindaco Cammarata che ha scoperto come l’unico, vero, responsabile di tutto sia il governo regionale, e quindi Lombardo. Il Presidente della Regione contrario alla realizzazione dei “prediletti termovalorizzatori”, per cui il primo cittadino stravede e che a lui, invece, fanno tanto “battere il cuore” all’unisono con l’UDC. Infatti, Cammarata ha preso posizione: “Sul tema dei rifiuti purtroppo bisogna registrare un gravissimo ritardo da parte della Regione. Il futuro dipende dalla costruzione degli impianti di smaltimento, altrimenti ci troveremo al collasso".

 

Ma è stato a questo punto che è giunto un colpo di scena: pure il Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo se le è presa con il governo della Regione, correndo in soccorso di Cammarata. "Per quanto riguarda l’emergenza dei rifiuti in Sicilia non siamo ancora ai livelli della Campania – ha caricato la ministra siracusana - ma si deve capire che c'è bisogno di misure urgenti perché con il sistema delle discariche ormai sature, con l’assenza di un piano di impianti di smaltimento, la nostra regione potrebbe trovarsi presto in una condizione di grave emergenza".

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Tutto ciò, mentre la Procura antimafia di Palermo sta valutando quali provvedimenti adottare nei confronti della delicata vicenda del percolato a Bellolampo. Un'inchiesta – scattata già 5 mesi fa - che, oltre a prendere atto di tutta una serie di non lievi reati amministrativi, adesso appare sempre più orientata verso la contestazione dell’ipotesi penale del “disastro ambientale”. Ossia l’ipotesi che il percolato abbia avvelenato le falde acquifere della città. Ma anche i percorsi idrogeologici, nelle viscere del sottosuolo, in direzione della costa sino ad Isola delle Femmine e, all’interno del territorio, sino a Montelepre.

 

“Siamo di fronte all’ennesimo riscontro di un modo leggero ed irresponsabile di governare la città – esplode il Capogruppo del PDL Sicilia Manfredi Agnello - per questo presenteremo un'interrogazione urgente al Sindaco, che deve dirci quali provvedimenti urgenti intenda adottare per sottrarre la città ad una nuova e grave emergenza ambientale”.

 

“Per fare chiarezza con urgenza su una emergenza che insidia la salute e gli interessi di tutte le famiglie palermitane, ho presentato un’interrogazione al sindaco chiedendo chiarimenti sulla vicenda della fuoriuscita del percolato nella discarica di Bellolampo – attacca Davide Faraone capogruppo PD al Comune di Palermo - Più volte nei mesi scorsi ho lanciato l’allarme sul fatto che sull’emergenza rifiuti a Palermo sembrerebbe si stia giocando una partita molto sporca, anche alla luce della possibile contestazione giudiziaria di “disastro ambientale”. A parte il fatto che l’Amia deve chiarire perché nonostante abbia goduto in passato di un finanziamento ad hoc per la realizzazione di un impianto di compostaggio dei rifiuti organici e vegetali, non abbia mai proceduto alla sua realizzazione".

 

“La giunta Cammarata si preoccupa di combattere l’inquinamento dell’aria con le targhe alterne, - attacca Antonella Monastra consigliere comunale di “un'altra storia” - quando a pochi chilometri dalla città un disastro ambientale potrebbe mettere a serio rischio la salute dei palermitani. A Bellolampo i liquami velenosi sono fuori controllo e nessuno sin’ora ha mosso un dito.” Nessuno, fino allo scorso venerdì, quando i militari del Noe e la Procura antimafia di Palermo, hanno fatto irruzione all’interno della discarica più grande dell’Isola, per dar corso a rilievi ed accertamenti tecnici, finalizzati a verificare se il percolato potrebbe aver già contaminato le falde acquifere.

 

«La vicenda della discarica di Bellolampo e del percolato non smaltito correttamente – spiega la Monastra – potrebbe avere drammatiche conseguenza per Palermo e non solo. Le indagini del Noe, la denuncia dei ragazzi dell'associazione “ReteRifiutiZero”, l'interessamento della Procura Antimafia, sono tutti elementi che certificano la gravità di quanto sia accaduto e stia accadendo. Come mai il Comune di Palermo è così distratto di fronte a fatti così gravi? Posto, che non dobbiamo scordare – prosegue la Monastra – come il sindaco sia la massima autorità sanitaria della città. Oppure, lui ritiene non importante che i palermitani possano correre il rischio di bere acqua avvelenata, oltre a respirare aria inquinata? A chi interessa che su tutte queste questioni regnino il silenzio e l'indifferenza?”.

 

A dir poco sorprende, la dichiarazione rilasciata dal Prefetto Trevisone: "È innegabile che il problema del percolato a Bellolampo esiste, ma la gestione della discarica è di competenza dell'Amia. Io come commissario straordinario ho piuttosto l'obiettivo di creare nuovi spazi di abbancamento per i rifiuti. È pur vero che in Prefettura da tempo è attivo un tavolo che coinvolge la Regione, il Comune, la Provincia, l'Amia e l'Arpa, proprio per cercare di eliminare questa pozza di liquido che si è creata anche a causa delle abbondanti piogge. Non a caso, infatti, il 90 per cento del percolato è acqua piovana". Per il Prefetto Trevisone, "tutti si stanno dando da fare: il Comune di Palermo ha predisposto un piano per creare un muro di contenimento. L'Amia ha stilato un cronoprogramma per assorbire la pozza di liquido e la Prefettura dà tutto il suo supporto con la convocazione del tavolo per la conferenza dei servizi. Piuttosto, bisogna subito capire a che profondità nel terreno è arrivato il percolato e verificare se le falde acquifere sono state inquinate".

 

E intanto, i PM Maria Teresa Maligno e Gery Ferrara stanno, alacremente, lavorando ai risultati del blitz di venerdì a Bellolampo. I loro esperti stanno esaminando tutta una serie di reperti probatori acquisiti: dai campioni di liquami di percolato, alle foto ed ai filmati prodotti, dalle misurazioni e rilievi condotti, allo studio delle carte amministrative sequestrate.

 

I carabinieri del NOE hanno trovato una situazione gravissima: la formazione di un maxi lago di percolato di oltre 100 metri di diametro, collegato intorno con altre pozze di liquami tossici che in alcuni casi apparivano in via di occultamento, saltando a piè pari quanto prevedono le norme in vigore in tali circostanze. Per non parlare dell’onnipresente tanfo del biogas che promanava da tutte le parti, incontrollato. I militari hanno preso atto che - se è possibile- la situazione nella discarica di Bellolampo è peggiorata rispetto ai loro precedenti interventi del 2003 e del 2005. Quando il PM Ferarra aveva intrapreso un'inchiesta sul percolato a Bellolampo, accertando che delle quantità di liquame era finito nel sottosuolo provocando un grave danno ambientale. Scrissero, allora, gli espi consulenti tecnici della Procura: “Pare possibile che il suolo, le falde idriche, le acque superficiali, l’aria del luogo, il paesaggio e strutture residenziali circostanti siano esposti al pericolo di una contaminazione in quanto non protetti da altro che dalla distanza e dalle casuali circostanze atmosferiche”. I militari hanno notato anche cumuli di materassi e una serie di contenitori per la differenziata ammassati a Bellolampo senza un apparente motivazione. Non risulterebbero ancora degli iscritti nel registro degli indagati, ma i primi nomi dovrebbero comparire nei prossimi giorni.

 

Dura e circostanziata la presa di posizione dell’Associazione “ReteRifiutiZero” di Palermo, che invita tutte le forze politiche, comunali, regionali e provinciali, a pronunciarsi ed intervenire sull’incubo del lago di percolato formatosi nella discarica di Bellolampo. “ Il grave danno ambientale che probabilmente è stato procurato alla città di Palermo – dice Donatella Costa leader di ReteRifiutiZero di Palermo - scaturisce dalla dissennata e colpevole gestione della discarica e dell’AMIA di questi ultimi 8 anni, e dall'aver sottovalutato che la “raccolta differenziata”, in particolare della frazione umida dei rifiuti e il compostaggio di questa, costituiscono l'unica soluzione che avrebbe messo al riparo da una simile situazione”.

 

“Chiediamo al Prefetto quali azioni ha intrapreso in qualità di Commissario per l'emergenza a Bellolampo dal Gennaio 2009 ad oggi – prosegue Donatella Costa - per limitare i danni in discarica, in particolar modo, per quanto riguarda il percolato prodotto e il biogas disperso in atmosfera. Chiediamo, inoltre, alle autorità competenti che vengano accertate le responsabilità per non avere costruito l'impianto di compostaggio a Bellolampo, progettato da circa dieci anni, che avrebbe ridotto di un terzo i volumi in discarica ed evitato la produzione di tali inquinanti, oltre ad evitare le emergenze in città con conseguenti incendi di cassonetti. Perché è stata preferita l’installazione dell’impianto Unieco – il trituratore che distrugge i rifiuti indifferenziati e li mescola a calce, ma non impedisce la formazione di percolato e biogas - ad un impianto di compostaggio che poteva, e può, essere fatto da subito?”.

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Anonimo 10 febbraio 2010   12:11

Buongiorno, abito in Viale Michelangelo ( di fronte la COOP) e io, la mia famiglia e i condomini viviamo costantemente (specialmente la notte e nei festivi) con questo odore pestilente che entra nelle nostre case, nelle nostre camere dove i bambini giocano e dormono inconsapevoli di quello che ci accade e che potrebbe essere potenzialmetne rischioso per la nostra salute.

D'estate poi il problema peggiora, è impossibile dormire con le finestre aperte, oltre al rischio per la salute c'è anche una violazione della libertà indivuduale di come vivere all'interno della propria abitazione.

ho mandato la segnalazione a organi di stampa regionali ma anche le rubriche a "difesa del cittadino ( a loro dire), non hanno dato alcun feed-back,forse la faccenda è troppo grande per una testata giornalistica di provincia.

chiedo aiuto e suggerimenti a voi che vi stante occupando e documentando cosa avviene in questo "LUOGO MISTERIOSO" chiamato discarica

grazie

Ornella Campanella

Anonimo 08 febbraio 2010   19:51

In effetti, adesso, l'unica cosa da accertare è quella relativa alle responsabilità di tale disastro ambientale! Non è un'emergenza che và avanti da una settimana, infatti già dal 2005 (i rinvii a giudizio ci sono stati!) tutti i "signori amministrativi (amministratori è un termine troppo responsabile!)" di Palermo ne sono a conoscenza (anche a seguito delle pubbliche denunce fatte anche da La Repubblica in illo tempore e successivamente) e quindi se deve essere fatto un "CRONOPROGRAMMA"  (come lo definisce l'amia ed il cui significato è sconosciuto anche allo Zingarelli!!!) prima dovrebbe essere definito un "cronoammanettamento"...senza escludere nessuna responsabilità!

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