Mafia, ripristinata la scorta al capitano “Ultimo”

14 gennaio 2010 13:47
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E' stata ripristinata la scorta al capitano “Ultimo”, il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio che catturò Totò Riina e per il quale un centinaio di colleghi si erano detti disposti ad assicurargli la protezione fuori dall'orario di servizio. La notizia è stata confermata dallo stesso ufficiale dei carabinieri. A De Caprio era stata assegnata la protezione dal 2000 fino al giugno scorso, quando gli è stata tolta; nei giorni scorsi gli è stata

ripristinata.

 

Il Capitano Ultimo non è superstizioso, eppure sa bene che Palermo gli ha riservato più grane che gloria. Diciassette anni dopo la cattura del boss Totò Riina, Sergio De Caprio e la squadra Crimor dei carabinieri che arrestò tornano nel capoluogo siciliano. Ci saranno tutti: Arciere, Vichingo, Omar, Oscar, Pirata, Nello, Barbaro, Aspide, Ombra. I nomi in codice dei componenti di quel gruppo superspecializzato che riuscì ad arrestare il capo di Cosa Nostra. E sarà presente pure Mario Mario, il generale che allora li guidava. L'appuntamento è per domani sera al Palauditore di Palermo, per la festa della legalità. L'obiettivo è raccogliere fondi da devolvere all'associazione di volontariato che porta proprio il nome di Ultimo: le somme saranno destinate a una casa famiglia del quartiere romano del Prenestino, dove saranno ospitati ragazzi difficili, i figli dei carcerati, "i più deboli...gli ultimi". La leggenda di Ultimo e della sua squadra di cacciatori di strada inizia alle otto di mattina del 15 gennaio del 1993. Dopo oltre 23 anni di latitanza, Totò Riina, capo di Cosa nostra, viene catturato a Palermo dai ragazzi di De Caprio. Riina è in auto insieme al suo autista, Salvatore Biondino. Il boss viene fermato a poche centinaia di metri dalla villa di via Bernini dove ha trascorso gli ultimi dieci anni di latitanza. Il covo verrà perquisito soltanto il 2 febbraio del 1993, 18 giorni dopo l'arresto. Un lasso di tempo che gli uomini d'onore utilizzeranno per entrare nella villa, fare sparire quello che c'é dentro ed addirittura imbiancare le pareti. Proprio quel ritardo - ingiustificato per i magistrati della Procura di Palermo, ma dovuto a motivi investigativi secondo Mori e De Caprio - costa ai due ufficiali dei carabinieri l'accusa più infamante: avere favorito Cosa Nostra. Rinviati a giudizio, entrambi verranno assolti. In più d'una ricostruzione, quel ritardo sarebbe un tassello integrante della trattativa tra Stato e mafia. Accusa smentita in sede processuale e respinta da Ultimo, che così spiegava le sue scelte: "la decisione di non perquisire la casa in via Bernini 54 dove Totò Riina abitava con la moglie e i figli è stata mia. Ancora oggi penso che sia stata una decisione giusta. E' stata una scelta che può anche essere criticata. Ma soltanto dal punto di vista operativo, non dicendo che il Crimor non c'é entrato perché io mi ero accordato con Bernardo Provenzano".

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Fonte: ansa
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parlagreco 15 gennaio 2010   17:21
L'utente ha risposto al commento anonimo del 15 gennaio 2010. Visualizza »

buongiorno          bravi ci potevano pensare prima scusi signor capitano ,ma in italia funziona così tu dai allo stato tutto tè stesso e lò stato come premio prima ti accusa  ecc... poi sempre sè non ti ammazzano prima , tì riabilita forse dimentica chè sono morti tante persone chè cobbattevano la mafia e tanti continuano a cobattere  ma si preferisce indovinando o sbagliando tutelare i collaboratori di giustizia chè appena parlano l'indomani anno tutto soldi casa e quantaltro e tanti continuano a delinquere  la mafia si uccide tutelando le persone chè la cobbattono perchè i mafiosi godono quando una persona che la cobbatte viene boicottata. intanto chè lo stato perde tempo ad accusare le persone chè dovrebbe tutelare i mafiosi si organizzano.  questo e  uno dei motivi perchè non si riesce ad abbatterla scusate lò sfogo e buongiorno .

L'ha avuta Bova per sbaglio; anzi, l'ha avuta Di Caprio, o meglio, De Caprio, ma l'avrebbe voluta Bova perché da quando ha fatto la fiction correrebbe più pericoli lui che De Caprio. La realtà virtuale, quella che ci mostra la tivù, è indistruttibile, tanto da suscitare nel redattore un'associazione di idee: Bova uguale a Ultimo. Meglio il vero "Ultimo" è Bova, De Caprio è un usurpatore

Anonimo 15 gennaio 2010   17:01

Interessante, ma la scorta la ha avuta di caprio o bova come pare dalla foto?

Anonimo 15 gennaio 2010   05:48

buongiorno          bravi ci potevano pensare prima scusi signor capitano ,ma in italia funziona così tu dai allo stato tutto tè stesso e lò stato come premio prima ti accusa  ecc... poi sempre sè non ti ammazzano prima , tì riabilita forse dimentica chè sono morti tante persone chè cobbattevano la mafia e tanti continuano a cobattere  ma si preferisce indovinando o sbagliando tutelare i collaboratori di giustizia chè appena parlano l'indomani anno tutto soldi casa e quantaltro e tanti continuano a delinquere  la mafia si uccide tutelando le persone chè la cobbattono perchè i mafiosi godono quando una persona che la cobbatte viene boicottata. intanto chè lo stato perde tempo ad accusare le persone chè dovrebbe tutelare i mafiosi si organizzano.  questo e  uno dei motivi perchè non si riesce ad abbatterla scusate lò sfogo e buongiorno .

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