Tredici persone, tra amministratori, funzionari e dirigenti di impresa sono indagate dalla Procura di Messina nell'ambito di un'inchiesta sulla concessione di un appalto e la gestione della raccolta dei rifiuti a Taormina. La polizia municipale ha notificato loro l'avviso di conclusione delle indagini firmato dal sostituto procuratore Vincenzo Cefalo che ha ipotizzato, a vario titolo, i reati di abuso d'ufficio e frode nelle pubbliche forniture.
Gli indagati sono il sindaco
in carica nel 1999, Mauro Bolognari, la sua giunta, il direttore dell'ufficio Ambiente del Comune, tre dirigenti di Messinambiente e due responsabili del 'cantiere' della stessa società nella Perla dello Ionio. Le indagini erano state avviate nel 2007 dalla polizia municipale. Al centro dell'inchiesta la delibera del novembre del 1999 con la quale l'amministrazione concedeva il servizio di igiene ambientale con affidamento diretto a Messinambiente senza che il Comune detenesse il controllo gestionale o finanziario della società. A Messinambiente sono contestati l'omissione di servizi di pulizia, l'avere percepito 7.199 euro l'anno dal Comune per indumenti di operatori ecologici mai utilizzati, il costo degli stipendi di 41 operai a fronte dei 36 veramente in campo per un danno stimato in 158 mila euro l'anno.
Per la delibera del 16 novembre del 1999, votata all'unanimità dall'allora giunta in carica al Comune di Taormina, sono indagati, per abuso d'ufficio, oltre all'ex sindaco i sei assessori allora in carica: Francesco Trifiletti, Claudio Ambrogetti, Alfio Mangano, Andrea Raneri, Francesca Gullotta e Santo Sterrantino.
La stessa ipotesi di reato è contestata dalla Procura a Giovanni Coco, che in qualità di direttore dell'ufficio Ambiente del Comune avrebbe redatto pareri favorevoli all'approvazione; e a Claudio Sindoni, Antonino Miloro e Antonio Conti, in qualità dell'incarico ricoperto, rispettivamente, di direttore generale, direttore tecnico e consigliere delegato di Messinambiente. A Antonino Dalmazio, Gaetano Fornaio, Claudio Sindoni e Antonino Miloro, in qualità di responsabili a vario titolo del cantiere di Taormina di Messinambiente, è contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture. Secondo alcuni degli indagati i reati contestati farebbero parte di un'inchiesta precedente che si è conclusa con il proscioglimento dalle accuse contestate loro.