Il dubbio di Grasso, entità esterne nella strage di Falcone a Capaci. Ma allora, la trattativa con lo Stato chi la condusse?

27 ottobre 2009 15:06
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Il procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, nel corso dell'audizione a Palazzo San Macuto in commissione Antimafia, relativamente alla presunta trattativa che ci sarebbe stata tra Stato e mafia a proposito della strage del giudice Falcone, ha avanzato il sospetto "che una qualche entita' esterna abbia potuto dare un appoggio o quantomeno una ispirazione a Cosa nostra" nella strage del giudice Giovanni Falcone.

Da che cosa nasce il sospetto Grasso non lo spiega, o meglio non è stato riferito nelle note d’agenzia, ma quanto basta per tenere gli occhi aperti su questo “ritorno di fiamma” dell’inchiesta sulle stragi siciliane. Dopo avere condotto a Milano ed alle frequentazioni politiche dei fratelli Graziano con le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e a ministri, magistrati che sapevano e non ricordavano alcune circostanze che precedettero e seguirono le fasi della presunta trattativa – smentita dagli ufficiali di carabinieri indicati come portatori sani – con la deposizione di Piero Grasso, l’inchiesta si sposta ancora e lascia prevedere altri sviluppi finora solo vagamente accennati.

Master mediazione familiare

Ciò che sospetta Grasso, tuttavia, contraddice in qualche modo gli argomenti finora messi in campo per delineare i contorni della trattativa fra Stato e Cosa nostra. Affidata all’ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, grazie alla sua disponibilità a mettersi in mezzo, essa aveva finora visto da una parte Totò u curtu ed i suoi accoliti, fare proposte con l’arcinoto papello, il mediatore Ciancimino molto severo nello sbanchettamento di richieste improponibili e lo Stato rappresentato, ma fino a un certo punto, dal colonnello Mori e dal capitano De Donno, i quali non se la sono certo tenuta in serbo la patata bollente ma l’hanno annunciata ad un sacco di gente.

Se, come sospetta Grasso, c’è una entità esterna nel complotto per la strage di Falcone, la trattativa non può riguardare unicamente Cosa nostra, a meno che Cosa nostra abbia voluto giocare su due piatti contemporaneamente, prendendo in considerazione “la commessa” da una parte, e cercando di ottenere vantaggi da uno scambio fra una rinuncia a colpire e il ritorno alle vecchie procedure di politica giudiziaria, molto più garantiste. Cosa nostra, in genere, lavora per sé e per altri. La sua azione è determinata da moventi multipli che si innestano su piani paralleli con i vari livelli gerarchici. Più in basso si va, meno si sa.

Il collaboratore Gaspare Spatuzza non può sapere ciò che è a conoscenza dei componenti della commissione, e fra costoro non tutti sanno tutto. L’entità esterna, se c’è, non è certo sulla bocca di tutti, specie se arriva nel territorio attraverso i collegamenti internazionali che la mafia ha sempre avuto. Quando si accenna ai collegamenti internazionali, il pensiero – da queste parti – corre agli Usa, dove la mafia siculo-americana è stata il trait d’unione storico con Cosa nostra siciliana. Non è un mistero per nessuno che i collegamenti fra mafia e politica sono passati attraverso le consolidate abitudini delle autorità americane, abitudini che hanno origine agli inizi del secolo scorso. Inutile scomodare la storia, tuttavia.

Il ruolo della mafia siciliana nel dopoguerra è fin troppo raccontato e mitizzato. Sulle stragi siciliane, però, le intermediazioni esterne non hanno goduto di grande attenzione perché finora ci si è concentrati sulla strategia rivoluzionaria della mafia che, rompendo con una tradizione consolidata, affida al terrorismo i suoi messaggi alla politica, per colpire i “traditori” e convincere gli incerti che è meglio venire a patti. Ma la risposta rivoluzionaria alle novità in materia di politica giudiziaria – abbandono del garantismo e restrizioni per i detenuti mafiosi – non ha convinto fino in fondo, perché le conseguenze di questa scelta avrebbero certamente reso più severo lo Stato, anche il più timido, fino a costringerlo a mettere in campo ogni risorsa per combattere Cosa nostra. Possibile, ci si chiede, che le menti raffinate di Cosa nostra – come le definì Falcone – non abbiano previsto questa reazione dello Stato?

Queste domande, finora senza risposta, hanno indotto ad analizzare anche il contesto storico in cui il terrorismo mafioso misurò la sua forza di fuoco. Ebbene, quella fu la stagione in cui il potere – politico, finanziario, economico – in Italia cambiò profondamente, e venne firmato il trattato di Maastricht che avrebbe reso l’Europa padrona del gioco nelle contrattazioni finanziarie internazionali.

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Fonte: adnkronos
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Anonimo 28 ottobre 2009   15:12
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 ottobre 2009. Visualizza »

Svevo non manca mai di stupirci, adesso vorrà fare anche il consigliere del magistrato e suggerirgli magari come condurre le indagini per evitare che ogni informazione venga manipolata da falsi giornalisti o colleghi magistrati comunisti. Si presuppone quindi già uno scenario sempre e contro il solito eletto ?  Qual'è l'alternativa allora? chiudere tutto in un dimenticatoio??? Io non ci sto, sono pronto a qualunque scenario (quando c'è la mafia di mezzo abbiamo assistito a tanti depistaggi... è il loro modo di screditare..) ma in nome di Falcone, Borsellino e tutti i poveri cristi morti per dare alla Sicilia un futuro migliore ove vivano più serenamente i nostri figli ed i nostri nipoti, ritengo che questo impegno, dignitoso, lo dobbiamo assumere. Nessun pregiudizio, l'argomento è serio, non stiamo trattando di fatti personali, qui si parla di vita e purtroppo di morte!  Il popolo italiano che ha ben selezionato questi governanti, avrà anche l'intelligenza di discernimento sui fatti che si presenteranno (non mi stancherò mai a ripeterlo). Se rispettiamo l'intelligenza del popolo italiano che ha votato, non dovremmo avere alcun dubbio sulla capacità di ricezione delle notizie che si susseguono, siamo un popolo maturo no?

Un caro saluto

MX

 

Caro Mx, temo che lei abbia letto in maniera un po' frettolosa il mio intervento e non ne abbia afferrato il senso.

Il mio semmai, partendo da un'analisi abbastanza realistica, è l'auspicio che la magistratura (una magistratura più attrezzata e meno politicizzata), riesca a far luce sulle tragedie italiane non in 20 anni, ma in due semmai....!

E credo che lei, come tutti gli italiani di buon senso, sia perfettamente d'accordo. Io non voglio vare il consigliere di nessuno, voglio fare la mia parte di semplice cittadino che ha il diritto di esporre le proprie opinioni. I consiglieri caso mai devono farseli quelli che dimostrano di averne molto bisogno, a giudicare dai risultati....

Grazie.

Svevo

Anonimo 28 ottobre 2009   09:44
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 ottobre 2009. Visualizza »

VENTI ANNI SONO TROPPI O POCHI PER FAR LUCE SULLA VERITA' ?

Al di là della stima e del rispetto che si possono avere nei personali riguardi del Procuratore Grasso e di ogni singolo magistrato, c'è da chiedersi quale sia la reale capacità di indagine per scoprire la verità dei fatti e non avvitarsi, dopo ben venti anni, nelle supposizioni e nei sospetti. E qui c'è poco da dire, perché fare luce sulla verità appartiene alla magistratura, non certo alla politica nè ai giornalisti, i quali semmai proprio sull'incertezza e sulle supposizioni costruiscono tante possibili "verità", spesso contrapposte o incoerenti.

E' paradossale che dopo 20 anni dalla tragedia di via D'Amelio, dobbiamo assistere ad uno scenario che non soltanto mantiene la nebbia sul caso, ma lascia il sapore di una traslazione dei sospetti nel solito e ritrito binomio "politica-mafia". Ora beninteso: che il fenomeno mafioso nella sua evoluzione abbia coinvolto e coinvolga anche politici, amministratori locali, imprenditori, nessuno lo mette in dubbio. Ma questo non può limitarsi a diventare un luogo comune o un giacimento abusato dalla cinematografia e dalla Tv, perché appunto la domanda legittima dei cittadini di uno stato civile è: "chi con nome e cognome, come e perché?".

Che su questo interrogativo si snodino le testimonianze tardive di coloro che sono stati in qualche modo diretti o indiretti partecipi ai sistemi di mafia del tempo, mentre si pongono quasi in subordine le dichiarazioni di personalità che rappresentavano (e rappresentano ancora) lo Stato, come Nicola Macino...il quale afferma con assoluta sicurezza che non gli risulta alcuna trattativa tra la mafia e lo Stato all'epoca dei fatti, bhè se me lo consentite la faccenda non lascia spazio che a due possibili alternative: o si dimostra con dati inconfutabili l'esistenza della trattativa (cioè con lo Stato in persona di chi?), oppure questa diventa solo una montatura, legittima per carità, ma anche molto amara in quanto sterile, dopo 20 anni !

Si deve a questo punto ritenere altrettanto legittimo il dubbio che qualcosa non quadra in un sistema giudiziario che, da una parte imprime forti accelerazioni in determinate direzioni con risultati non sempre entusiasmanti..., dall'altra interroga se stesso e gli altri dopo decenni da misfatti epocali, continuando ad aprire nuovi scenari d'indagine in una spirale senza fine.

Svevo

Svevo non manca mai di stupirci, adesso vorrà fare anche il consigliere del magistrato e suggerirgli magari come condurre le indagini per evitare che ogni informazione venga manipolata da falsi giornalisti o colleghi magistrati comunisti. Si presuppone quindi già uno scenario sempre e contro il solito eletto ?  Qual'è l'alternativa allora? chiudere tutto in un dimenticatoio??? Io non ci sto, sono pronto a qualunque scenario (quando c'è la mafia di mezzo abbiamo assistito a tanti depistaggi... è il loro modo di screditare..) ma in nome di Falcone, Borsellino e tutti i poveri cristi morti per dare alla Sicilia un futuro migliore ove vivano più serenamente i nostri figli ed i nostri nipoti, ritengo che questo impegno, dignitoso, lo dobbiamo assumere. Nessun pregiudizio, l'argomento è serio, non stiamo trattando di fatti personali, qui si parla di vita e purtroppo di morte!  Il popolo italiano che ha ben selezionato questi governanti, avrà anche l'intelligenza di discernimento sui fatti che si presenteranno (non mi stancherò mai a ripeterlo). Se rispettiamo l'intelligenza del popolo italiano che ha votato, non dovremmo avere alcun dubbio sulla capacità di ricezione delle notizie che si susseguono, siamo un popolo maturo no?

Un caro saluto

MX

 

Anonimo 28 ottobre 2009   08:48

VENTI ANNI SONO TROPPI O POCHI PER FAR LUCE SULLA VERITA' ?

Al di là della stima e del rispetto che si possono avere nei personali riguardi del Procuratore Grasso e di ogni singolo magistrato, c'è da chiedersi quale sia la reale capacità di indagine per scoprire la verità dei fatti e non avvitarsi, dopo ben venti anni, nelle supposizioni e nei sospetti. E qui c'è poco da dire, perché fare luce sulla verità appartiene alla magistratura, non certo alla politica nè ai giornalisti, i quali semmai proprio sull'incertezza e sulle supposizioni costruiscono tante possibili "verità", spesso contrapposte o incoerenti.

E' paradossale che dopo 20 anni dalla tragedia di via D'Amelio, dobbiamo assistere ad uno scenario che non soltanto mantiene la nebbia sul caso, ma lascia il sapore di una traslazione dei sospetti nel solito e ritrito binomio "politica-mafia". Ora beninteso: che il fenomeno mafioso nella sua evoluzione abbia coinvolto e coinvolga anche politici, amministratori locali, imprenditori, nessuno lo mette in dubbio. Ma questo non può limitarsi a diventare un luogo comune o un giacimento abusato dalla cinematografia e dalla Tv, perché appunto la domanda legittima dei cittadini di uno stato civile è: "chi con nome e cognome, come e perché?".

Che su questo interrogativo si snodino le testimonianze tardive di coloro che sono stati in qualche modo diretti o indiretti partecipi ai sistemi di mafia del tempo, mentre si pongono quasi in subordine le dichiarazioni di personalità che rappresentavano (e rappresentano ancora) lo Stato, come Nicola Macino...il quale afferma con assoluta sicurezza che non gli risulta alcuna trattativa tra la mafia e lo Stato all'epoca dei fatti, bhè se me lo consentite la faccenda non lascia spazio che a due possibili alternative: o si dimostra con dati inconfutabili l'esistenza della trattativa (cioè con lo Stato in persona di chi?), oppure questa diventa solo una montatura, legittima per carità, ma anche molto amara in quanto sterile, dopo 20 anni !

Si deve a questo punto ritenere altrettanto legittimo il dubbio che qualcosa non quadra in un sistema giudiziario che, da una parte imprime forti accelerazioni in determinate direzioni con risultati non sempre entusiasmanti..., dall'altra interroga se stesso e gli altri dopo decenni da misfatti epocali, continuando ad aprire nuovi scenari d'indagine in una spirale senza fine.

Svevo

Anonimo 28 ottobre 2009   08:15

Finalmente la verità sta iniziando a venire a galla, peccato che come al solito di questa verità ne approfitteranno dal punto di vista politico-elettorale... e non per rendere giustizia

Anonimo 28 ottobre 2009   08:09
Anonimo 28 ottobre 2009   04:13
L'utente ha risposto al commento anonimo del 28 ottobre 2009. Visualizza »

Rimane un sospetto un cavolo!  Non possiamo uscircene con una battuta su fatti che a questo punto devono avere un chiarimento completo. Lo dobbiamo pretendere e stimolare i gruppi politici a farlo. E indispensabile sapere la verità proprio per costruire un futuro serio e libero da qualunque  margine di dubbio.

MX

 

Solo un'osservazione. Perché lo stato con le Brigate Rosse non ha trattato mentre con la mafia si? roba fra amici?

Anonimo 27 ottobre 2009   17:19
L'utente ha risposto al commento anonimo del 27 ottobre 2009. Visualizza »

Rimane un sospetto un cavolo!  Non possiamo uscircene con una battuta su fatti che a questo punto devono avere un chiarimento completo. Lo dobbiamo pretendere e stimolare i gruppi politici a farlo. E indispensabile sapere la verità proprio per costruire un futuro serio e libero da qualunque  margine di dubbio.

MX

 

Ma come puoi aspettarti una risposta qui in Italia? Qui ogni giorno si alza un *presunto* pentito e racconta una sua verità e, cosa ancora più grave, non rischia assolutamente nulla a farlo! Può dire che il presidente del consiglio è mafioso piuttosto che il Papa o il panettiere dell'angolo e nessuno dei tre elementi può fare nulla. Nessuna prova a carico, sia bene inteso. E tutti si chiedono: ma come mai non lo ha detto subito? Ma è una domanda che ci facciamo noi comuni mortali non certo i giornalisti che, si sà, sono ingenuotti e un tantinello sbadati.

Vorrei ricordare sempre il processo contro G. Andreotti: una giovane avvocato ha potuto smontare tutti i pentiti usando solo una agenda che era, fra l'altro, messa agli atti e quindi cosultabile! Risulato: se Andreotti è mafioso lo abbiamo assolto, se non lo è abbiamo speso denaro pubblico a fiumi e fatto una bella figura da 3 soldi.

Ma i giornalisti tutto questo non lo notano mai....

Anonimo 27 ottobre 2009   15:37

Rimane un sospetto un cavolo!  Non possiamo uscircene con una battuta su fatti che a questo punto devono avere un chiarimento completo. Lo dobbiamo pretendere e stimolare i gruppi politici a farlo. E indispensabile sapere la verità proprio per costruire un futuro serio e libero da qualunque  margine di dubbio.

MX

 

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