L'Agenzia regionale sui rifiuti (Arra) è stata diffidata da Cgil, Italia Nostra, Legambiente e Wwf. Le quattro associazioni contestano la procedura negoziata, senza bando pubblico, per l'affidamento degli appalti per la realizzazione dei termovalorizzatori. In una lettera al presidente Raffaele Lombardo è stata chiesta "attenzione sulla questione e un incontro per esporre le proposte per un nuovo piano regionale dei rifiuti". Cgil, Italia Nostra, Legambiente e Wwf siciliane erano già state critiche sui bandi di gara per i termovalorizzatori, che avevano impugnato di fronte ai Tar di Catania e Palermo.
L'Ars intanto si muove per sospendere i commissariamenti disposti dall'Arra almeno fino al prossimo 30 dicembre. I deputati regionali hanno votato all’unanimità la richiesta contenuta in un ordine del giorno trasversale firmato dai parlamentari del Pd e dai presidenti del gruppi parlamentari di Pdl, Innocenzo Leontini, e Udc, Rudy Maira. “Molti consigli comunali – ha ricordato Giovanni Panepinto, deputato del Pd – hanno deliberato di presentare un disegno di legge per affermare che l’acqua deve restare pubblica e che i Comuni devono riappropriarsi del diritto alla gestione del servizio idrico. Invece l’ARRA, irritualmente, nomina commissari nei Comuni che non hanno ancora consegnato gli impianti idrici, violando norme costituzionali che tutelano l’autonomia degli Enti Locali, nonostante molte amministrazioni abbiano impedito ai commissari di insediarsi. Eppure – continua il parlamentare - il presidente della Regione ha manifestato la disponibilità a riesaminare la vicenda nonchè a valutare il disegno di legge di iniziativa popolare sulla revisione dell’attuale quadro normativo in materia di ATO idrici. Sulla vicenda si erano espressi favorevolmente del resto, anche il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Francesco Cascio e i presidenti dei gruppi parlamentari. L’ordine del giorno approvato ieri dall’aula – conclude Panepinto – impegna il Governo della Regione ed il parlamento a trattare con celerità il disegno di legge”.