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L'arcivescovo Romeo, il Festino e ciò che non era mai successo prima...

di Elio Giunta
22 luglio 2009 11:41
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www.siciliainformazioni.com (Elio Giunta) Non era mai successo che il Presule di una città, in occasione della festa del Santo o della Santa patrona, che dovrebbe essere occasione di scambio di cordiali e rituali complimenti, impegnasse la sua autorevole parola per denunziare il degrado della città medesima e proprio di fronte al Sindaco e agli amministratori responsabili. E’ accaduto a Palermo, il giorno del cosiddetto Festino, e a parlare era l’Eccellentissimo Arcivescovo mons. Paolo Romeo ( che, tra parentesi, e spiegheremo alla fine, avremmo voluto appellarlo Eminentissimo, come meriterebbe senz’altro).

Evidentemente la situazione di questo degrado della città di Palermo deve essere davvero estrema se, contravvenendo alle storiche cortesie tra potere politico e potere religioso, il dire dell’Arcivescovo è stato accorato, duro, senza sottintesi. Ha definito Palermo città brutta, sporca, abbandonata dai potenti, assalita da tante paure. Rivolto ai politici specificava: “ rispondete alle pesti e alle sofferenze di questa città, al disagio di tante persone che temono per il proprio lavoro”, evidentemente sottintendendo che queste riflessioni andavano a raddrizzare il senso dei festeggiamenti alla Santa Rosalia che, si sa, si risolvono ogni anno nell’impianto del consueto contentino alla plebe che vorrebbe, si dice, giuochi di fuoco, carro e balletti vari e che invece si tratta soltanto di un soddisfare i soliti avvezzi a guadagnarci sopra, senza alcun giovamento o qualcosa che resti al bene pubblico, e con l’aggravio dei debiti che divorano il Comune.

Ora non vorremmo che il grave monito cada troppo presto nel silenzio dell’indifferenza e dell’apatia che caratterizzano l’andazzo dei giorni in questa città, la quale continua ad avere intellettuali assenti e giornali a corto di opinioni o appaiati al potere di turno.

Occorre tornare a ripetere spesso quelle parole, studiarne le motivazioni, vedere cosa c’è sotto e cosa ci si può mettere sopra. Palermo “brutta, sporca, abbandonata dai potenti”.

Brutta perché le sue strade, i suoi monumenti, i suoi palazzi riflettono il disordine, la noia e il pressappochismo dei suoi abitanti; i suoi rioni, specie quelli più popolari, non paiono nutrire onesta vitalità umana. E’ sporca perché dappertutto vi si vede immondizia, che ora la si trova di frequente ammassata in tutti gli angoli fino all’indecenza. E’ abbandonata dai potenti perché quelli che stanno a Roma la considerano città marginale, parte del fastidioso sud, e quelli che operano in loco servono Roma che dà loro il potere e solo questo giova loro mantenere senza rischi e senza progetto.

Evidentemente sarebbe inutile parlare di rinnovamento e di soluzione dei gravi problemi di Palermo, senza tenere conto di ciò che effettivamente li genera. Anzitutto la sfiducia nelle istituzioni, giacché queste hanno sempre disatteso le coraggiose scelte circa le esigenze primarie di una città, che sono il funzionamento dei servizi, un rapporto di disponibilità reciproca tra cittadini e potere, il freno alla corruzione. Si è sempre pensato solo a far sorridere gli amici e a tacitare i facinorosi, puntando sul tirare a campare. Ma non è ammissibile, ad esempio, vedere masse spropositate di gente perdere giorni interi dietro gl’improbabili sportelli della Serit o del Comune per i misteri delle tasse; o gli agglomerati di utenti alle fermate dei mezzi pubblici, spazientiti perché questi non hanno orari o saltano corse o vengono lenti e stipati. Né è ammissibile che su auto, e specie su moto, si debba rischiare la vita a causa di buche e avvallamenti su strade divenute peggio di trazzere, nonostante i continui e onerosi rifacimenti che nessuno controlla. A questo poi va aggiunto sapere che le aziende e le istituzioni pubbliche,anche quelle culturali, essendo gestite con clientelismo politico, senza senso di responsabilità e con l’uso rapace del denaro pubblico, versano in gravi situazioni deficitarie, sicché invece di sentir parlare di piani di risanamento si sentono profilare aumenti indiscriminati di tasse, quelle che di solito colpiscono i più deboli.

Eppure un rinnovamento del modo di gestire le cose di questa città è assolutamente necessario. Non bastano le denunce, ormai ci vogliono le idee e il coraggio per realizzare una svolta, partendo anzitutto dal coinvolgimento dei cittadini, il più ampio possibile, ad una cultura della svolta. Forse in una città come Palermo è davvero il caso di pensare a delle ronde, ma non in funzione di ordine pubblico, bensì di funzionamento della cosa pubblica: che siano emanazione di nuclei di cittadini di buona volontà, pronti a prendere coscienza della gravità dei problemi, a diffondere questa coscienza e realizzare delle specie di comitati di sorveglianza sull’amministrazione della cosa pubblica. E questa presa di coscienza dovrebbe puntare su un duplice obiettivo: l’incremento dell’educazione civica pratica del cittadino, che fin dalle scuole dovrebbe sapere cosa vuol dire vivere in una città moderna ed auspicarne il progresso; e quello di risalire alle ragioni storiche e politiche che determinano l’attuale andazzo. Certo bisogna insistere sui comportamenti in loco perché Palermo risulti abitata da gente civile, che vuole civiltà, ma poiché nessuna svolta si può verificare senza una scossa forte che provenga dalla politica, è in questo campo che bisogna impegnare la volontà di rinnovamento. E di politica bisogna farsi esperti e propositivi.

Oggi è chiaro che chi vuol evolvere una città come Palermo, che è del sud, deve sapersi rivolgere al potere centrale e cominciare a chiedere con opportuna durezza se essa debba considerarsi o no parte di un paese integro che si chiama Italia e quindi sia tale da meritare la stessa attenzione di Milano o di Torino. Troverà un Governo distratto per altri intenti, avvezzo a tenere in qualche modo buono quanto fa parte del sud, purché questo rimanga sempre povero, assistito e funzionale ai consumi e agli accumuli bancari utili al Nord. Troverà un Governo abituato a Sindaci e presidenti di Regione ligi e accomodabili al suo ipocrita e bossiano procedere. Di conseguenza è altrettanto chiaro che ci vorrebbero uomini nuovi. Si pensi che nelle città del nord Italia i sindaci leghisti hanno successo perché provengono da una logica della politica diversa da quella del passato. Qui da noi i politici fuori dagli schemi e dalle consuetudini paramafiose ormai bisogna cercarli o crearli con urgenza e con ostinazione, diversamente il nostro degrado sarà a condanna eterna.

E, sempre a proposito di degrado e di declassamento della nostra città, ci viene opportuno concludere annotando un fatto, su cui pure riflettere. Cioè che la Diocesi di Palermo è stata da sempre sede cardinalizia, il nostro Arcivescovo è stato da sempre un’Eminenza papabile. Ora invece il Vaticano se n’è dimenticato o forse magari non intendendo, come ha fatto, offendere il prestigio della città, ha solo considerato che Palermo va declassata: niente più cardinale. Anche questo con buona pace di quanti, presi dal proprio particulare, non si accorgono più di nulla.

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Anonimo 17 settembre 2009   15:22
L'utente ha risposto al commento anonimo del 17 settembre 2009. Visualizza »

Sua Eccellenze Mons. Romeo, è titolare di un Arcidiocesi Metropolita con dignità Cardinalizia, ma, al momento non può essere creato Cardinale in quanto la Sicilia ha già un rappresentante nel Collegio Cardinalizio, Sua Eminenza Card. Salvatore De Giorgi, il quale ancora non ha compiuto gli ottanta anni di età, e quindi egli è ancora un possibile componente di un conclave e possibile Cardinale eligibbile a Papa; quando il Card. de Giorgi compirà gli ottantuno anni di età allora sarà possibile creare un nuovo Cardinale in Sicilia, e, solo allora ci sarà la possibilità che S.E. l'Arcivescovo  Mons. Paolo Romeo possa essere creato Cardinale.

Francesco

La scusa ufficiale in effetti è questa. Non mi risulta che in proposito vi sia alcun divieto esplicito. Comunque, prima che nel 2011 De Giorgi compia gli ottantuno anni, a mio modesto avviso, Romeo non sarà più Arcivescovo di Palermo.

Anonimo 24 luglio 2009   19:42

L'Arcivescovo Romeo ha tutta la mia ammirazione per ciò che ha detto!

Anonimo 23 luglio 2009   13:09

Sua Eccellenze Mons. Romeo, è titolare di un Arcidiocesi Metropolita con dignità Cardinalizia, ma, al momento non può essere creato Cardinale in quanto la Sicilia ha già un rappresentante nel Collegio Cardinalizio, Sua Eminenza Card. Salvatore De Giorgi, il quale ancora non ha compiuto gli ottanta anni di età, e quindi egli è ancora un possibile componente di un conclave e possibile Cardinale eligibbile a Papa; quando il Card. de Giorgi compirà gli ottantuno anni di età allora sarà possibile creare un nuovo Cardinale in Sicilia, e, solo allora ci sarà la possibilità che S.E. l'Arcivescovo  Mons. Paolo Romeo possa essere creato Cardinale.

Francesco

Anonimo 23 luglio 2009   09:01

Mons. Romeo non è stato creato cardinale, a mio parere, per le sue posizioni giudicate dalla curia romana troppo progressiste e comunque non in linea con gli orientamenti del Papa e dei suoi più stretti collaboratori (vedi la questione del rito latino). Certo una città con una rappresentanza più autorevole e non in declino avrebbe scongiurato una simile discriminazione.

 

Massimo Accolla. Palermo 

Anonimo 23 luglio 2009   07:46

Purtroppo la Chiesa Palermitana ha avuto la capacità e la volontà di esprimersi chiaramente ed inequivocabilmente ai tempi delle stragi mafiose (Palermo come Sagunto) quando era arcivescovo il Cardinale Pappalardo (ottobre 1970 - aprile 1996). In quel periodo il cardinale era tutt'altro che inascoltato ed aveva chiaramente indicato alla cittadinanza la strada della reazione alla barbarie e della rivolta civile. Da lì nasce forse la "primavera di Palermo" che per qualche periodo ci ha accompagnati dando decoro e dignità all'essere palermitano in Italia e nel mondo. Poi è venuto il cardinale De Giorgi (aprile 1996 - dicembre 2006) che, da questo punto di vista, è passato inosservato per un bel pò di anni sulla scena cittadina limitandosi agli affari religiosi e, di conseguenza, il palermitano è ritornato al disimpegno e la cattiva politica ha di nuovo avuto il sopravvento. Forse troppo brevemente e semplicisticamente ho voluto delineare il mio punto di vista sull'importanza della figura del Cardinale (autorità religiosa e morale) in una città come la nostra dove omertà e paura rendono impossibile (se non in pochi casi) una convivenza civile degna di tale nome. La speranza è che questo Cardinale abbia la voglia e la possibilità di essere guida autorevole ed ascoltata per una cittadinanza bisognosa di "segnali chiari ed inequivocabili" di cambiamento. Girolamo Gucciardi.

Anonimo 22 luglio 2009   17:57

come sempre ,nei momenti difficili , solo la Chiesa rimane vicina al suo popolo anche se essa "mater et magistra" non e' fatta di santi...condividio l'articolo...per il cappello cardinalizio a mons.Romeo ..bastera' aspettare il prossimo conclave ...a proposito la Chiesa ha ragione anche  quando dice che l'aborto e' un omicidio ....o comunque la negazione di una vita    luigi culmone naselli

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