Cosa nostra non tentò di ripulire il denaro sporco attraverso il casino di Saint Vincent. Cade, con l'assoluzione di sei degli otto imputati, il castello accusatorio messo in piedi dalla Procura di Palermo che aveva ipotizzato un maxiriciclaggio di denaro, da parte della mafia, nella casa da gioco valdostana.
Il gup di Palermo Adriana Piras ha assolto i tre imputati valdostani, impiegati del casinò, accusati di favoreggiamento alla cosche: Leo
Duroux, che era il capo dell'Ufficio fidi, Renato Pan, addetto all'ufficio assegni e il funzionario Walter Romeo. Scagionati anche l'imprenditore di Villabate Rosario Napoli, accusato di riciclaggio aggravato dall'avere favorito la mafia, difeso dall'avvocato Enrico Sanseverino; Giuseppe Citarda, imputato di associazione mafiosa; Antonino Di Maio, sotto processo per concorso in associazione mafiosa.
Condannati, invece, Maurizio Tafuri (3 anni) che, secondo i pm avrebbe ricilato il denaro di un presunto usuraio, e Antonino Carra (3 anni e 8 mesi), imputato di bancarotta. Il processo ruotava attorno alle dichiarazioni del pentito Francesco Campanella, che aveva sostenuto che il boss di Villabate, Nicola Mandalà, attraverso una serie di complicità riusciva a "lavare" i soldi sporchi della cosca giocando al casinò. Per le stesse accuse era in corso un processo a carico di altre 12 persone, davanti al tribunale di Palermo. I giudici, però, il 9 marzo scorso si sono dichiarati incompetenti e hanno trasmesso gli atti ai colleghi di Aosta.