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Gela, estorcevano denaro a diversi imprenditori
Emessi dodici ordini di custodia cautelare

02 luglio 2009 08:09
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Dodici ordini di custodia cautelare sono stati emessi dal gip del tribunale di Caltanissetta nei confronti di presunti affiliati alla famiglia gelese degli Emmanuello. I provvedimenti sono stati notificati in carcere a 11 indagati, mentre uno è agli arresti domiciliari. Secondo l'accusa imponevano il pagamento di tangenti alla mafia a diversi imprenditori di Gela oltre che l'assunzione di operai e la fornitura di materiali. L'accusa per loro è di associazione mafiosa ed estorsione continuata e aggravata, in danno di commercianti e imprenditori di Gela. L'operazione, denominata 'Cerberus', è condotta da agenti della Squadra mobile di Caltanissetta, del Commissariato di polizia di Gela e della Questura di Brescia.

 

L'inchiesta è coordinata dal procuratore Sergio Lari, dall'aggiunto Domenico Gozzo e dal sostituto della Dda, Nicolò Marino. L'indagine fa parte della ricerca del boss latitante Daniele Emmanuello, morto mentre tentava di fuggire dal covo in cui si era rifugiato nel dicembre 2007 nelle campagne di Enna. Il giudice ha pure ordinato il sequestro di due imprese edili gestite dalle cosche, mentre è stato svelato il ruolo di vertice delle donne della famiglia Emmanuello e soprattutto sono stati intercettati uomini politici e professionisti che si rivolgevano ai capimafia per dirimere situazione controverse. Perquisizioni sono in corso anche a Palermo, in particolare nella sede di imprese edili vicini alle cosche di Gela.

 

Arrestato anche un imprenditore, Sandro Missuto, di 31 anni, di Gela, titolare delle due imprese edili che sono state sequestrate stamani su ordine del gip. L'uomo è accusato di far parte di Cosa nostra a Gela, e di essere vicino alla famiglia degli Emmanuello. In un "pizzino" trovato nell'esofago del latitante Daniele Emmanuello, durante l'autopsia, vi era scritto il nome di Missuto, che avrebbe dovuto occuparsi di un lavoro lungo il tratto autostradale della Salerno-Reggio Calabria.

 

L'indagine della Dda di Caltanissetta ha rivelato, inoltre, l'esistenza di un "connubio affaristico" tra Missuto e la ditta "Safab spa", che ha sede a Roma, e in sicilia negli ultimi anni si è aggiudicata appalti di importanti opere pubbliche, in particolare: il parcheggio multipiano davanti al palazzo di giustizia di Palermo e il termovalorizzatore di Bellolampo a Palermo. Gli uffici dei cantieri di Palermo della Safab sono stati perquisiti stamani dagli agenti della polizia di Stato. In passato sulla Safab gli investigatori avevano svolto accertamenti nell'ambito dell'inchiesta sulla strage in cui venne ucciso Paolo Borsellino, perché in via d'Amelio la ditta aveva alcuni uffici.

 

L'operazione Cerberus avrebbe bloccato l'ulteriore espansione del potere intimidatorio della cosca Emanuello. Ne sono convinti polizia e Dda di Caltanissetta. Il personaggio di maggiore spicco nell'inchiesta, secondo la Procura, appare Sandro Missuto, imprenditore edile, che figurerebbe come il curatore degli affari del clan Emmanuello. Sue risultano le ditte di fornitura calcestruzzo Igm e Icam, poste sotto sequestro giudiziario. Gli investigatori hanno registrato numerosi contatti tra Missuto e Carmelo Billizzi, allora "reggente" a Gela della cosca mafiosa Emmanuello, finalizzati a favorire lo stesso Missuto nell'accaparramento dei lavori edili. L'indagine avrebbe anche rivelato l'esistenza di un connubio 'affaristico' tra Missuto e la ditta Safab, con sede a Roma, che in Sicilia negli ultimi anni si è aggiudicata appalti di importanti opere pubbliche come: il parcheggio multipiano del tribunale di Palermo, il termovalorizzatore di Bellolampo a Palermo, la realizzazione della rete irrigua di Cavazzini in provincia di Catania; la realizzazione della rete irrigua a valle dell'invaso Disueri a Gela (appalto da 60 milioni di euro) e il rifacimento delle reti irrigue del consorzio di bonifica nr. 10 di Lentini in provincia di Siracusa. Secondo l'accusa il potere mafioso degli Emmanuello avrebbe imposto le proprie "regole" in un'ampia fetta della Sicilia. I dodici arrestati di oggi sarebbero la colonna economico-militare di "Cosa Nostra" gelese.

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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Anonimo 03 luglio 2009   11:36

Visto che la mafia si combatte non solo in sede giudiziaria, ma anche nella società, sarebbe utile sapere il nome dei due "politici" intercettati: perché è difficile chiedere ai cittadini di avere fiducia nello Stato, se pezzi di quello Stato si rivolgono all'anti-stato per dirimere controversie.

 

Fuori i nomi, please.

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