Cronaca • Cronache siciliane

Un nuovo pentito racconta i 'misfatti' dei boss

18 febbraio 2008
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"Sono stato introdotto in Cosa nostra da Andrea Adamo, reggente di Brancaccio che avevo conosciuto tra il 1998 e il 2000 attraverso mio cugino Fabio Scimò".

E' il racconto reso ai pm di Palermo dal neo-pentito Andrea Bonaccorso, sul suo progressivo avvicinamento a Cosa nostra.
"Sono stato detenuto tra il 2001 e il 2005 e dopo la mia scarcerazione, attraverso Tonino Lo Nigro, l'Adamo mi aveva fatto contattare e avevo ripreso i miei rapporti con lui - prosegue

Sicinform
il collaboratore - poi attraverso Adamo ho cominciato a frequentare anche i Lo Piccolo.

All' inizio il rapporto era assolutamente epistolare. In seguito mi hanno voluto
conoscere".
Ai pm che gli sottopongono un album con le foto di decine indagati per verificare le sue conoscenze tra i fedelissimi dei boss Lo Piccolo, il neo-pentito riferisce di volta in volta i nomi e racconta alcuni episodi relativi alla sua esperienza di "soldato" nella cosca di Brancaccio.
A proposito di tale Giuseppe Geraci, da lui definito "reggente di Altarello di Baida", Bonaccorso dice: "Venne subito estromesso non appena si seppe che aveva un parente nelle forze dell'ordine.

Di questo fatto Geraci si era lamentato con me, dicendomi che era stato estromesso dalle attività di Cosa nostra e che gli erano state tolte le estorsioni." La sua storia di "affiliato" è durata solo un mese (dal novembre al dicembre 2007, quando fu arrestato), ma la sua partecipazione alla vita del clan Lo Piccolo è certamente più lunga.
Bonaccorso sapeva di essere pedinato.
E a proposito di Angelo Chianello, da lui definito "il collegamento tra Nino Nuccio e Luigi Bonanno", il pentito dice: "Io Nuccio e Chianello ci incontravamo in un panificio di viale Strasburgo e ricordo che eravamo seguiti da poliziotti in borghese".

Al fratello di Bonaccorso, l' 1 febbraio scorso, è stato incendiato il negozio di abbigliamenti in via Imera. Un gesto riconducibile, per gli investigatori, alla decisione
dell'ex uomo d'onore di collaborare con la giustizia.

 

Fonte: (ANSA)
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