"Di fronte ad un episodio dicronaca, c'è chi non perde l'occasione per fare strumentalizzazioni, invocando un allungamento dei termini di custodia cautelare, per chi attende un giudizio definitivo".
E invece "non occorrono leggi speciali, doppi binari processuali e riduzioni di garanzie. Occorre un processo celere, ma con tutte le garanzie".
L'Unione delle Camere penali interviene così sulla vicenda del pizzaiolo di Agrigento.
"Piuttosto
che invocare l'aumento dei termini di custodia cautelare per i reati di pedofilia bisognerebbe reclamare a gran voce la celebrazione dei processi in tempi rapidi, afferma l'Unione che in una nota ricorda che l'arresto dell'uomo "risale a quattro anni fa" e da allora il sistema giustizia italiano "non è stato in grado" di giungere ad una sentenza definitiva, di condanna o di assoluzione.Dal momento dell'arresto alla richiesta di rinvio a giudizio "è decorso oltre un anno e per giungere ad una condanna in primo grado con rito abbreviatò quattro anni".
Il punto non è dunque "allungare i termini di custodia cautelare per far scontare ad un presunto innocente una pena non ancora comminata, quanto piuttosto eliminare i tempi morti del processo e giungere velocemente ad un pronunciamento definitivo".
Insomma "se il processo si fosse celebrato all'interno della durata dei termini di custodia cautelare, già lunghissimi, il pizzaiolo di Agrigento non sarebbe stato scarcerato" .