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Lettere al Direttore. "Forse sarebbe meglio aprire... le case chiuse"

19 febbraio 2008
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Catania. C’erano una volta le case chiuse, ed il vecchio San Berillo. Oggi non c’è più il calore umano che si respirava per le vecchie vie del quartiere San Berillo, e perché no anche dentro le case chiuse dove si incontravano donne interessanti giovani e anziane.
Le tante case chiuse avevano ognuna il suo nome, popolare o altisonante: Casa Bolognese, Diana Mascali, Fagioni, Villino delle Rose, la Favorita, Za Mattia, Misterbianchese, Milanese, Suprema.

Nel vecchio San Berillo coabitavano famiglie per bene di operai e impiegati, gente onesta, artigiani, commercianti e le prostitute. Ma non c’era scandalo, perché i casini nulla facevano trapelare dall’esterno. Qualcuna aveva appesa allo stipite della porta una lampadina accesa.

Nei casini si poteva entrare a 18 anni compiuti. Le signore erano controllate e visitate settimanalmente. Poi la legge Merlin cambiò tutto.

Gli anziani ricordano il funerale allegorico dei casini, celebrato nel vecchio San Berillo la sera della chiusura dagli affezionati, con gente che piangeva per la perdita del loro passatempo preferito, ma anche gente soddisfatta per la chiusura. Chi ricorda i salotti d’aspetto dei casini dice: “chiuderle è stato un grave atto, che ha portato la nazione italiana al mercimonio della prostituzione in ogni angolo di strada delle città, ma anche in tante strade in aperta campagna (vedi la Catania Gela)”.

Ricordiamo anche le lotte che fece contro la chiusura dei casini il professore G.B.Cottini, medico che operava presso una clinica specializzata in malattie veneree. Predisse l’insorgere delle tante malattie e la nascita della prostituzione per le strade.
Molti sono gli italiani favorevoli alla riapertura delle case di tolleranza, regolarizzate e controllate.

Come funzionavano i casini? Chi ne aveva voglia faceva un giretto nelle varie case, e quando trovava la signora di suo gradimento, si appartava in camera consumando l’atto.

Ci furono tante signore inquiline dei casini, che smisero di fare quella vita e per amore si sposarono. I nostalgici frequentatori delle case chiuse, tutti ormai in età avanzata, raccontano con enfasi, reminescenze e ricordi dei casini dicendo addio signore della mia gioventù.
Michele Milazzo

 

 

 

 

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