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Cronaca • Cronache siciliane

Il vecchio boss Grado: "Cosa nostra distrutta dai corleonesi"

30 novembre 2007 07:49
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PALERMO – I “viddani”, come erano apostrofati con disprezzo i corleonesi, arrivarono a Palermo con la strage di via Lazio, nel 1969. E da allora affermarono il loro dominio, il nuovo corso in Cosa Nostra. I fantasmi del passato, ma anche una visione un po’ romantica della vecchia Cosa nostra sono stati evocati ieri nell´aula bunker di Santa Verdiana, a Firenze, durante un’udienza del processo relativo a quella strage che vede imputati Bernardo

Provenzano e Totò Riina, entrambi collegati in videoconferenza. Li ha evocati Gaetano Grado, mafioso vecchio stampo oggi pentito, uno dei reduci di quel commando di killer vestiti da poliziotti, guidato da Provenzano, che massacrò Michele Cavataio, il boss dell´Acquasanta che camminava con l´organigramma di Cosa nostra in tasca come "assicurazione sulla vita" temendo di essere colpito da Riina.
“Cavataio - dice Grado rispondendo alle domande del pm Michele Prestipino - era un pericolo pubblico. Cosa nostra allora non uccideva poliziotti e carabinieri. Sapeva come però come provvedere. Lui invece ammazzava tutti, usava l´esplosivo. Ebbi io l´idea di far vestire tutti con divise da poliziotti, ma io non la volli indossare: perché quella era un´azione pericolosa e potevamo morire, e io non volevo morire vestito da poliziotto”.
Grado ha aggiunto che cagarella, ucciso nello scontro a fuoco, fu poi caricato nel baule dell’auto utilizzata per la fuga e fu lo stesso Riina a occuparsi dlla distruzione del cadavere. Ma Grado, non ha rinnegato Cosa Nostra, affermando che loro, i corleonesi, “hanno distrutto la cosa più bella del mondo, e questa non è più Cosa nostra ma Cosa loro”.
Oggi la Corte d´assise, presieduta da Giancarlo Trizzino, ascolterà Giovanni Brusca e Angelo Siino, anche loro pentiti

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