Che cosa succede a Caltanissetta? Uffici devastati, raid notturni, audaci incursioni, racket. Dopo un lungo torpore, lungo mezzo secolo, Caltanissetta sembra essere tornata ai tempi delle mini ere con il Vallone popolato di mammasantissima. Genco Russo a Polizzello, nei pressi di Mussomeli, Calogero Vizzini a Vallelunga. I grandi capi alle porte e i cavalli di razza in città, da Giuseppe Alessi a Emanuele Macaluso. A Caltanissetta è nata la Democrazia
Cristiana con la benedizione del gelese Salvatore Aldisio, il padre nobile. E da quelle parti bivaccava Calogero Volpe, sottosegretario e uomo molto rispettato.
Altri tempi, c’erano le zolfare, isola di ricchezza (ma non per chi si calava nelle viscere della terra e ci rimaneva per dodici ore).
Quando le miniere, una dopo l’altra, furono chiuse perché lo zolfo non se lo comperava più nessuno, Caltanissetta rimase un capoluogo di provincia e un distretto giudiziario: burocrazia, passeggiate sul Corso, l’editore Sciascia, il ricordo di Vitaliano Brancati e nient’altro.
In provincia, intanto, Gela cambiava la sua storia, da città del cotone, placida e povera, si trasformava in un turbolento porto di nare. Boss e picciotti calarono dal Vallone, da Palermo e dalla vicina Riesi, attirati dagli appalti del petrolchimico e degli interventi straordinari per il Mezzogiorno. Uno stupro lungo trenta anni, sotto gli occhi di tutti.
E politologi, economisti, esperti a chiedersi perché la mafia avesse messo radici. La risposta non la cercavano, altrimenti l’avrebbero trovata subito. Lo Stato non c’era e l’industria imparò presto l’arte di arrangiarsi. Che avrebbero dovuto fare i manager lombardi, ingaggiare una guerra ai mafiosi che stavano dentro e fuori lo stabilimento? Accontentarono tutti, per fare il loro lavoro. Uno scotto da pagare. Il Sud è il Sud. E’ qui che arrivano i soldi della Cassa per il Mezzogiorno.
Gli effetti moltiplicativi previsti da economisti, sociologi e altri soloni non arrivarono a valle del petrolchimico, arrivarono a frotte i boss e gli amici dei boss, nacquero i malandrini e gli spostati.
A Caltanissetta è accaduto la stessa cosa, appena la città s’è destata dal torpore, e ha cominciato a muoversi l’economia con l’area industriale, sono arrivati loro ad assicurarsi il bottino.
Ma gli imprenditori non sono più il ventre molle. Vogliono misurarsi sul mercato, non intendono scendere a patti con le cosche e dividere con loro i guadagni. Non conviene, sarebbe la morte.
A Gela questo non l’hanno capito per tempo, ma non potevano capirlo all’inizio degli anni sessanta. Erano intontiti dal petrolio, dalla promessa di ricchezza, dalle tute blu, da una spaesate realtà che cambiava il volto della città. Non si accorsero nemmeno che non cambiava solo la città, ma la loro anima.