Un avvocato e un procuratore di calcio, ritenuti vicini ai boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, sono finiti in carcere a Palermo. Si tratta dell'avvocato Marcello Trapani, penalista, accusato di associazione mafiosa e di Giovanni Pecoraro, che ha anche lavorato per la società del Palermo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione.
L'avvocato Marcello Trapani era stato nominato difensore di fiducia dai boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo. Il
penalista, che è anche procuratore sportivo per conto di molti giovani calciatori del Palermo, avrebbe fatto da tramite con i capimafia e alcuni imprenditori che avevano interesse a contattare i Lo Piccolo. A Marcello Trapani viene anche contestato di avere acquistato un giubbotto antiproiettile per conto dei Lo Piccolo, durante la loro latitanza. Il penalista, secondo quanto emerge dall'inchiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, avrebbe anche fatto avere ai boss materiale giudiziario che riguardava inchieste sulle cosche mafiose. Le intercettazioni, non solo ambientali ma anche video, effettuate nello studio del penalista hanno fatto emergere che Trapani quando incontrava Calogero Lo Piccolo, figlio del capomafia non parlava, ma i due si scambiavano "pizzini" in modo da tentare di evitare le intercettazioni. I foglietti sono stati poi recuperati dagli investigatori tra i rifiuti in cui venivano buttati.
Dalla Sicilia al Veneto i boss mafiosi avevano tentato di infiltrarsi in operazioni economiche che prevedevano speculazioni edilizie a Chioggia da realizzare tramite un finanziere, un imprenditore, un commercialista e un avvocato. Mentre a Palermo i tentativi erano quelli di pilotare la compravendita di giovani giocatori della squadra rosanero di Maurizio Zamparini, e di tentare anche di accaparrarsi gli appalti in città del patron del Palermo calcio. Dietro a tutto c'erano i boss mafiosi Sandro e Salvatore Lo Piccolo.
La storia di questi intrecci economici e criminali emerge dall'inchiesta della procura Distrettuale antimafia che stamani ha portato in carcere l'avvocato e procuratore sportivo, Marcello Trapani, 39 anni, difensore dei capimafia Lo Piccolo, accusato di associazione mafiosa, e l'ex responsabile del settore giovanile del Palermo Calcio, Giovanni Pecoraro, 47 anni, al quale è stato contestato il concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione. Trapani svolge un ruolo importante in questa inchiesta, soprattutto perché avrebbe fatto da tramite fra imprenditori e i boss detenuti, portando messaggi dentro e fuori il carcere, intestandosi società che avrebbero dovuto gestire una speculazione edilizia a Chioggia per otto milioni di euro. Il procuratore sportivo è diventato difensore di fiducia dei Lo Piccolo dopo il loro arresto.
I magistrati hanno però accertato che durante la latitanza Trapani aveva contatti con i boss, tanto che aveva acquistato per loro un giubbotto antiproiettile. Le intercettazioni, non solo ambientali ma anche video, effettuate nello studio del penalista hanno documentato che Trapani quando incontrava Calogero Lo Piccolo, figlio del capomafia, non parlava, ma i due si scambiavano "pizzini" in modo da evitare le 'cimici'. I foglietti sono stati poi recuperati dagli investigatori tra i rifiuti.
E sul Palermo calcio le indagini hanno svelato che le intimidazioni ai dirigenti della società erano state commissionate in passato dagli uomini dei Lo Piccolo. Il collaboratore Andrea Bonaccorso ha confessato di essere l'autore dell'intimidazione rivolta all'ex direttore sportivo del Palermo Rino Foschi, al quale tre anni fa venne recapitata una testa d'agnello mozzata. Secondo il pentito il gesto venne compiuto su mandato dei boss Lo Piccolo, che volevano partecipare alla spartizione di alcuni appalti commissionati dal presidente Zamparini. Gli inquirenti sottolineano nel provvedimento che ha portato all'arresto dei due professionisti che Zamparini non si é mai piegato alle intimidazioni ed ha, anzi, allontanato alcune persone dalla società sportiva in modo da evitare qualsiasi interferenza da parte dei mafiosi.
Ci sono anche le pressioni per far acquistare o vendere giovani giocatori di cui erano procuratori sportivi, per poter guadagnare grosse percentuali, e i retroscena di alcune importanti cessioni. Dalle intercettazioni si apprende ad esempio che per la lunga trattativa che ha portato alla vendita di Amauri alla Juventus, l'allora direttore sportivo Foschi sarebbe anche "venuto alle mani" con il presidente Zamparini. Il particolare emerge da una conversazione registrata tra Foschi e Pecoraro. Fra le tante vicende che girano attorno alla compravendita di calciatori, anche quella relativa alla cessione di Alberto Cossentino per due milioni di euro ad una squadra straniera. Trapani e Pecoraro avrebbero dovuto "intascare un milione di euro" che i due indagati volevano dividere con Foschi. Ma poi non se ne fece nulla. Tentativi di pressione, infine, anche sull'ex allenatore Colantuono per far giocare in prima squadra giovani promesse della "scuderia" dei due procuratori arrestati.