Sono decine i commercianti e gli imprenditori palermitani, vittime del racket, che hanno denunciato le pressioni mafiose, contribuendo all'indagine della polizia denominata "Addio pizzo 3", che oggi ha portato all'arresto di tre persone e all'emissione di 17 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti esponenti del clan mafioso di San Lorenzo, già detenuti.
"Siamo davanti a un mutato clima culturale - dice il pm della Dda di Palermo Nico Gozzo, che ha coordinato l'inchiesta insieme ai colleghi Gaetano Paci, Francesco Del Bene e Anna Maria Picozzi - A differenza di quanto accadeva nel recente passato, molte vittime non si trincerano dietro il silenzio e non negano più le richieste estorsive".
Oltre 30 i taglieggiamenti accertati dagli investigatori e contestati agli indagati, tra i quali ci sono anche i capimafia di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo, arrestati a
novembre scorso.
Dall'inchiesta è emerso, inoltre, che nel quartiere Zen di Palermo la cosca continua a farsi dare denaro dai cittadini minacciandoli di interrompere l'erogazione di acqua e luce. Il particolare era stato accertato già in passato dagli inquirenti. Incaricato di riscuotere, fino al 2005, era Antonino Lo Brano. Dopo il suo arresto i Lo Piccolo incaricarono Michele Catalano.