In manette sono finiti Roberto Giaquinta, 30 anni, a cui il provvedimento e' stato notificato al carcere Pagliarelli di Palermo, dove si trova detenuto dallo scorso 14 marzo proprio per estorsione aggravata; Maurizio Giaquinta, 33 anni; Giovanni Giaquinta,42 anni; Salvatore Marsana, 48 anni; Salvatore Terranova, 56 anni; Sebastiano Stimolo, 37 anni, arrestato in Veneto a Malcesine, in collaborazione con la Squadra Mobile di Verona. Le indagini, coordinate dal procuratore Sergio Lari, dall'aggiunto Amedeo Bertone edal sostituto Rocco Liguori, sono state avviate nel 2007 e hanno permesso di far luce sul clan di Riesi, che controlla anche il territorio di Butera e in particolare la zona balneare di De Susino.
In quest'ampia area, secondo gli investigatori, i fratelli Giaquinta terrorizzavano gli imprenditori ed i commercianti, attraverso l'imposizione violenta tipica delle organizzazioni mafiose, assicurandosi cosi' sub appalti e lavori edili in genere e minacciando quegli imprenditori aggiudicatari delle opere pubbliche. In particolare, sono stati riscontrati alcuni episodi estorsivi ai danni di tre diversi imprenditori, due di Butera ed uno di Gela.
Nell'aprile del 2007 Maurizio e Giovanni Giaquinta sono stati filmati all'interno del piazzale del cantiere di un'impresa edile di Gela che stava effettuando dei lavori di ristrutturazione del depuratore di Butera per un importo di circa 3,5 milioni di euro. Gli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta e del Commissariato di Gela, attraverso appostamenti, intercettazioni telefoniche ed ambientali e le dichiarazioni dell'ex uomo d'onore di Riesi, oggi collaboratore di giustizia, Giuseppe Tardanico, hanno cosi' scoperto come i due fratelli abbiano preteso l'affidamento dei lavori di movimento terra alla loro ditta edile e della fornitura di calcestruzzi alla societa' Telg srl di Terranova.
Per convincere la loro vittima non hanno esitato aprospettargli problemi al cantiere, che si sarebbero potuti evitare sesi fosse servito delle ditte "autorizzate" dalla famiglia mafiosa di Riesi. A maggio dello scorso anno le cimici registrano una conversazione in cui l'imprenditore gelese, parlando con Salvatore Terranova e con Giovanni Giaquinta, chiede ai due se potevano sorgere problemi a lasciare i mezzi nel cantiere. Giaquinta gli risponde che sarebbe stato meglio mettere un guardiano.
"Tale raccomandazione - sostengono gli investigatori – suggerita prima di imporre alla vittima i lavori di movimento terra ed il nolo dei mezzi, appare un vero e proprio avvertimento teso ad intimorire l'interlocutore ed indurlo a pensare che poteva essere colpito in ognimomento da eventuali danneggiamenti".
Roberto Giaquinta e Sebastiano Stimolo rispondono dei reati di estorsione aggravata in concorso. Nell'agosto del 2007, infatti, hanno minacciato un imprenditore di Butera, titolare di una impresa edile e di movimento terra, costringendolo a versare una somma imprecisata per "regolarizzare" i lavori di raccolta dei rifiuti presso tutto il litorale, affidatigli dal Comune, imponendogli la cessione dei lavori che l'imprenditore si sarebbe aggiudicato nel futuro
Dopo averlo costretto a forza a salire sull'auto di Giaquinta e portato in una zona isolata, gli avevano detto: "Tu da oggi in poi devi passare tutto il lavoro a noi, perche' se cosi' non fosse, noi ti ammazziamo! perche' da quando hanno preso Provenzano noici siamo organizzati e se non ci passi il lavoro ti ammazziamo!". I due fratelli Giaquinta dovranno rispondere anche di un altro episodio di estorsione.
Nel luglio del 2005, infatti, i due costrinsero un imprenditore di Butera a "prestare" mille euro, mai restituiti. Davanti alla resistenza della loro vittima non hanno esitato a minacciarlo, dicendogli che gli "avrebbero bruciato la sede della ditta e avrebberodato fuoco anche a lui".
Nell'ambito dell'inchiesta il gip ha disposto anche il sequestropreventivo di un complesso aziendale riconducibile alla Telg srl con sede in Riesi, comprensivo dell'impianto di calcestruzzo e cemento e di un altro complesso aziendale riconducibile all'impresa edile individuale di Maurizio Giaquinta, con sede a Butera, nonche' dei conti correnti e degli altri rapporti bancari in qualsiasi modo riconducibili ai citati enti, con la nomina di un amministratore giudiziario. Gli arrestati, dopo le formalita' di rito, sono stati associati presso il casa circondariale di Caltanissetta, mentre Stimolo presso il carcere di Verona.