"Quando il 'branco' agisce non ci sono freni, si scatena la violenza. E' lì che prevale tra i giovani il fascino della brutalità, della sopraffazione, della mafia". Lo afferma Chiara Frazzetto, l'unica sopravvissuta di una famiglia di Niscemi sterminata dalla mafia.
"Come niscemese, andrò ai funerali di Lorena Cultraro, - aggiunge - anche per esprimere solidarietà e sostegno alla famiglia. Io capisco cosa si prova in momenti del genere". I familiari di Chiara: il padre, Giuseppe, e il fratello, Giacomo, gioiellieri, furono uccisi nel loro negozio, dal racket, nell'ottobre del '96. La madre, Agata Azzolina, caduta in depressione per il duplice delitto, si impicco' cinque mesi dopo, quando negli elenchi delle vittime della mafia non vide inseriti i nomi dei propri cari.
Chiara rimase sola. Sposò un uomo della scorta che la prefettura le aveva assegnato. Si chiama Paolo Presti ed è un ispettore di polizia. I coniugi Presti- Frazzetto vivono a Gela. Alla richiesta di un commento sull'uccisione di Lorena, Chiara Frazzetto risponde che "c'é poco da dire: la vicenda è agghiacciante e si commenta da sé"."Ma di fronte a episodi ricorrenti di barbarie, che periodicamente turbano un paese laborioso come Niscemi - ha detto - ci si deve interrogare, tutti, per capire cosa non và. E' soprattutto la politica che si deve chiedere dove si è sbagliato e come rimediare. Non basta dire che si fa la lotta alla mafia. Ci sono tanti tipi di mafia. E c'é la cultura mafiosa, che si radica ed è difficile da estirpare".