Cronaca • Cronache siciliane

Il diavolo e l'acqua santa. Nuccio e Franzese raccontano i segreti dei Lo Piccolo, tra statue di Padre Pio e Berette calibro 9

12 maggio 2008
Numero lettori 413 Leggi i commenti 1 Inserisci un tuo commento

"Sandro Lo Piccolo andava sempre alla ricerca d'armi da fuoco". E' uno dei passaggi dell'interrogatorio di Francesco Franzese, pentito dall'agosto del 2007, nel corso del processo della quarta sezione penale della Corte d'Appello di Palermo, in trasferta a Milano e nel quale sono imputate 36 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso, di rapine, estorsioni e traffico di stupefacenti in alcuni quartieri di Palermo fra cui lo Zen e Partanna Mondello. Franzese che, con le sue dichiarazioni avrebbe contribuito all'arresto dei Lo Piccolo, avvenuto nel novembre dell'anno scorso, ha raccontato di essere stato a disposizione della famiglia dei Lo Piccolo già dalla fine degli anni Ottanta. Incalzato dalle domande del sostituto procuratore generale Carmelo Carrara, ha inoltre ricordato che il suo padrino fu appunto Sandro Lo Piccolo e che la cerimonia per diventare uomo d'onore si tenne "con il rituale del santino bruciato".

Sicinform

 Nel corso dell'interrogatorio, a Franzese sono state fatte domande più o meno su tutti gli imputati e sulle vicende di spaccio e di estorsione nei quartieri palermitani. Altre domande riguardano i pizzini da lui ricevuti, in quanto è ritenuto uno dei maggiori collettori dei messaggi con le direttive dei Lo Piccolo.

 

Durante il controesame, Franzese ha spiegato che nel 2006 aveva ricevuto da Sandro Lo Piccolo l'incarico come "reggente di Partanna Mondello" (capofamiglia, ndr) ma in sostanza era da solo cioè "senza soldati".

 

Il pentito ha spiegato che a seconda dell'importanza, le decisioni venivano prese direttamente da Salvatore Lo Piccolo, aggiungendo di non aver mai potuto controllare "tutta la contabilità dei Lo Piccolo quando ero libero". Ma solo per lo Zen.

 

Infatti gli vennero trovati degli appunti su somme legate alle estorsioni, al gioco e ad altre attività illecite. "Non ho visto annotazioni - ha proseguito - per il traffico di stupefacenti" perchè il referente per questa attività, Giovanni Botta, aveva rapporti diretti con Lo Piccolo.

 

 

Franzese racconta anche delle statue di padre Pio acquistate durante il suo viaggio di nozze a San Giovanni Rotondo poi donate a Sandro Lo Piccolo. Il pentito, ha spiegato di essersi sposato nell'ottobre del 2002 e di essere andato per una settimana in viaggio di nozze a San Giovanni Rotondo "da padre Pio". Al ritorno aveva portato con se "alcune grosse statue" di padre Pio per Sandro Lo Piccolo. Inviò pizzini per sapere "come potevo fargliele avere" e la risposta fu "tramite Tonino Lo Brano". Con la vicenda nuovamente riferita il pentito ha voluto sottolineare che per la velocità con cui gli arrivavano le risposte ai pizzini e i ringraziamenti per i pacchi si era accorto che Sandro Lo Piccolo era "lì vicino".

 

Ma ancora, all'interno degli interrogatori emergono particolari interessanti sul modo in cui Cosa Nostra rastrellava fondi attraverso le estorsioni. "L'attività di estorsione veniva esercitata nei confronti dei negozianti ma anche degli abitanti in particolare del quartiere Zen - aggiunge Franzese -. Qui alcuni pagavano il pizzo sotto forma di contributi per la festa in onore di San Filippo Neri, altri invece per le "forniture ai padiglioni" cioé ai palazzoni che si trovano nel quartiere. In sostanza il pizzo per le forniture era una sorta di spesa condominiale, dalle 10 alle 15 mila lire mensili per appartamento che venivano versate a persone incaricate dalla mafia per la gestione delle palazzine e che finivano ai Lo Piccolo. In cambio i condomini avevano la forniture di acqua e luce che in alcuni casi, come ha detto il pentito, venivano erogate mediante l'allacciamento "abusivo ai cavi dell'Enel" e alle tubature dell'acquedotto pubblico. Questa attività estorsiva, secondo gli inquirenti, avrebbe reso 250 milioni di lire al mese ai Lo Piccolo. Rispondendo alle domande delle difese, Franzese ha inoltre affermato di aver frequentato assiduamente il quartiere Zen, almeno "una volta al giorno" per fare lampada, capelli e manicure".

A confermare le parole di Franzese arrivano anche le dichiarazioni di Antinino Nuccio detto "pizza": "Negli ultimi tempi, tra il 2006 e il 2007, Sandro Lo Piccolo chiedeva sempre armi e noi gliele procuravamo - racconta Nuccio -. Mimmo Serio (stretto collaboratore di Nuccio, ndr.) gli aveva comprato una Beretta calibro 9, si era stupito di come negli anni precedenti Giovanni Palazzotto detto 'a spisa' (altro uomo dei Lo Piccolo) gliele aveva procurate con facilità". Nuccio 'pizza', rispondendo alle domande del sostituto procuratore generale, tra l'altro, ha raccontato della gestione del traffico di droga e dello spaccio allo Zen e dei contatti, su questo fronte, anche con Milano. Il processo riprenderà domani per interrogare il pentito Nino Giuffré e una donna in relazione alla posizione di uno degli iputati. Il processo è stato poi aggiornato al prossimo 23 maggio a Palermo.

 

Segnala ad un amico
Anonimo 13 maggio 2008   08:08

Ci sono troppi errori di ortografia!!!!

Ricevi il Giornale

Inserisci il tuo indirizzo email e riceverai il quotidiano online gratuitamente

Ricerca Articoli

Ricerca AvanzataI più letti
Google
Regione Siciliana - Assessorato al Turismo
Altre notizie