Nella strada dei "cento passi" molte persiane sono rimaste abbassate con la gente rinchiusa nelle case, ma questa volta in pochi ci hanno fatto caso perché a rendere omaggio alla memoria di Peppino Impastato, a trent'anni dal suo assassinio per mano dei sicari del boss Tano Badalamenti, c'erano oltre seimila persone, provenienti da ogni parte d'Italia. Cinisi per la prima volta, dal giorno dell'omicidio dell'ex militante di Democrazia proletaria (Dp) "colpevole" di denunciare dalle frequenze di Radio Aut la prepotenza della mafia e di 'Tano seduto' (come chiamava Badalamenti), è stata invasa da quanti hanno voluto testimoniare l'impegno antimafia e ricordare le battaglie condotte da Impastato. "A Terrasini e a Cinisi - ha detto commosso Giovanni Impastato, fratello di Peppino - non si era mai vista una manifestazione antimafia così nutrita". Nel corteo, colorato e molto rumoroso, c'erano rappresentanti di collettivi, esponenti dei comitati 'No tav' e 'No Dal Molin', volontari di Libera, dell'Arci, amministratori, politici e soprattutto gli amici di Peppino, quelli di Radio aut. Su tutti aleggiava il ricordo di Felicia Bartolotta, la madre di Peppino, che con determinazione e passione lottò per avere giustizia in nome del figlio e la ottenne. Non c'era invece Walter Veltroni, che lo scorso luglio durante la sua visita a Cinisi aveva assicurato la sua presenza per il trentennale. "No, non ho sentito Veltroni - ha detto il fratello di Peppino - e mi dispiace che non sia qui, credo che abbia ritenuto opportuno non partecipare perché rispetto all'anno scorso qualcosa è cambiato". Per il sindaco, Salvatore Palazzolo che intitolerà l'aula del consiglio comunale a Impastato, "Cinisi ha fatto una scelta antimafia chiara, non è più dalla parte di Tano Badalamenti, ma si riconosce in Impastato", poco importa se quelle persiane delle finestre sono rimaste ancora una volta abbassate. "Non è colpa della gente di Cinisi - smorza Giovanni Impastato - perché mai nessuno l'ha educata alla legalità. Ma oggi più di un segnale è arrivato anche dalla mia città e sono felice". Il corteo è partito dal luogo del delitto, in corso Emanuele a Terrasini, dove oggi pascolano le bestie e dove non c'é alcun segno che ricordi la morte di Peppino. Il serpentone umano si è snodato lungo la via del mare, percorrendo la stessa strada che Impastato fece al volante della sua Fiat 850 trent'anni fa, la sera che fu ucciso, vicino a un casolare, dove c'é in progetto di costruire un museo della memoria. Al loro ingresso a Cinisi i manifestanti hanno intonato "Bella Ciao". In testa al corteo oltre a Giovanni Impastato c'erano Salvo Vitale e Paolo Arena, gli amici storici dell'ex militante di Dp, che hanno alzato il pugno al cielo gridando "Peppino è vivo e lotta insieme a noi". Sono stati proprio gli amici di Peppino a ricordare come nel giorno del funerale, trent'anni fa, c'erano solo mille persone, oggi invece "siamo in migliaia, anche se la maggior parte viene da fuori, non è di Cinisi". "Peppino Impastato - dice il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo - rimane un esempio per tutti i giovani che, a testa alta, sperano e lottano per il cambiamento, per una Sicilia finalmente libera dalla mafia".