Sarebbe stata a conoscenza dello scambio di messaggi erotici tra la figlia 13enne e il cardiochirurgo Carlo Marcelletti. Per questo, i pm di Palermo hanno iscritto per concorso in produzione di materiale pedopornografico la madre dell'adolescente. Stesso reato contestato al professionista, accusato anche di peculato, concussione e truffa, agli arresti domiciliari da martedì scorso. E nell'indagine, condotta dalla polizia e dalla finanza, entra anche un imprenditore palermitano del settore delle forniture sanitarie: avrebbe finto di vendereapparecchiature mediche all'associazione onlus Abc, di cui Marcelletti era presidente. Il denaro della compravendita simulata sarebbe stato, poi, girato al medico, che avrebbe così sottratto fondi dalle casse dell'ente per usarli a fini privati.
Sono gli ultimi due tasselli del complesso puzzle investigativo che i magistrati stanno tentando di ricostruire e che potrebbe avere risvolti anche sull'affidamento della ragazzina coinvolta. La procura, nei mesi scorsi, ha comunicato la vicenda al tribunale dei minorenni. I giudici stanno valutando ora la possibilità di allontanare la 13enne dalla famiglia. I messaggi hard sono finiti nell'inchiesta per caso.
Il professionista era intercettato per gli illeciti nella sanità. Dal fitto scambio di sms e mms i magistrati hanno ricostruito il rapporto tra il medico e l'adolescente. Una relazione, la loro, tutta virtuale e, a dire degli inquirenti, conosciuta e assecondata dalla madre della minore. Il professionista avrebbe inizialmente finto con la giovanissima interlocutrice di essere il propriofiglio, che ha 30 anni. In poche settimane i due si sarebbero inviati centinaia di messaggi e foto dal contenuto erotico. Solo in un secondo momento la 13enne avrebbe scoperto che all'altro capo del telefono c'era Marcelletti.
Intanto, nuovi episodi di concussione, di cui il medico sarebbe stato protagonista, sarebbero stati denunciati da diversi familiari dei piccoli pazienti. Come quello ai danni dei genitori di un bimbo di un anno affetto da una grave malformazione al cuore. Il professionista avrebbe chiesto una donazione di 3000 euro per la sua associazione, promettendo in cambio, alla famiglia una camera privata nell'ospedale Civico di Palermo, azienda per cui l'indagato allora lavorava. Ma la richiesta non sarebbe andata a buon fine e i genitori del bimbo, che morì qualche giorno dopo l'intervento, si sarebbero rifiutati di versare la somma. Saputo dell'inchiesta a carico del cardiochirurgo i genitori del piccolo hanno raccontato l'episodio al loro legale, che oggi si è recato in procura per riferirlo ai pm. La vicenda, che non è tra quelle contestate nell'ordinanza di arresti domiciliari, si aggiungerebbe a quelle già documentate dai magistrati, che accusano Marcelletti, tra l'altro, di avere preteso denaro, sotto forma di donazioni, in cambio di trattamenti ospedalieri di favore. Il fatto ha avuto anche un altro risvolto penale. I genitori del bambino, affetto dalla tetralogia di Fallot, patologia cardiaca, denunciarono Marcelletti per omicidio colposo. Secondo i familiari del piccolo paziente, dopo l'intervento, il bimbo avrebbe contratto un'infezione la cui natura non sarebbe stata compresa dai sanitari e che sarebbe poi stata la causa della morte del figlio. Valutazione non condivisa dal pm titolare del caso, Maurizio Agnello che nelle scorse settimane ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta.
Puzza maledettamente di bruciato, questa storia! Lo dice l'assordante silenzio che regna. La recente vicenda dell'avvocato "ripreso" dal giudice mentre faceva la sua arringa, che ha immediatamente fatto scattare la reazione della "categoria", i messaggi di solidarietà e ogni altra manifestazione di appoggio alla "vittima", dimostrano che certe categorie "guai a toccarle". Nel caso Marcelletti, invece, a reagire (e possiamo comprendere la loro disparazione) sono stati e continuano ad essere soltanto i genitori dei bambini che vivono grazie agli interventi del medico.
Ragionandoci sopra, anche superficialmente, sorge il sospetto che dietro, attorno, sopra e sotto, ci siano altre malefatte e che il coinvolgimento possa avere dimensioni ben maggiori!
Ma, visto che il medico è stato sostituito e che il reparto ha ripreso la sua funzione specifica, viene da chiedersi quanto durerà questa vicenda, quali e quanti avvocati si impegneranno a trovare cavilli giudiziari e quant'altro possa dimostrare che il dimostrato non è dimostrabile, che le confessioni sono state rese in un momento psocologico particolare, che le pressioni... e via di questo passo, fino alle prossime elezioni, e poi ci ritroveremo il medico in prima lista, magari proprio nella nostra città, magari proprio all'assessorato sanità di cui, indubbiamente, ha piena conoscenza!
Per molto meno, a volte basta una matita, un lavoratore può essere "LICENZIATO" per giusta causa!
Un medico che ruba, che imbroglia con fatture false, fosse stata soltanto una e una sola, DEVE essere licenziato! Non "sospeso", ma LICENZIATO. In tronco! Cancellato dagli albi, escluso dalla società civile, costretto a cercarsi un lavoro, ma mai più in un ospedale pubblico! Il pubblico, i cittadini, devono pretendere che i loro "dipendenti" (come li chiamava Grillo quando ancora diceva cose sensate) siano ONESTI. L'onestà non deve essere una virtù di pochi, deve essere, deve tornare ad essere la "normalità". Di tutti! La differenza tra un "colletto bianco" che ruba miliardi e un extracomunitario che lava i vetri al semaforo... c'è, e come! E non possiamo, magari nella stessa mattinata, infastidirci perchè ci chiedono l'elemosina al semaforo e poi, poco più in là, andare noi ad elemosinare un ricovero, a certe condizioni! "Pizzo" si chiama, anche se praticato da un barone della medicina. "Pizzo"! Cioè "estorsione"; con l'aggravante del bisogno da parte della vittima!
Tralasciando, in questa sede, messaggini, SMS, MMS.............