Con l'accusa di avere riciclato ingenti somme di denaro dei boss mafiosi, gli investigatori della Direzione investigativa antimafia di Palermo hanno arrestato all'alba di oggi due noti imprenditori palermitani ed un alto funzionario di una banca svizzera che ha sede anche in Italia. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite sia a Palermo che a Milano. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato, e dai pm della Dda Antonio Ingroia, Fernando Asaro e Domenico Gozzo, che hanno chiesto ed ottenuto dal gipdel tribunale di Palermo, Roberto Conti, i tre arresti. Il gip ha inoltre disposto il sequestro di conti correnti e beni mobili.
Gli indagati sono accusati, in particolare, di aver "occultato denaro ritenuto proveniente da attivita' illecite - come spiegano gli inquirenti - riconducibile agli affari di Cosa nostra, su conti correnti bancari custoditi in paradisi fiscali". Infine, gli uomini della Dda hanno provveduto al sequestro di 13 milioni di euro, in contanti, depositati su un fondo che era stato aperto presso una bancadelle Bahamas, ma anche un'imbarcazione d'altura ed altri beni mobili.
Si chiamano Francesco e Ignazio Zummo, e sono padre e figlio, i due imprenditori edili arrestati all'alba di oggi a Palermo dalla Dia con l'accusa di intestazione fittizia di beni.
Secondo i magistrati della Dda di Palermo i due avrebbero investito grosse somme di denaro in fondi all'estero, soprattutto in cosiddetti paradisi fiscali. Operazioni che sarebbero state rese possibili grazie alla complicita' di un dirigente di una banca svizzera, anche lui arrestato oggi. Francesco e Ignazio Zummo due anni fa erano gia' stati condannati con il rito abbreviato, rispettivamente a cinque e tre annidi carcere, per favoreggiamento ed associazione mafiosa. I due erano accusati di essere prestanomi del costruttore palermitano Vincenzo Piazza.
Nicola Bravetti, il banchiere svizzero arrestato "era la mente dell'organizzazione". E' quanto dice il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, commentando l'operazione che ha portato agli arresto domiciliari il banchiere elvetico, ma anche due imprenditori edili palermitani. "E' stata un'indagine molto complessa -ha aggiunto Messineo- svolta sia sul territorio nazionale che all'estero". Ed e' stato proprio il magistrato a capo della Procura di Palermo a ricordare il sequestro di 13 mln di euro in contanti su un conto della Arner Bank di Nassau sulle isole Bhamas.
Per dare un nome al conto corrente con oltre tredici milioni di euro aperto all'Arner Bank delle Bahamas, era stato scelto un nome di fantasia, un personaggio di Disney, 'Pluto', proprio come il cane piu' famoso della storia dei fumetti. Ma, secondo i magistrati antimafia di Palermo, 'Pluto', in realta' sarebbe stata solo "una copertura" per una somma ingente di denaro depositata nel paradiso fiscale ritenuta "provento di attivita'illecite collegate alla mafia". Ne e' convinto il pm della Dda Antonio Ingroia, che ha coordinato l'inchiesta sfociata oggi nell'arresto di due imprenditori palermitani e di un banchiere svizzero, e nell'iscrizione nel registro degli indagati di altre sei persone.
Il conto delle Bahamas era intestato alla moglie di Zummo, chiamata in codice ''The lady of Pluto'. La donna, Teresa Macaluso, 73anni, e' indagata nell'ambito della stessa inchiesta. La "mente delle operazione", come dicono gli investigatori, sarebbe stato l'insospettabile banchiere elvetico Nicola Bravetti, 55 anni, agli arresti domiciliari a Lugano.
Il dirigente dell'istituto di credito svizzero 'Arner Bank' avrebbe avuto collegamenti con i due imprenditori arrestati oggi, ignazio e Francesco Zummo, padre e figlio, gia' arrestati dalla Dia una prima volta nel '98 e poi nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa. E' ancora in corso, davanti ai giudici della sezione Misure di prevenzione di Palermo, un provvedimento in via di definizione che riguarda la somma di 150 milioni di euro. Secondo i magistrati si tratta di soldi di provenienza mafiosa.
Grazie alla collaborazione con la procura dell'Uifitaliana, l'Unita' di Informaizone finanziaria, i magistrati hanno avuto la possibilita' di individuare il fondo intestatao a 'Pluto' e gestito dal banchiere Nicola Bravetti "attraverso l'intermediazione - spiegano i magistrati - del suo referente a Nassau, David Thain, e direttamente riconducibile a Francesco Zummo, anche se intestato alla moglie Teresa Macaluso".
Ad incastrare gli indagati anche ore di colloqui intercettati interamente dagli inquirenti.
Sono state dodici le perquisizioni eseguite tra ieri e oggi nell'ambito dell'operazione che ha portato all'emissione delle tre ordinanze di custodia cautelare, tra Palermo, Milano e Lugano. Inoltre, nell'ambito dell'operaizone sono stati sequestrati benimobilli tra cui un cabinato di 13 metri, 'st Raphael', ormeggiato nei pressi della lussuosa Villa Igea a Palermo, e una Bmw 330, entrambe riconducibili a Ignazio Zummo.