L'ispettore di polizia municipale Pietro Galvagno ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione della prima sezione civile del Tribunale di Catania di non disporre la rimozione forzata delle statue della Madonna Addolorata e di San Sebastiano e di altri altarini esposti nel Comune di Paternò, dove lavora. L'atto è stato depositato dal suo legale, l'avvocato Giuseppe Lipera. Secondo il Tribunale di Catania, che ha rigettato il reclamo contro un'analoga decisione
del giudice civile di Paternò, l'esposizione di immagini sacre in un luogo pubblico "non è lesiva di una situazione soggettiva meritevole di tutela" perché "coincide con la violazione di un diritto inviolabile del singolo o di una legge speciale" e non contrasta con il principio di laicità dello Stato. Nel ricorso l'avvocato Lipera ribadisce che "una statua religiosa esposta in municipio è una chiara ed inequivocabile esternazione, da parte del Comune, di appartenenza confessionale alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana" e quindi "lede un diritto soggettivo e non un interesse legittimo". Di diverso avviso è stato il Comune di Paternò, che con il proprio legale ha sempre sostenuto che "qualsiasi simbolo religioso, qualora denoti un valore di civiltà, non contrasta con la laicità dello Stato perché non è una dichiarazione collettiva di appartenenza a una determinata religione"