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Cronaca • Cronache siciliane

Il big boss Messina Denaro a un politico che "si metteva a disposizione": "Si sentirà molto parlare di me, ci sono ancora pagine della mia storia che si devono scrivere..."

26 aprile 2008 22:35
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Matteo Messina Denaro, il boss mafioso latitante da 15 anni, scrive lunghe lettere a un politico di Castelvetrano (Trapani), già indagato per mafia (accusa archiviata), condannato per traffico di stupefacenti. Di questo politico il boss si fidava: lo riteneva un amico che "si metteva a disposizione". Si chiama Antonino Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano, arruolato dal servizio segreto civile per fare da esca al latitante e farlo arrestare.

Nelle lettere che Messina

Denaro scrive a Vaccarino, che chiama con lo pseudonimo di "Svetonio", il boss non crede più in niente. Non crede neppure che il "progetto politico" prospettato da Vaccarino, possa avere un futuro, anche se "so che lei farà sempre tutto il possibile affinché la nostra causa possa avere una svolta... per ristabilire la verità delle cose".

"Io sono un nemico della giustizia italiana che e' marcia e corrotta dalla fondamenta. Lo dice Tony Negri (leader storico della sinistra extraparlamentare, ndr) e' io la penso come lui". Il carteggio nelle mani degli investigatori rivela un boss che parla a 360 gradi di politica, giustizia, di fede. "Jorge Amado - scrive il capomafia in una lettera del 1 febbraio2005 - diceva che non c'e' cosa piu' infima della giustizia quando va a braccetto con la politica e io sono d'accordo con lui. In Italia da circa 15 anni c'e' stato un golpe bianco tinto di rosso attuato da alcuni magistrati con pezzi della politica. Oramai non c'e' piu' il politico di razza, l'unico a mia memoria fu Craxi ed abbiamo visto la fine che gli hanno fatto fare. Oggi per essere un buon politico basta che faccia antimafia e i politici piu' abietti sono proprio i siciliani che hanno sempre venduto questa nostra terra al potente di turno". Poi Messina Denaro si sofferma a parlare della situazione delle carceri italiane. "Quando uno Stato ricorre alle piu' infime torture per vendetta e per portare alla delazione gli esseri piu' deboli mi dica che Stato e' - chiede - Hanno praticato e praticano ancora oggi la tortura nelle carceri, facciano pure, hanno istituito il 41 bis, facciano pure e che mettano anche l'82 quarter, tanto ci saranno sempre degli uomini che non svenderanno la propria dignita'". E' consapevole il superboss della condizione di svantaggio in cui si trova oggi Cosa Nostra, se al suo caro amico Svetonio scrive: "In politica non si fa niente per niente e noi oggi non abbiamo piu' un potere contrattuale, non abbiamo piu' nulla da offrire, siamo solo un fardello; chi vuole che si vada a sporcare la bocca per la nostra causa o per tipi come me che vengono considerati carne da macello?"."Per l'abolizione dell'ergastolo penso che con il tempo ci si arrivera' ma tutto andra' da se con il processo di civilizzazione. Per la revisione dei processi - commenta amaro la primula rossa - non credo che mai ci si arrivera', gliel'ho detto non interessiamo piu' ad alcuno ormai". Il latitante trapanese passa poi ad analizzare la sua condizione. "Io ho condanne assurde - scrive - senza uno straccio di prova oggettiva, la legge dice che due collaboratori che dicono la stessa cosa e' prova, ma io ho tante condanne con un solo collaboratore di legge e senza alcun riscontro. Prendo condanne ovunque e comunque perche' il nome che condannano". C'e' nel carteggio di Matteo Messina Denaro spazio anche per un lato piu' intimo. "Ho avuto un rapporto particolare con la morte - scrive in una lettera indirizzata a Svetonio e datata 22 maggio 2005 -mi e' sempre aleggiata intorno e so riconoscerla, da ragazzo la sfidavo con leggerezza, oggi da uomo maturo non la sfido, piu' semplicemente la prendo a calci in testa perche' non la temo, non tanto per un fattore di coraggio, ma piu' che altro perche' non amo lavita. Teme la morte chi sta bene su questa terra e quindi ha qualcosa da perdere, io non ci sono stato bene su questa terra e quindi non ho nulla da perdere, neanche gli affetti perche' li ho gia' persi. Sono stato una persona sola e la mia vita e' stata un guazzabuglio di sofferenze, delusioni e fallimenti (non per causa mia), ma e' anche vero che ancora si sentira' molto parlare di me, ci sono ancora paginedella mia storia che si devono scrivere, non saranno questi 'buoni' e 'integerrimi' della nostra epoca, in preda al fanatismo messianico, che riusciranno a fermare un uomo come me".Mentre a Palermo Polizia e carabinieri danno la caccia all'autore dei murales che raffigurano il volto del superboss latitante Matteo Messina Denaro, una nuova effige della primula rossa e' comparsa sulla facciata dei uffici comunali di Castelvetrano, paese natale del capomafia. L'immagine e' stata realizzata con vernice nera a differenza del dipinto colorato scopertonel capoluogo siciliano, ma anche in questo caso ci sono il simbolo del dollaro e la sigla Fa. L'amministrazione comunale ha gia' provveduto a coprire il dipinto. Intanto a Palermo sono state avviate delle ricerche in tutti i quartieri della citta' per scoprire se siano state dipinte altre immagini del boss mafioso.

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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