Il Forum sul ruolo delle regioni di frontiera nell'Unione europea, organizzato a Taormina dalla Presidenza della Regione Siciliana, ha dato il via a una nuova stagione di confronti internazionali sulla politica euromediterranea.
I lavori sono stati aperti questa mattina dalla tavola rotonda sul Mediterraneo e il futuro dell'Europa, moderata dal prof. Leonardo Urbani, a cui hanno partecipato i rappresentanti delle quattro maggiori “agenzie” regionali d'Europa: la Conferenza delle regioni periferiche e marittime (CRPM), la Associazione delle regioni di frontiera (ARFE), l'Associazione delle regioni d'Europa (ARE) e il Congresso dei poteri regionali e locali del Consiglio d'Europa. Subito dopo, un confronto a più voci sul ruolo delle regioni nella politica euromediterranea, moderato dal Dirigente generale dei rapporti con l'Ue della Regione Siciliana, Francesco Attaguile: un dibattito a cui hanno partecipato rappresentanti governativi e regionali di Marocco, Tunisia, Spagna, Italia e Grecia.
Il processo che parte da Taormina ha un rilevante valore politico: al palazzo dei congressi, i delegati delle regioni mediterranee stanno infatti mettendo a punto la piattaforma che i governi regionali approveranno nel corso dell'assemblea che si riunirà a fine giugno a Marsiglia. La strategia comune, verrà poi portata – il 14 luglio - al tavolo della Conferenza euromediterranea convocato dal governo francese in occasione dell'avvio del suo periodo di presidenza dell'Unione europea.
Palazzo Corvaja potrebbe diventare sede della nuova “Euroregione insulare mediterranea”: l'idea è stata lanciata dal commissario straordinario che regge l'amministrazione comunale di Taormina, Antonino La Mattina, nel corso del forum sul ruolo delle regioni di frontiera in corso al palazzo dei congressi. Lo storico edificio è stato messo a disposizione della nuova agenzia per la cooperazione mediterranea ma l'ambizione dell'amministrazione comunale mira anche a qualcosa di più. “Proponiamo Taormina – ha detto La Mattina – come sede del terzo ufficio italiano che l'Unione dovrebbe aprire in Italia, dopo quelli di Roma e Milano. L'offerta e la disponibilità della città – ha concluso – mirano a sottolineare che le associazioni, i comuni, le regioni, sono gli strumenti che animano e danno vigore alla politica europea, che spesso rischia di inaridirsi nei mille passaggi burocratici delle direttive e dei recepimenti.”