Cronaca • Cronache siciliane

Assolto imprenditore. Il gup: "Con i boss per evitare danni"

25 febbraio 2008
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L'imprenditore che si muove "in un contesto ove tutte le scelte imprenditoriali devono tener conto degli interessi di Cosa nostra", e che quindi "è costretto a barcamenarsi", e ad appoggiarsi "ora a questo ora a quel soggetto, identificati da lui stesso come esponenti qualificati della consorteria mafiosa", non fornisce al pm la dimostrazione della "comunanza di interessi mafiosi" né la dimostrazione "di quel grado di compenetrazione"

Sicinform
tale da poterlo ritenere "intraneus alla consorteria criminale".

E' quanto scrive il gup Marco Mazzeo nelle motivazioni della sentenza che ha assolto, il 18 luglio scorso, dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa l'imprenditore

Salvatore Buttitta, 82 anni, titolare di alcune cave nei pressi di Bagheria e indicato da alcuni pentiti come persona vicina al boss Bernardo Provenzano.

Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione, il gup scrive: "va considerato che Buttitta si muove in un contesto ove tutte le scelte imprenditoriali devono tener conto degli interessi di Cosa nostra, in termini di pagamento di pizzo, individuazione dei fornitori da privilegiare, nonché di acquirenti dei materiali con cui poter entrare in affari, nel rispetto degli equilibri dettati dalle regole mafiose". Ciò che emerge, dice il gup, è "l'interesse del Buttitta a mantenere buoni rapporti con gli esponenti mafiosi al fine di trarre vantaggi per la propria impresa o evitare possibili danni". I pm del processo Sergio Lari, Lia Sava, Michele Prestipino e Costantino De Robbio, hanno annunciato che proporranno appello.

Salvatore Buttitta era stato assolto dal gup insieme ad altri imputati: l'ex sindaco di Trabia Giuseppe Di Vittorio, il capo dell'ufficio tecnico del Comune, Giovanni Ciaccio, e Rosanna Modica, tutti prosciolti dall'accusa di 110 e 416 bis, nell'ambito di un procedimento a carico di boss, gregari e favoreggiatori della cosca di Trabia. Pochi giorni dopo l'assoluzione, a Buttitta, i carabinieri sequestrarono beni per un valore di 300 milioni di euro. Il procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Roberto Scarpinato, spiegò che, nonostante l'assoluzione, si poteva ritenere che Buttitta avesse acquisito "una situazione di monopolio sul mercato grazie ai rapporti con Cosa nostra".
La sentenza è destinata a suscitare polemiche, sopratutto dopo la netta scelta di campo contro il racket operata dalla Confindustria.

Per il presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello, può rappresentare "un segnale negativo e quindi, in un contesto e in un periodo in cui la magistratura e forze dell'ordine stanno facendo un grande lavoro, bisognerebbe intervenire con più decisione su tutte le aree di collusione". "In tanti contesti - dice Lo Bello - dove esistono forti interessi di Cosa nostra e ci sono tantissime imprese quest'ultime non diventano colluse della mafia".

Sentenze dal tenore analogo si erano registrate anche in passato: nel 1991 i fratelli Carmelo e Pasquale Costanzo, cavalieri del lavoro catanesi furono prosciolti dal giudice istruttore Luigi Russo in nome del cosiddetto "contesto ambientale", che obbligherebbe gli imprenditori a venire a patti con l'associazione mafiosa perché "nello scontro frontale con le cosche risulterebbero perdenti". Dieci anni dopo, il tribunale di Palermo mandò assolti dall'accusa di associazione mafiosa i fratelli Gaetano, Vincenzo e Salvatore Cavallotti, a cui, come si leggeva dai "pizzini" di Provenzano, il capomafia allora latitante faceva vincere appalti pubblici. La sentenza Cavallotti venne poi ribaltata in appello.(ANSA).

Fonte: ANSA
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Anonimo 26 febbraio 2008   11:37

Ma stiamo scherzando??? "Le scelte imprenditoriali" devono sempre muoversi in un contesto di legalità e non sta scritto da nessuna parte che "devono" attenersi o essere condizionate dalla criminalità. Lo sono condizionate, ma non si può avvallare e accettare ciò. E gli onesti ai quali ammazzano le famiglie? O ricevono minacce? E gli altri che pagano le tasse, subiscono e si muovono contro corrente e contro il contesto mafioso? Siamo il paese in cui gli eroi sono tutti dei morti, perchè i vivi eroici, sono "pazzi", "stravaganti" o "chissà che hanno in testa". Bravi. L'importante è farci i film su Libero Grassi o Don Puglisi... per il resto, vigliaccamente adeguiamoci al contesto mafioso. MAI!!!

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