Cronaca • Cronache siciliane

Chi è Matteo Messina Denaro, il boss riverito dai detenuti.

22 febbraio 2008
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Alcuni detenuti trapanesi, nel carcere penitenziario di Pagliarelli di Palermo, avrebbero apllaudito ieri la scalata a capo clan di Matteo Messina Denaro. Circostanza che in verità è stata smentita dalla Direttrice del carcere di Palermo.

Che, tuttavia, Messina Denaro goda di “c redito” non sussistono dubbi.

Ma chi è Matteo Messina Denaro, il “Diabolik” di Cosa Nostra?Figlio di Francesco Messina Denaro, soprannominato “Don Ciccio”,

Sicinform
storico capo del mandamento di Castelvetrano, prima della latitanza, risultava lavorare come campiere nelle terre di una delle più potenti famiglie di imprenditori siciliani: la famiglia D'Alì.

Matteo impara, in fretta le abitudini mafiose. Sin dall’età di quattordici anni inizia ad usare le armi da fuoco. Compie il suo primo omicidio a diciotto anni. Quindi la confidenza fatta ad un amico: "con le persone che ho ammazzato, io potrei farci un cimitero".

La sua immagine è legata alle auto sportive, ai vistosi orologi Rolex, alle belle donne. Questo esibizionismo lo discosta radicalmente dallo stile dei corleonesi, come Totò Riina o Bernardo Provenzano. Una carriera mafiosa iniziata ufficialmente nel 1989, quando viene denunciato per associazione mafiosa.

Dal 1993 è costretto alla latitanza. In seguito alla morte del padre e alla cattura di Vicenzo Virga, diventa capo mandamento di Castelvetrano. Il 19 aprile 2006, fra i pizzini trovati nel covo di Provenzano, emerge anche il nome di Salvatore Lo Piccolo e Messina Denaro, quest’ultimo con lo pseudonimo di Alessio. Le famiglie trapanesi, affiliate a Messina Denaro, hanno criticato il modo con il quale negli ultimi anni, i palermitani hanno portato avanti gli affari delle cosche.

Dalle indagini della magistratura si evince la differenza strategica nella politica del terrore adottata da Matteo Messina Denaro. Un uomo che ha solidi rapporti e precisi punti di riferimento anche a Palermo, nella pericolosa cosca di Brancaccio dei Guttadauro. Wilma Ciocci 

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Anonimo 22 febbraio 2008   23:42

Bel modo di raccontare il fenomeno mafioso, sereno e senza drammi, se ne potranno leggere altri in futuro con questo taglio? Spero di si.

Anonimo 22 febbraio 2008   22:39

Credo di essermi interessato sempre marginalmente delle "cose" di "Cosa Nostra". Argomento che da un pò di tempo a questa parte ho iniziato a guardare con occhio diverso. L'articolo in questione denota un ottima conoscenza della materia e uno stile di livello decisamente buono. Non sono un esperto, ma difficilmente ho letto articoli di cronaca mafiosa così chiari e intelleggibili. Grazie e avanti così.

Fabio

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