I poliziotti della sezione misure di prevenzione della questura di Palermo hanno sequestrato beni riconducibili al capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano e al boss Salvatore Lo Piccolo per un valore complessivo di circa 150
milioni di euro.I provvedimenti di sequestro sono stati disposti dai giudici del tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto Gaetano Guardì.
L'operazione è stata denominata "secrets business" ed ha portato al
Fra i beni immobili sequestrati vi sono quaranta appezzamenti di terreno a Terrasini, Cinisi, Carini, Montelepre, Monreale, San Vito Lo Capo; una cava per l'estrazione di inerti fra Carini e Montelepre; un complesso industriale a Carini adibito a centro
commerciale di cinquanta mila metri quadrati attualmente affittato ad una società di grande distribuzione commerciale; un complesso industriale a Carini adibito alla preparazione di inerti e conglomerati cementizi; un complesso industriale costituito da più capannoni utilizzati per lo stoccaggio di merci varie conto terzi nella zona industriale di Carini; un complesso turistico residenziale denominato "Calamancina residence" a San Vito Lo Capo costituito da numerosi appartamenti e da alcune villette.
Il sequestro ha inoltre riguardato conti correnti, depositi e titoli per un valore complessivo di un milione e mezzo di euro.
"Da circa due mesi il ministero della Giustizia ha deciso di sospendere le password d'accesso che consentivano all'ufficio della procura, in tempo reale, di localizzare i beni di mafiosi e prestanome, i conti bancari, la disponibilità di automezzi e tutto ciò che riguarda i patrimoni sottoposti alle nostre indagini". L'allarme lo lancia il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, che ha coordinato l'indagine che ha portato stamani al sequestro di beni per un valore di circa 150 milioni di euro riconducibili ai boss Provenzano e Lo Piccolo.
Il magistrato sottolinea che quanto sta accadendo "é preoccupante". "In questo modo - aggiunge - le indagini sulle misure di prevenzione hanno subito un forte rallentamento
perché si deve materialmente andare all'ufficio registro per consultare la documentazione relativa ai beni immobili o al registro automobilistico per acquisire informazioni sulla proprietà di autoveicoli".
Per Scarpinato "crea perplessità il fatto che proprio adesso che la lotta alla mafia ha fatto un salto di qualità in avanti, si deve assistere ad un arretramento dovuto alla
burocrazia".
Sequestrare i beni dei boss mafiosi è la via maestra per colpire al cuore Cosa nostra,
anche da punto di vista simbolico. Per questo l'operazione di oggi è estremamente importante e rappresenta un duro colpo alla mafia e alla zona grigia che le permette di riciclare i capitali di provenienza illecita". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, il deputato del Pd Giuseppe Lumia, commentando la notizia del sequestro tra Palermo e Trapani di beni per un valore di circa 150 milioni di euro riconducibili ai boss Provenzano e Lo Piccolo.