Cronaca • Cronache siciliane

Polizia sequestra tesoro al boss Provenzano

22 febbraio 2008
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I poliziotti della sezione misure di prevenzione della questura di Palermo hanno sequestrato beni riconducibili al capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano e al boss Salvatore Lo Piccolo per un valore complessivo di circa 150
milioni di euro.I provvedimenti di sequestro sono stati disposti dai giudici del tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto Gaetano Guardì.
L'operazione è stata denominata "secrets business" ed ha portato al

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sequestro, fra le altre cose, di una serie di ville a San Vito Lo Capo, località di mare del trapanese, e una cava di materiale inerte in provincia di Palermo. I beni sequestrati dalla polizia sonoriconducibili ad Andrea Impastato, 60 anni, originario di Cinisi, indicato come affiliato alla cosca mafiosa del comune nel Palermitano. L'uomo sarebbe stato un prestanome di Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo.
Tra i beni immobili individuati dagli agenti della sezione misure di prevenzione vi sono lussuose abitazioni estive, una cava, complessi industriali, conti correnti, tutto per un valore di circa 150 milioni di euro.
Andrea Impastato, figlio di Giacomo detto "u sinnacheddù, esponente mafioso di spicco della famiglia di Cinisi, è stato arrestato il 2 ottobre 2002 per associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta su Giuseppe 'Pino' Lipari, il tesoriere di Provenzano. Dall'esame del materiale informatico sequestrato a casa di Lipari è emerso che Impastato era stato indicato da Provenzano come uno dei principali referenti attraverso il quale Lipari avrebbe potuto ottenere appoggio nell'attività di amministrazione e gestione dei beni. Le successive indagini hanno portato a far emergere una serie di contatti, sia
personali che economici, di Impastato con numerosi personaggi di spicco di Cosa nostra, come Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo. l provvedimento ha previsto il sequestro di cinque aziende.

Fra i beni immobili sequestrati vi sono quaranta appezzamenti di terreno a Terrasini, Cinisi, Carini, Montelepre, Monreale, San Vito Lo Capo; una cava per l'estrazione di inerti fra Carini e Montelepre; un complesso industriale a Carini adibito a centro
commerciale di cinquanta mila metri quadrati attualmente affittato ad una società di grande distribuzione commerciale; un complesso industriale a Carini adibito alla preparazione di inerti e conglomerati cementizi; un complesso industriale costituito da più capannoni utilizzati per lo stoccaggio di merci varie conto terzi nella zona industriale di Carini; un complesso turistico residenziale denominato "Calamancina residence" a San Vito Lo Capo costituito da numerosi appartamenti e da alcune villette.
Il sequestro ha inoltre riguardato conti correnti, depositi e titoli per un valore complessivo di un milione e mezzo di euro.
"Da circa due mesi il ministero della Giustizia ha deciso di sospendere le password d'accesso che consentivano all'ufficio della procura, in tempo reale, di localizzare i beni di mafiosi e prestanome, i conti bancari, la disponibilità di automezzi e tutto ciò che riguarda i patrimoni sottoposti alle nostre indagini". L'allarme lo lancia il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, che ha coordinato l'indagine che ha portato stamani al sequestro di beni per un valore di circa 150 milioni di euro riconducibili ai boss Provenzano e Lo Piccolo.
Il magistrato sottolinea che quanto sta accadendo "é preoccupante". "In questo modo - aggiunge - le indagini sulle misure di prevenzione hanno subito un forte rallentamento
perché si deve materialmente andare all'ufficio registro per consultare la documentazione relativa ai beni immobili o al registro automobilistico per acquisire informazioni sulla proprietà di autoveicoli".
Per Scarpinato "crea perplessità il fatto che proprio adesso che la lotta alla mafia ha fatto un salto di qualità in avanti, si deve assistere ad un arretramento dovuto alla
burocrazia".
Sequestrare i beni dei boss mafiosi è la via maestra per colpire al cuore Cosa nostra,
anche da punto di vista simbolico. Per questo l'operazione di oggi è estremamente importante e rappresenta un duro colpo alla mafia e alla zona grigia che le permette di riciclare i capitali di provenienza illecita". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, il deputato del Pd Giuseppe Lumia, commentando la notizia del sequestro tra Palermo e Trapani di beni per un valore di circa 150 milioni di euro riconducibili ai boss Provenzano e Lo Piccolo.

 

Fonte: ANSA
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