"Ho già perdonato il gioielliere per la morte di mio figlio, sono distrutto ma non cerco vendetta. Certo voglio sapere come è successo, qual è stata l'esatta dinamica dei fatti". Lo afferma Alfio Catania, 42 anni, padre di Sebastiano, uno dei due banditi di 21 anni uccisi il 18 febbraio scorso a Nicolosi durante una rapina a un laboratorio orafo in cui ha perso la vita un suo complice coetaneo ed è rimasto ferito un altro bandito di 30 anni.
Catania,
che è in carcere dal novembre scorso perché indagato per un omicidio di mafia avvenuto nel 2005, ha avuto il permesso di vedere il corpo di suo figlio nell'obitorio dell'ospedale Cannizzaro, e affida le sua dichiarazioni al quotidiano La Sicilia di Catania.
"Non sono un boss come qualcuno ha scritto - ha spiegato l'uomo, che gli investigatori indicano come vicino alla cosca Santapaola - io avrei voluto che nessuno si facesse male in quella rapina, purtroppo non è andata così. Avrei voluto donare gli organi di mio figlio, ma mi hanno spiegato che non era più possibile".
"Ho cercato di impedire che mio figlio prendesse questa strada - conclude Alfio Catania - ma non ce l'ho fatta. E' andata così. Non cerco vendetta ma verità".
La famiglia Catania e anche i genitori dell'altro rapinatore di 21 anni incensurato ucciso nel tentativo di rapina, Davide Laudani, hanno nominato dei periti di parte per l'autopsia. Volantini che invitano i cittadini ad "armarsi e difendersi" per "combattere la
criminalità da soli" firmati da 'Etna Legio' sono stati trovati questa mattina a Nicolosi, paese dove il 18 febbraio scorso un gioielliere ha reagito a un tentativo di rapina uccidendo due banditi di 21 anni, e ferendo un terzo, di 30.
Nei volantini dei 'Legionari etnei', che sono stati sequestrati dai carabinieri, si inneggia "al rimpianto Stato Fascista" e si denuncia che "cittadini e commercianti sono in balia di se stessi" mentre "lo stato è totalmente assente e i politici litigano sulle poltrone da spartirsi".
"Vergogna a tutti coloro che giudicano un uomo che ha difeso la sua vita e quella della moglie - conclude il volantino - sosteniamo chi ha avuto il coraggio di reagire".