Il suo nome evoca scenari violenti e fatti sanguinosi: Salvatore Madonia sta scontando a L'Aquila una condanna definitiva all'ergastolo per l'omicidio dell'imprenditore Libero Grassi. In carcere, il 23 maggio 1992, lo stesso giorno della strage di Capaci, si era sposato con Mariangela Di Trapani, figlia del capomafia Francesco. Grazie alla sentenza della Cassazione potrà ora avviare con sua moglie un programma di procreazione assistita. I coniugi Madonia hanno già un figlio, nato
nel 2000 durante la detenzione del boss. Resta il mistero su come sia avvenuto il concepimento.Ma quello di Madonia non è l'unico caso di concepimento in provetta per capimafia detenuti nel carcere duro. Pioniere della fecondazione dietro le sbarre fu nel 2002 un "uomo d'onore" catanese, il cui nome, per motivi di privacy nei confronti del bambino, non è mai stato reso noto. Fu il ministero della Giustizia ad autorizzare la fecondazione in vitro. Resta avvolto dal mistero, invece, il caso dei boss di Brancaccio a Palermo, Filippo e Giuseppe Graviano, detenuti dal '94, condannati per le stragi di Roma, Milano e Firenze e per l'uccisione di Padre Pino Puglisi. Nel 1997 i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano riuscirono a far "volare la cicogna" dalla cella in cui erano rinchiusi, sottoposti al 41 bis.
Le loro mogli partorirono due bimbi in una clinica di Nizza, a distanza di un mese l'una dall'altra, nonostante i mariti fossero detenuti da oltre due anni. La procura di Palermo avviò un'inchiesta sull'episodio.