Cronaca • Cronache siciliane

Gioielliere uccide banditi. Il legale: "Non si sente in pericolo"

21 febbraio 2008
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"Sono a casa loro distrutti dal dolore, ma non si sentono in pericolo, anche perché non c'è ragione per preoccuparsi". Così l'avvocato Salvatore Leotta definisce lo stato d'animo dei suoi assistiti, i coniugi Gianni, i due gioiellieri coinvolti nella tragica rapina di Nicolosi, in cui sono morti due banditi e un terzo è rimasto ferito.

"Sentono il dolore violento di chi ha vissuto la tragedia di avere ucciso due persone giovanissime - aggiunge

Sicinform
il legale - anche se il signor Gianni ha allo stesso tempo la consapevolezza di avere agito per difendere la vita a sua moglie, che ha visto picchiata selvaggiamente e minacciata di morte, e a se stesso. Nonostante questo sono sotto choc, è stata un'esperienza drammatica".

L'avvocato Leotta conferma che "la ricostruzione dei fatti è stata univoca e concordante" tra i due coniugi, tranne in un particolare: "la signora - rivela il penalista - ha detto di avere visto due pistole in mano ai banditi, mentre il marito ha riferito di averne vista una sola".

La famiglia Gianni, annuncia il legale, "non nominerà periti di parte per l'autopsia e gli altri esami" perché, osserva l'avvocato Leotta, "non ha alcunché da nascondere, ha detto sempre la verità e ha piena e totale fiducia nella magistratura".

Sul futuro dei coniugi Gianni, il legale non si esprime: "è ancora troppo presto - rileva - per dire cosa faranno, devono recuperare sul piano psicologico una choc emotivo violentissimo". I coniugi Gianni "non vogliono contatti con la stampa" e chiedono di "essere lasciati in pace". A farsi portavoce dei due gioiellieri "sconvolti dalla tragedia di Nicolosi", in cui sono morti due banditi e un terzo è rimasto ferito in un tentativo di rapina, è un'amica di famiglia che risponde al telefono di casa Gianni.

"Sono distrutti - dice la signora con voce affranta e garbata - non riescono a darsi pace. Sono sotto choc e noi non sappiamo come consolarli, non troviamo le parole giuste, ma

almeno voi lasciateli in pace".

La zona dove abitano è sottoposta a una vigilanza dinamica ma discreta da parte dei carabinieri del comando provinciale di Catania, la stessa che l'Arma attua per le persone che denunciano reati.

 

Fonte: ANSA
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