Cronaca • Cronache italiane

Colpo all'ndrangheta, otto esponenti della "nuova leva" della cosca Barbaro-Papalia in manette

10 luglio 2008
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Sono finite in manette le nuove leve della cosca Barbaro-Papalia che operavano nel settore edile e movimento terra in Lombardia. All'alba gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip di Milano Piero Gamacchio su richiesta del pm della Dda Alessandra Dolci.

 

A finire in manette esponenti ritenuti affiliati alla cosca 'ndranghetistica di Plati' che dovranno

Sicinform
rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, porto abusivo di armi e riciclaggio aggravato da modalita' mafiose. L'operazione, iniziata nel luglio 2004 e ribattezzata 'Cerberus', ha permesso ai militari di mettere a segno 16 perquisizioni domiciliari e societarie in diversi comuni dell'hinterland milanese: Buccinasco, Corsico, Pogliano Milanese e Milano.

 

Alcune perquisizioni sono state eseguite anche a Plati', in provincia di Reggio Calabria. Sotto sequestro sono finiti due complessi aziendali e sette societa' riconducibili all'organizzazione criminale, oltre a diversa documentazione. In manette sono finiti Domenico Barbaro e i figli Salvatore e Rosario, Pasquale Papalia, Mario Miceli che avrebbe lasciato oggi il carcere di Pavia dove e' rinchiuso per rapina, Maurizio De Luna e i coniugi Maurizio Luraghi e Giuliana Persegoni le cui ditte sono state usate come 'schermo di
legalita'' dal gruppo criminale. 

 

"Un'organizzazione criminale -spiegano gli investigatori- immersa nel tessuno economico che, attraverso intimidazioni e minacce, riusciva a farsi largo nel mondo degli appalti". Un'attivita' illecita che in Lombardia aveva il suo centro a Buccinasco, ma anche ad Assago e Corsico. Poche le azioni eclatanti per piegare la volonta' degli imprenditori avversari: solo in un paio di intercettazioni telefoniche si fa riferimento all'uso di pistole mostrate ai concorrenti per minacciarli. 

Intimidazioni, sospetto il caso di un imprenditore gambizzato, che garantivano il quasi monopolio nella zona dei lavori edili e di movimento terra. Un modus operanti che garantiva "profitti ingenti - spiegano le Fiamme Gialle- grazie alla 'richiesta' di sovrapprezzi fuori dalle logiche di mercato". A dare una mano all'organizzazione erano imprenditori compiacenti, i coniugi Luraghi, le cui societa' servivano per schermare le imprese gestite dagli 'ndranghetisti, il tutto con un giro di fatturazioni false e compensi in denaro. Un traffico "poco rumoroso su cui la 'ndrangheta punta sempre di piu'", sottolineano gli investigatori. Nell'inchiesta sono una ventina gli indagati tra i quali anche i fratelli Papalia, Rocco, Antonio e Domenico, gia' condannati all'ergastolo nel processo 'Nord-Sud'.
Sarebbero stati loro, dal carcere, a impartire gli ordini e a 'designare' le nuove leve, oggi finite in manette. Non solo capi storici e internazionali come Domenico Barbaro detto 'l'australiano', classe 1937 pronto a tornare in Australia, ma anche il figlio Salvatore, 34 anni, vero reggente dell'organizzazione la cui 'investitura' era stata decisa da Rocco Papalia. 

In manette anche Rosario Barbaro, 36 anni, e il cognato Mario Miceli 51enne. A garantire la continuita' della cosca anche Pasquale Papalia, figlio di Antonio, 29 anni. In manette sono finiti anche i tre imprenditori 'insospettabili'. I coniugi Luraghi, secondo l'accusa, avevano societa' di copertura sparse tra Busto Arsizio, Corsico, Pogliano Milanese e Milano. Una societa' aveva sede in via Freguglia, a pochi passi da Palazzo di Giustizia milanese.

 

 

 

Fonte: adnkronos
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