"La societa' dei sani ha condannato Eluana". Lo sostiene l'associazione Scienza &Vita che esprime "amarezza e stupore" per la sentenza dei giudici milanesi che hanno autorizzato l'interruzione dei trattamenti di idratazione e alimentazione per Eluana Englaro, in coma da 16 anni. "C'e' una grandeamarezza - denuncia l'associazione - perche' si legittima l'uccisione di un essere umano privandolo delle cose piu' elementari: l'alimentazione e l'idratazione. Stupore perche'
la societa' dei sani ha deciso di non prendersi cura di un essere umano in condizioni di grandissima fragilita' e dipendenza, condannandolo ad una morte atroceper fame e per sete". In particolare Scienza & Vita sottolinea "le errate motivazioni di questa decisione dei magistrati lombardi". Innanzitutto da "questa sentenza - osserva l'Associazione - emerge "l'idea che una persona in stato vegetativo sia soltanto una vita biologica, dimenticando che fino a quando c'e' vita biologica, quella e' sempre e comunque una vita personale, espressione di una dignita' che interpella in modo forte le coscienze e la responsabilita' di tutti". In secondo luogo, l'associazione denuncia "un malinteso concetto di liberta', che si puo' spingere fino ad eliminare il presupposto stesso della liberta', ovvero l'altrui vita fisica". Con questa sentenza, secondo Scienza &Vita "si puo' aprire ad una pericolosa deriva culturale: che si consideri come criterio fondamentale l'esercizio dell'autonomia, anche laddove questa non possa piu' essere esercitata. E che, in nome di questa falsa autonomia, si metta in gioco anche quel rispetto per la dignita' umanache proprio nella vita fisica trova la sua ragion d'essere. Partendo da questo presupposto, dobbiamo immaginare e temere un aumento delle richieste in questo senso". Infine, per quanto riguarda le famiglie, "dobbiamo chiederci cosa non e' stato fatto in termini di cura e di sostegno ad una famiglia, che, come tante altre, si trova a dover fronteggiare una situazione ingestibile o per la quale la solitudine ela disperazione sono cattive consigliere".