Sono state estese anche alla Campania, dove potrebbe avere trovato rifugio, le ricerche dell'ex camorrista Michelangelo D'Agostino, 53 anni, che ieri pomeriggio in un parco pubblico di Pescara, ha ucciso, con due colpi di pistola il titolare di uno stabilimento balneare, Mario Pagliaro (64). Non sono ancora chiari i motivo dell'omicidio. D'Agostino, che ha precedenti per omicidi e rapine, apparteneva al clan di Rafaele Cutolo; fu arrestato nella primavera del 1983 durante un conflitto a fuoco; pochi mesi dopo si pentì e fu tra i principali accusatori di Enzo Tortora.
Da diversi mesi lavorava nella cooperativa sociale "La cometa", di cui era socio, che gestisce il parco di villa De Riseis, dov' è avvenuto il delitto. Aveva il compito della manutenzione del parco. Nel 2005 fu arrestato per una rapina compiuta vicino a Pescara.
Ieri pomeriggio, secondo numerose testimonianze, D'Agostino ha raggiunto Pagliaro - ex pescatore che da quattro anni aveva rilevato lo stabilimento balneare "Apollo" - che stava giocando a carte con alcuni amici. Con lui ha avuto una discussione. I due si sono poi allontanati di qualche metro e subito dopo qualcuno ha sentito due spari: il primo ha raggiunto la vittima all'addome, il secondo alla testa. D'Agostino è subito fuggito; Pagliaro è stato soccorso e trasportato d'urgenza all'ospedale, dove è giunto cadavere. La polizia ha acquisito numerose testimonianze per cercare di identificare il nascondiglio dell'omicida e risalire al movente del delitto.
Una vita criminale molto movimentata, una serie di accuse molto gravi, due soprannomi, Khomeini e il 'killer dei cento giorni' per i ben 15 omicidi attribuiti a lui in soli tre mesi. Michelangelo D'Agostino non è solo noto per essere stato un affiliato al clan di Raffaele Cutolo.
Nel suo passato il pentimento, dopo una serie di omicidi e rapine, e le accuse rivolte al presentatore Enzo Tortora. Nell'ottobre del '97, quando da collaboratore di giustizia in regime di semiliberta' fu inviato in Piemonte, portò a termine due rapine in rapida successione, prima di Hyundai coupé, poi dell'incasso del gestore di un distributore di benzina. Inseguito dai carabinieri, iniziò una folle corsa per le strade di Torino fino ad andare a schiantarsi contro un semaforo alla periferia della città. Cominciò a sparare contro i carabinieri, prese in ostaggio tre persone, tra cui una donna che spingeva la carrozzina con il figlioletto e si è arreso solo dopo essere stato ferito con due colpi di pistola.