La condanna per tentata estorsione inflitta a Marcello dell'Utri dalla Corte d'appello di Milano deve essere annullata in quanto "la colpevolezza dell'imputato non puo' essere provata sulla base delle dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si e' sempre sottratto volontariamente al contraddittorio". La Seconda sezione penale della Cassazione spiega in 182 pagine il perche', lo scorso 10 aprile, ha disposto un nuovo esame nei confronti del parlamentare di Forza Italia e del boss di Trapani Vincenzo Virga, annullando la condanna a due anni di reclusione inflitta ad entrambi.
Secondo l'accusa, nei primi anni '90, Dell'Utri, all'epoca presidente di Publitalia, avrebbe chiesto a Vincenzo Garraffa, presidente dell'associazione sportiva Pallacanestro Trapani, 800 milioni di vecchie lire come compenso per l'avvenuta sponsorizzazione da parte di una marca di birra. A pesare particolarmente sulla condanna del parlamentare di FI le dichiarazioni accusatorie rese dall'imprenditore trapanese. Dichiarazioni che ora la Cassazione ha ritenuto "inutilizzabili". Perche' "appare non conforme ai principi etici e di civilta' giuridica ammettere, in un ordinamento democratico, che un imputato possa accettare di essere condannato sulla base di elementi che, in forza di un principio costituzionale, non possono essere tenuti in considerazione ai fini della condanna".