Se per Carlo Levi 'Cristo si e' fermato a Eboli', per la gran parte dei viaggiatori della nostra rete ferroviaria l'Italia, partendo dal nord, si ferma a Roma. E' il quadro che emerge dai resoconti delle decine di lettori che hanno raccolto l'invito dell'ANSA a raccontare via email le loro disavventure di viaggio. Un invito allegato allo speciale che l'ANSA ha realizzato 'spedendo' due suoi inviati sulla linea Milano-Palermo nel primo grande esodo dell'estate. Nella maggior parte dei racconti, il viaggio lungo la linea ferroviaria dalle grandi citta' del Nord - da Venezia a Roma, passando per Milano, Bologna, Firenze - sembra descrivere l'Italia che vorremmo (anche se non mancano diverse eccezioni): treni moderni e puntuali, carrozze spaziose e pulite, aria condizionata e posti rigorosamente a sedere. Ma quando si oltrepassa la capitale per proseguire verso il sud, tutto diventa relativo, secondo le esperienze raccontate dai lettori: Eurostar che si trasformano in Espressi o Regionali, l'aria condizionata quasi un miraggio, la pulizia un ricordo d'altri tempi e il posto a sedere un lusso per pochi, peraltro da condividere costipati in anguste cabine da sei posti. La puntualita', ovviamente, neanche a parlarne: e' gia' da considerarsi un miracolo, osservano i piu', che si arrivi a destinazione tra linee interrotte, locomotrici che ti lasciano per strada e proteste sui binari (magari, ironia della sorte, proprio contro i disservizi!). L'unica costante sembra essere il prezzo: la percorrenza delle tratte costa sempre uguale, tanto al nord quanto al sud, a prescindere da come viaggi! I VIAGGI INTERMINABILI - Tra le e.mail, c'e' chi racconta episodi recentissimi, come Valentino: Intercity 789 del 27 giugno 2008, Roma-Ostuni dalle 23.58 alle 9 del mattino seguente, 'solo 80 minuti di ritardo' come ha telegraficamente riposto il controllore alla richiesta di spiegazioni del nostro viaggiatore! Oppure come Emilio: 26 giugno 2008, tratta Roma Termini-Benevento, 'carrozze fatiscenti, senza aria condizionata e finestrini bloccati, sembravamo i deportati della Seconda Guerra Mondiale'. C'e' chi riferisce invece episodi di passate stagioni, come Marina: 3 agosto 2006, Roma-Catania, prenotazione posti con sedili reclinabili e viaggio invece in piedi su carrozza per trasporto locale, senza aria condizionata e con sosta di 3 ore sui binari a Gioia Tauro, causa smottamento. LE ESPERIENZE DEI PENDOLARI - Ma c'e' anche chi, come Antonio, napoletano che lavora a Milano, in otto anni di pendolarismo ne ha viste di cotte e di crude: 'potrei scrivere non un libro ma una collana completa - racconta - perche' i pendolari i disagi li vivono tutto l'anno, freddo d'inverno e caldo d'estate, treni sporchi e malandati, blocchi e ritardi a non finire tanto che alla fine si finisce addirittura per meravigliarsi se dopo una notte o un giorno di viaggio tutto e' andato liscio'. Simona, ex pendolare universitaria da San Benedetto del Tronto a Milano, non dimentichera' mai qual Natale del 1996: 14 ore da San Benedetto a Roma 'da allora - dice - ho imparato una cosa fondamentale, non viaggiare mai in treno con la neve!'. NON SOLO TRENI, QUANDO TUTTO VA MALE - Ma c'e' anche l'odissea di una giovane coppia di Ischia che quest'anno ha provato i disservizi di tutta la gamma dei trasporti italiani, di ritorno dalla Costa Smeralda. Partenza in aereo da Olbia alle ore 17, gia' con un'ora di ritardo: prima non volevano imbarcare il loro cagnolino, 6kg in apposita sacca omologata. Poi estenuante attesa perche' mancava all'appello un altro cane, fino a scoprire alla fine che si trattava dello stesso, imbarcato una volta a nome dell'uomo e una seconda a nome della donna. All'arrivo a Napoli, un'ora al ritiro dell'unico bagaglio prima di scoprire che, per un errore, era finito su un altro aereo (colpa del trambusto creato dal cagnolino). All'uscita, tra 20 taxi in attesa all'aeroporto di Napoli, neanche uno disposto ad imbarcare anche il cagnolino, sempre in sacca omologata, e con la signora con tanto di pancione in quanto in dolce attesa. Ripiego obbligatorio quindi sul bus di linea e, ovviamente, addio coincidenza per l'aliscafo con conseguente dirottamento sul traghetto di linea delle 21.55. E non potevano mancare altre due ore di attesa alla partenza, cause ignote. Insomma arrivo a casa all'1.30 del mattino 'distrutti, esausti, schifati' e senza bagaglio. A tracciare la morale e' la mail di Enzo: 'Non vogliamo le eccellenze, non sappiamo cosa farcene. Ci basta la normalita', sarebbe gia' una grande conquista'