All'alba di stamani, i carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal emesse dal gip Marco Mazzeo su richiesta dei sostituti procuratori Antonino Di Matteo e Adriana Blasco. In manette sono finiti i componenti di una banda specializzata in furti in appartamenti. Per tutti l'accusa e' di associazione per delinquere finalizzata ai furti ed alla ricettazione.
L'operazione, denominate "I soliti ignoti" e' stata condotta dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Palermo. Agli arrestati vengono contestati alcuni colpi messi a segno in appartamenti e ville nel capoluogo ed in altre citta' della provincia anche di Trapani.
In manette sono finiti Salvatore Calaio', 72 anni,capo della banda; Antonino Corona, 44 anni; Andrea Mazzara, 37 anni; e Paolo Francesco Calaio', 35 anni. Le indagini, condotte con intercettazioni telefoniche ed ambientali, e un'intensa attivita' di pedinamento, hanno portato alla luce una tecnica criminale ben collaudata. All'interno della banda ognuno aveva compiti ben precisi. Tra le zone della citta' maggiormente battute dai malviventi c'erano via Buzzanca e via Mammana (Uditore); via Romualdo Salernitano (San Lorenzo), via Monte San Calogero (Strasburgo), nonche' le borgate marinare di Mondello e Sferracavallo.
Identica la tecnica messa in atto nei vari colpi. Dopo essersi appostati nei pressi di grosse aree di sosta come il parcheggio di piazzale Giotto, quello dell'ospedale Cervello, nonche' le zone antistanti ai mercati rionali di viale Campania e via Galilei, i quattro approfittavano della auto lasciate incustodite da cittadini ignari. Un complice ben addestrato (Antonino Corona), individuata una vettura con a bordo le chiavi delle abitazioni dei proprietari, la apriva, portava via le chiavi di casa, ne faceva delle copie e le riponeva in auto nel posto in cui le aveva prelevate.
Successivamente, un altro componente della banda (Paolo Francesco Calaio') aveva il compito di accertare, attraverso richieste formulate all'Aci sotto falso nome, l'indirizzo del malcapitato, ottenuto attraverso lo sviluppo dei dati della targa dell'auto.
Gli accertamenti sugli intestatari dei mezzi, venivano estesi anche presso l'ufficio anagrafe del Comune di Palermo. Se le caratteristiche delle vittime corrispondevano alle loro esigenze i quattro si appostavano sotto casa e non appena avevano la certezza che nell'appartamento non vi fosse nessuno (circostanza che
l'organizzazione verificava anche facendo squillare il telefono di casa) due componenti della banda Andrea Mazzara e Antonino Corona) accedevano all'interno, appropriandosi soprattutto di denaro ed oggetti preziosi, lasciando un terzo soggetto fuori, a fare da palo (Francesco Paolo Calaio').
La refurtiva (contati, buoni fruttiferi, oggetti d'oro, pietre preziose ed armi) per un valore complessivo di circa un milione di euro veniva poi affidata a un ricettatore, che la rivendeva a varie gioiellerie palermitane.