"Il regime carcerario e' del tutto incompatibile con le condizioni di salute del dottor Bruno Contrada". A dirlo e' il consulente di parte, la dottoressa Agnesina Pozzi, che ha visitato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere l'ex funzionario del Sisde, condannato a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. "I documenti sanitari che qualche giorno addietro analizzai, pur avendomi allarmata e spinta ad intervenire in suo favore - dice il medico -, non
solo dal punto di vista umano ma soprattutto dal punto di vista medico, non danno assolutamente contezza, e per difetto, delle reali condizioni del paziente, de visu".
"Per Bruno Contrada qualcuno ha scoperto i parametri per i limiti dell'umana tollerabilita' - prosegue la dottoressa Pozzi nella sua relazione - e li stabilisce non sulla propria pelle, ma su quella di un altro essere umano; che deve, per forza di cose, restare in carcere; sebbene in grave pericolo di vita e con seri rischi per la sua salute. Senza considerare l'accanimento su una veneranda eta' di quasi ottant'anni. Esiste, mi chiedo, un limite all'accanimento su questo povero vecchio inerme? Che cessi!".
Per il medico "la sua ulteriore permanenza in carcere, non solo peggiora le sue gia' gravi condizioni ma lo mette a serio rischio di vita. Di tanto accanimento si dovra' rispondere non tanto davanti agli uomini, quanto davanti a Dio, Giudice Supremo. Se ancora la medicina non ha stabilito 'i limiti dell'umana tollerabilita'' del regime carcerario - conclude la dottoressa -, esistera' pure un limite, per qualcuno, all'umana disumanita'".