Cronaca • Cronache italiane

Le cifre drammatiche della condizione carceraria in Italia. In 8 anni 449 suicidi su un totale di 1243 decessi dietro le sbarre.

22 giugno 2008
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 Nei primi cinque mesi del 2008 nelle carceri italiane sono morti 30 detenuti, e la meta' ha scelto lavia del suicidio. Sono le cifre, sempre piu' drammatiche, delle morti negli istituti di pena da Nord a Sud, racchiuse nel dossier 'Morire dicarcere' redatto da 'Ristretti Orizzonti', il giornale del carcere di Padova. Un bollettino di guerra, che tuttavia non sembra essere definitivo. Infatti, nel presentare il dossier aggiornato al 10 maggio scorso, si precisa che i casi raccolti ''non rappresentano la totalita' delle morti che avvengono all'interno dei penitenziari italiani''.

La casistica e' quella ricostruita attraverso le notizie della stampa e le lettere inviate dai volontari o dai parenti dei detenuti. Molte morti, spiega 'Ristretti Orizzonti', ''passano ancora sotto silenzio, nell'indifferenza dei media e della societa'''.

L'escalation di morti nelle carceri non fa scendere il livello di allarme sul fenomeno dei suicidi che, sottolinea il dossier, negli ultimi otto anni sono stati 449, su un totale di 1243 decessi dietro le sbarre. Lo scorso anno i detenuti che hanno compiuto l'estremo gesto sono stati 45 su 123 morti, circa un terzo sul totale; una cifrache tuttavia era scesa rispetto al 2006, dove i suicidi avevano raggiunto quota 50 su 134 decessi. Cosi' si continua a morire dietro le sbarre.

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Ma i decessi legati al mondo delle carceri non riguardano soltanto i detenuti. Cresce l'allarme suicidi anche tra gli appartenenti alle guardie carcerarie: 64 in 10 anni (1997/2007), gia' 5 nel 2008. Tanti sono gli agenti di Polizia penitenziaria che si sono tolti la vita. I numeri sono stati diffusi di recente dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria secondo cui ''si tratta di un fenomeno sostanzialmente comune a tutte le Forze di Polizia''.

I suicidi si sono verificati sia al nord che al sud, ma raramente all'interno della sede di servizio: dal 2006 ad oggi solo 1 caso su 13. Le cause sono legate soprattutto a problemi finanziari, sentimentali e personali, ma il Dap ha sottolineato che ''sembrerebbe emergere che i recenti episodi di suicidi di appartenenti alla PoliziaPenitenziaria, benche' verosimilmente indotti dalle ragioni piu' variee comunque strettamente personali, sono, in taluni casi, le manifestazioni piu' drammatiche e dolorose di un disagio derivante da un lavoro difficile e carico di tensioni''.

I sindacati degli agenti penitenziari hanno manifestato non poche preoccupazioni per i casi di suicidio tra gli appartenenti al Corpo e da anni monitorano il fenomeno.

Nell'arco di otto anni, dal 2000 ad oggi, l'anno in cui si sono registrati piu' decessi e' stato il 2001, con 69 suicidi su 177 morti dietro le sbarre; dal 2002 allo scorso anno invece, la media dei detenuti che si e' tolto la vita in carcere si e'mantenuto tra i 50 e i 57 casi. Morti che si sono susseguiti fino ad oggi e che nella prima meta' di quest'anno hanno gia' raggiunto quota 30. Il piu' giovane, racconta il dossier, e' Mihai, un ragazzo rumeno di 20 anni che si e' impiccato nel carcere di Viterbo. Il piu' anzianoe' Michele Greco, soprannominato "il Papa" della mafia, che scontava l'ergastolo a Rebibbia ed e' morto a 84 anni.

Trenta decessi avvenuti ''in un quadro doloroso ed inquietante della detenzione nelle galere italiane: dalla detenuta colombiana incinta di sei mesi morta nel carcere della Giudecca di Venezia (arrestata per aver fatto da "corriera" della cocaina in cambio di 1.400 euro) - documenta 'Ristretti Orizzonti'- al tossicodipendente che si suicida preso dallo sconforto perche' gli sono rifiutati gli arresti domiciliari, all'internato in Ospedale Psichiatrico Giudiziario che riesce ad uccidersi dopo decine di tentativi, e via dicendo''.

Su 30 detenuti, si sottolinea, 14 si sono suicidati, 6 sono morti per malattia. Dieci decessi sono invece avvenuti per cause non accertateRecenti ricerche hanno provato che nel lavoro penitenziario il rischio di 'burnout', ossia di cedimento psicologico allo stress, e' elevato.

Il problema del 'burnout', per cui si intendeuna forma di disagio professionale protratto nel tempo e legato alla discrepanza tra gli ideali del soggetto e la realta' della vita lavorativa, era stato posto all'attenzione del Dap circa un decennio fa. Ma all'epoca non erano seguite iniziative concrete.

Il 'burnout' interessa categorie lavorative in cui il rapporto con gli utenti risulta centrale o comunque determinante. ''E' perfettamente comprensibile -ha sottolineato piu' volte il segretario del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria Donato Capece - che chi lavora in carcere possa andare incontro a questa sindrome.

E' per questo che riteniamo che anche l'istituzione di appositi Centri specializzati in grado di fornire un buon supporto psicologico possa essere un'occasione per aumentare l'autostima e la consapevolezza di possedere risorse e capacita' spendibili in una professione davvero dura e difficile, all'interno di un ambiente particolare quale e' il carcere''. Su questo tema e' allo studio l'ipotesi della istituzione nei ruoli della Polizia Penitenziaria della figura professionale del counselor, un professionista qualificato nella relazione d'aiuto, in grado di sostenere e aiutare le persone nella loro crescita professionale e di intervenire tempestivamente sul disagio per facilitare il superamento.Molti anche i casi in cui gli agenti penitenziari restano vittima di aggressioni dietro le sbarre.

La Uil Pa Penitenziari giorni fa ha lanciato l'allarme, sottolineando che da marzo ad oggi, nelle carceri italiane, sono avvenute 47 aggressioni aidanni di poliziotti penitenziari che hanno causato il ferimento di 28 agenti. Una cifra che ha portato la Uil a chiedere "l'impiego di mezzicoercitivi e di difesa per il personale in servizio di custodia nelle sezioni'' e a denunciare che "un agente da solo deve sorvegliare una media di 70-80 carcerati senza alcuna assistenza e supporto tecnologico diventando di fatto ostaggio dei reclusi".

Uno degli ultimi casi denunciati dalla Uil e' stato quello di Matera, risalente a poco piu' di una settimana fa, dove sette agenti sono stati aggrediti e feriti da un detenuto.

Uno degli agenti ha riportato ferite alla gola procurate con una lametta ed un altro trauma cranico per le botte alla testa. ''Le aggressioni avvengono in strutture in cui mancano i Dirigenti titolari come Matera e Frosinone - ha fatto presente il sindacato - o dove le gestioni sono discutibili, come Lecce, Bologna, Genova e Orvieto''. Sulla questione delle aggressioni a poliziotti penitenziari il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha convocato i sindacati per il prossimo 25 giugno. Ma intanto, le organizzazioni sindacali non stanno a guardare.Dopo le ultime aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Matera, tutte le organizzazioni sindacalilocali hanno deciso di protestare. Da giovedi' scorso i poliziotti penitenziari in servizio a Matera alla fine di ogni turno di servizio sono rimasti in istituto fino al turno successivo senza mai recarsi a casa e hanno rifiutato il vitto dell'Amministrazione disertando la Mensa di Servizio.

''Dovessimo passare in carcere anche tutte le nostre ferie, non ci tireremo indietro - ha sottolineato Giovanni Grippo Segretario Regionale della Uil pa Penitenziari e componente del Direttivo Nazionale della Uil pa Penitenziari - Oramai siamo allo stremo e siamostanchi delle solite chiacchiere. Ora ci vogliono i fatti. Da buoni servitori dello Stato garantiremo turni regolari e tutti i servizi, anche a costo di subire altre mortificanti aggressioni''. Ma, aggiunge Grippo, al centro della protesta non c'e' solo la questione delle aggressioni, ''ci sono problemi irrisolti da tempo. Qui manca un Direttore effettivo - ha spiegato Grippo - gli organici anche a detta dell'Amministrazione sono la meta' di quelli previsti e questo significa fare due o tre posti di servizio in contemporanea. Qui c'e' gente che fa anche 40 ore di straordinario e non lo pagano nemmeno''.

Sulla protesta di Matera e' intervenuto anche il SegretarioGenerale della Uil pa Penitenziari, Eugenio Sarno che si e' detto ''solidale'' con i colleghi di Matera e che due anni fa aveva denunciato ''a gran voce le gravi carenze strutturali e le deficienze organiche'' dell'istituto.

 

Fonte: adnkronos
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Anonimo 23 giugno 2008   10:49

Ed ora, grazie a Berlusconi, chi attende ansioso di dimostrare la propria innocenza, dovra' aspettare un anno in piu'. Mi sa che questo numero di suicidi va ad aumentare.

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